Il dramma di scegliere

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Ultima modifica 20 Giugno 2019

Ho digitato su google “La scelta” e ciò che mi è comparso sul desktop è stata un intera pagina di titoli che facevano riferimento alla “scelta di Uomini e Donne”…Ma non era assolutamente quello che stavo cercando.

libertà

Ciò che cercavo è questa frase:

“Esistere significa “poter scegliere”; anzi, essere possibilità. Ma ciò non costituisce la ricchezza, bensì la miseria dell’uomo. La sua libertà di scelta non rappresenta la sua grandezza, ma il suo permanente dramma. Infatti egli si trova sempre di fronte all’alternativa di una “possibilità che sì” e di una “possibilità che no” senza possedere alcun criterio di scelta. E brancola nel buio, in una posizione instabile, nella permanente indecisione, senza riuscire ad orientare la propria vita, intenzionalmente, in un senso o nell’altro.”

Un frase letta sul libro di filosofia alle superiori, scritta da un filosofo studiato a malavoglia e con un nome che ancora oggi non ho capito come si pronuncia, ovvero Søren Kierkegaard.

Ad ascoltarla da dietro un banco di scuola la filosofia sembrava un insieme di pensieri campati in aria, lontani, che non avevano niente a che fare con la vita, quella concreta.

Ma a ripensarci ora, invece, mi accorgo che quei signori dai nomi spesso impronunciabili sulle cui teorie ho passato pomeriggi interi prima delle interrogazioni, non facevano altro che parlare, in ogni singola riga dei loro manoscritti, di cose che accomunano tutti, che riguardano la vita – quella vera e non quella campata in aria -, che riguardano noi, che riguardano me.

In questo periodo mi sono accorta che anche lui, Kierkegaard, il filosofo studiato a malavoglia e dal nome che ancora devo capire come si pronuncia, aveva ragione.
Eccome se ne aveva…

Scegliere è libertà, e in questa libertà l’uomo avverte la sua grandezza.

Ma allo stesso tempo scegliere è responsabilità, è dramma.

Perché implica inevitabilmente una rinuncia, qualcosa da portare a casa e qualcosa da lasciare li.
E’ come quando in un negozio di abbigliamento devi scegliere tra quella maglia rossa e quella blu.
Se scegli la rossa devi rinunciare inevitabilmente alla blu e se scegli la blu devi lasciare la rossa li.
E se scegli la rossa ma poi torni a casa e ti accorgi che infondo, infondo, a te il rosso non è mai stato bene quanto il blu?
E se scegli la blu ma poi torni a casa e ti accorgi che infondo, infondo a te il blu non è mai piaciuto tanto quanto il rosso?

E se…
E se sono le parole più spietate del vocabolario.
Messe insieme davanti a una frase hanno il potere di non farti dormire, di farti esitare, di farti aspettare.

Insieme alla regola del “ma però” da bambini ci avrebbero dovuto insegnare anche che non si devono iniziare mai le frasi con un “e se”….
Perché altrimenti va a finire che anche scegliere tra una maglia rossa e una blu diventa un dramma.

Figuriamoci scegliere tra due persone…Come si fa?

Un giorno mi hanno risposto: “Fai finta che devi scegliere tra due maglie: te le misuri e vedi quale ti sta meglio. Però scegli bene perché sennò va a finire che te la compri ma poi non te la metti mai!”

“Ma è proprio di questo che ho paura: che me la compro ma poi non la metto mai!” ho detto io.

Da certi bivi non te ne esci più, peggio che in un labirinto.
E allora che si fa in questi casi?
Quelli come me e Kierkegaard sono destinati a restare fermi a fissare le due maglie per sempre?
O forse finiranno per uscire dal negozio a mani vuote?

Miriam

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