Il fallimento adottivo

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Ultima modifica 24 Aprile 2013

 

L’argomento è di quelli che fa scatenare le molteplici associazioni  impegnate nelle adozioni, gruppi di genitori adottivi e forum dedicati all’argomento come se fosse stata messa una bomba. L’argomento tabù per eccellenza: il fallimento adottivo e  la restituzione di un minore adottato. Una argomento spinoso sul quale esistono pochi studi accreditati, pochi dati certi anche se , si sa, è una realtà nel panorama delle adozioni. Cosa è un fallimento adottivo?  È ciò che un genitore adttivo non vorrebbe e dovrebbe mai vivere, è quella parte della vita che vorresti poter cancellare come un segno alla lavagna, è quando pensi che l’unica soluzione possibile al dolore di tutti, sia non vedere e non sentire e  che allontanando quello che consideri  “il problema” tutto torni come prima, anche se nulla lo sarà mai più come prima.

 Il fallimento adottivo  può avvenire  in due momenti diversi del percorso adottivo. Il primo caso può verificarsi nella fase dell’avvicinamento al bambino, quei giorni che precedono la sentenza ufficiale di adozione. Il secondo invece avviene dopo anni di vita vissuta con il bambino stesso.

Ora, sono entrambi situazione che provocano un dolore indicibile a tutti i protagonisti della vicenda; creano sensi di colpa devastanti, senso di incapacità difficile da superare e tanto tanto dolore. Diventi inqualificabile agli occhi di te stesso e degli altri. Quasi sempre in questi contesti il centro dell’interesse si concentra ovviamente sul bambino, si pensa al suo dolore ed alla devastazione che questa cosa provoca sulla sua fiducia verso gli adulti, al suo sentirsi ancora una volta rifiutato, al suo sentirsi sbagliato. Tutto vero, tutto terribilmente vero.

Ma io invece voglio parlarvi  (e parlo e solo del caso in cui il fallimento avviene nella prima fase perchè l’ho vissuto da vicino), di come lo sentono  i genitori  questo fallimento,  di quel dolore  vissuto con il senso di vergogna come se si avesse ucciso qualcuno o qualcosa.

È infatti così, con questo lucido concetto che si vive il dopo fallimento.  Senti di aver  ucciso sogno, il tuo sogno, il sogno di quel bambino; senti di non avere più nessun diritto, credi di non avere neppure più il diritto di respirare perchè non sei riuscita (parlo al femminile ma vale anche per gli uomini coinvolti nella situazione)a portare avanti quel progetto che sì, riguardava la tua vita, ma anche quella di un essere umano piccolo ed indifeso.  Pensi che sia unicamente colpa tua e che l’unica cosa che ti resta da fare sia vivere con questo senso di colpa per il resto della tua vita. Analizzi ogni singolo momento, ogni singola parola ed ogni singola scelta per un tempo infinito e continui a ripeterti: “potevo fare così, potevo fare cosà”. Non ci sarà nessun giudice peggiore di te stessa , nessuno sarà mai più spietato di te nel giudicare i tuoi eventuali errori. Ci voglio anni e generalmente un aiuto psicologico per ridimensionare ed riporre nel cassetto segreto della tua mente  la cosa. Un tempo lunghissimo per ricominciare  a sentirti un essere umano e non un mostro senza cuore,  per tornare a rischiare di avvicinarti a qualcuno.  Spesso queste cose sfasciano non solo in rapporto genitore- bambino ma anche il rapporto fra genitori. Ricucire gli strappi, sempre difficilissimo.

Eppure io voglio spezzare una lancia per questi genitori.

Di responsabilità, non di colpe, ce ne sono tante in questa situazione.  Ci sono così tanti elementi che sfuggono e che cambiano che spesso è difficile riuscire ad intervenire in tempo.

Ci sono le responsabilità della coppia genitoriale che o non è riuscita a mettere a fuoco le reali potenzialità del proprio accoglimento o aveva  una visione troppo rosea dell’adozione (una visione del  tipo: “ ad un bambino basta l’amore e tutto andrà bene”) o ancora, dopo anni di attesa,  per stanchezza ha accettato una situazione che non era quella per cui ci si sentiva pronti.

Ci sono responsabilità da parte dei servizi che accompagnano la coppia alla sentenza di adottabilità che hanno magari valutato la coppia in maniera superficiale, ma questo avviene per il solito motivo tutto italiano dove gli operatori sono oberati di lavoro e  hanno tempi stretti in situazioni in cui si dovrebbe procedere con i piedi di piombo.

Ci sono responsabilità degli enti, che, a mio giudizio,  spesso propongono casi estremamente delicati a coppie non adatte, che chiedono continuamente alle coppie di rivedere i termini della loro disponibilità sull’età del minore, che propongono casi improponibili a coppie che aspettano da anni un abbinamento e quindi emotivamente più fragili e che sanno più disponibili ad accettare situazione che normalmente non avrebbero accettato.

E quando le situazioni si evolvono e si torna a casa e ci si scontra che la realtà del convivere con questo figlio, responsabilità legate alla legge sull’adozione che non offre un adeguato supporto alle coppie nel post adottivo, che obbliga le coppie ad un controllo semestrale per il solo primo, al massimo secondo anno  dal rientro in Italia.

Ed in ultimo, torno alle coppie che intraprendono questa meravigliosa ma difficilissima strada, alla loro spesso incapacità, per paura,  vergogna, arroganza, ignoranza o per speranza di farcela da soli,  di chiedere aiuto al momento giusto ai servizi territoriali o agli specialisti preparati e specializzati sull’adozione, che comunque scarseggiano.

Ed un ultimo pensiero, e qui mi tirerò addosso l’ira di molti,  anche i bambini, quelli che io definisco  i bambini interrotti,sono spesso protagonisti non colpevoli dei fallimenti adottivi.  Bambini  spesso grandicelli di età e già adulti  dentro  per causa di forza maggiore, talmente provati dal tempo passato in mano ad adulti irresponsabili che li hanno privati dell’innocenza e della leggerezza dell’ infanzia, provati dall’abbandono subito, dagli anni passati a badare a sé stessi sulle strade o negli istituti che non vogliono realmente essere adottati ma che si ritrovano a subire questa decisione da parte di altri adulti che non li ascoltano e non li interpellano e che  fanno di tutto per mettere in difficoltà questi sconosciuti che vorrebbero solo prendersi cura di lui.

E  quando la magia che si crea  mentre  una famiglia nasce  viene messa a dura prova  da difficoltà, paure e mancanza di aiuto esterno, quando sia la coppia che il bambino restano solo una coppia ed un bambino,  questa magia scoppia come una bolla di sapone e là dove si insinua il dolore, la convinzione di non farcela ad amare ed essere amati…ecco proprio in quel momento una famiglia si arrende  ed un sogno muore.

Elisabetta Dal Piaz

9 COMMENTS

  1. sono una mamma adottiva di due ragazzi di 14 e 13 anni. sono con noi da 5 anni e mezzo e io per metà di quest’adozione mi trovo a provare le stesse emozioni e sensazioni descritte in quest’articolo.
    giovedì 30 maggio 2013 avremo il primo appuntamento con i servizi sociali per chiedere aiuto riguardo alle problematiche instauratesi con il figlio maschio di 14 anni e per un eventuale “abbandono” temporaneo/definitivo del minore.
    abbiamo chiesto aiuto in questi 5 anni a psicologi che seguono il ragazzo, che seguono noi come coppia, al neuropsichiatra senza aver nessun miglioramento in merito alla relazione. io penso che di errori ne sono stati fatti tanti da parte nostra, da parte dei servizi sociali, da parte dell’ente, da parte del paese d’origine e ormai non ci resta che mollare tutto e far morire per il 50% il nostro sogno.
    grazie

    • Simona, mi dispiace infinitamente. A volte l’allontanamento temporaneo rappresenta una necessità per entrambe le parti coinvolte. Magari vi può aiutare a riprendere il cammino insieme

  2. a me senza dirlo me lo hanno dato gay,mio marito non ha voluto crederci sino a quando non lo ha detto lui,anche se era evidente e ora abbiamo un guscio vuoto che frequenta il mondo gay.NON lo sentiamo nostro ,un estraneo,solitudine e dolore bugie,falsita’ menzogne come non poteva fallire questa adozione .

    • Ho lasciato passare mooolto tempo prima di rispondere a questo intervento. volevo aspettate che la mia reazione emotiva a quanto scritto si fosse quantomeno placata ma non è così. ogni volta che rileggo mi ribolle il sangue. visto che non voglio essere volgare le dico soltanto che l’omossessualità non è una malattia ed il suo “ce l’hanno dato gay” è veramente inopportuno. Non lo sentite vostro adesso come, a mio modesto parere, non lo avete mai sentito figlio. un figlio si ama al di là delle scelte che fà. Lo si può criticare, contestare ma “non amarlo” questo mai. Siete voi che avete fallito come genitori e non perchè lui è gay ma perchè non avete saputo accogliere la diversità. Mi chiedo: se fosse stato un figlio bio vi sareste comportati nella stessa maniera al suo essere gay? Penso proprio di si perchè in questo caso manca l’accettazione della diversità alla sua base. Non centra nulla il fallimento adottivo, questo è un fallimento perchè nella vostra testa il figlio perfetto è il figlio eterosessuale, adottivo o meno.

    • Io spero che lei stia scherzando. Spero che abbia voluto provocare la nostra normale intelligenza. Perchè, se non fosse così, le rispondo che siete dei falliti, ma non come genitori, bensì come persone.

      Mi rincuora il fatto che non abbiate potuto “riprodurre” i vostri cervelli, e spero tanto che il ragazzo trovi all’esterno quello che voi non potete e non potrete mai dare.

      I gusci vuoti siete voi, avete perso prima di iniziare. E il mondo senza gente come voi gira benissimo.

      E qui mi fermo perchè il mio tempo è preziosissimo, voi non valete la carta su cui siete stati “stampati”.

      La sensazione è un pò la stessa di quando si incontrano i pazzi per strada che parlano da soli… li oltrepassiamo, non ci mettiamo certo a rispondere! Ahahahahaha salutoni

    • Signora Lucilla, io sono certa che il suo commento sia falso e solo provocatorio e non so a che fine. Poteva a mio parere mascherarlo un po’ meglio. Se così non fosse mi rattristo molto per lei perché evidentemente nell’essere mamma lei cercava solo una autocelebrazione di sé stessa.
      Conosco una coppia che si è accorta che il figlio che avevano cercato con tanto amore e adottato aveva problemi di ritardo mentale e dopo poco anche fisici. Negli anni lo hanno portato nei migliori ospedali d’Italia per i suoi problemi, lo hanno accudito, curato e amato come solo dei Genitori con la maiuscola possono fare e mai e poi mai hanno pensato “ce lo hanno dato difettoso” come se fosse una lavatrice e non una persona. Ora questa coppia è anziana, il figlio ha 35 anni e ancora si prendono cura di lui e hanno fatto in modo che abbia una certa sicurezza economica quando loro non ci saranno più. L’amore è DARE SENZA CONDIZIONI. SEMPRE!!!!!!!!

    • Sta scherzando?
      Ma a certa gente come hanno fatto a dare l’idoneità , ecco , i servizi sociali , come hanno potuto fallire nelle indagini pre ado . poi ci lamentiamo perchè secondo l’immaginario collettivo è TROPPO difficile il percorso preadottivo.

    • Vi prego ditemi che questo post è un fake!! Da madre trovo questo commento osceno!! “Lo hanno dato gay!!” Ma stiamo scherzando? QUindi da un giorno all’altro si smette di amare un figlio xkè non ha l’inclinazione sessuale che a voi da gradimento?

  3. Io sono un papà fallito di di die bambini, 4 e 5 anni e leggendo la storia non ho potuto fare a meno di piangere…. Con mia moglie abbiamo provato e proviamo le stesse identiche cose…. Spesso cerchiamo di capire la vera causa di tutto ciò!!! E cerchiamo i motivi di questo fallimento…. Siamo stati abbandonati dal sistema…. I nostri bambini non meritavano tutto questo!!!!

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