Ultima modifica 4 Agosto 2020

Il fattore Rh è una proteina che si può trovare sulla superficie dei globuli rossi; nel caso se ne riscontri la presenza si parla di Rh positivo, altrimenti di Rh negativo.

Ha un’importanza molto elevata durante la gravidanza (specialmente la componente D): nel caso di contatto tra sangue materno Rh negativo e sangue fetale Rh positivo, il corpo materno svilupperà degli anticorpi contro questa proteina a lui sconosciuta causando gravi problemi al feto.

I motivi per cui si possono riscontrare dei contatti tra sangue materno e fetale possono essere molteplici: aborto spontaneo, gravidanza extrauterina, interventi invasivi come amniocentesi, villocentesi o funicolocentesi, parto.

Le conseguenze della formazione di anticorpi materni possono essere molto gravi. Il loro passaggio causa una distruzione dei globuli rossi fetali portando il bambino all’anemia e nei casi più gravi alla morte endouterina. Questa condizione, chiamata malattia emolitica del neonato (MEN), difficilmente si sviluppa nella prima gravidanza a meno che non ci sia stato un contatto precoce tra il sangue materno e quello fetale; se invece non si sono eseguite le opportune profilassi, con molta probabilità nella seconda gravidanza la madre svilupperà gli anticorpi perché sensibilizzata da quella precedente.

Per poter contrastare gli effetti negativi della creazione di questi anticorpi, è opportuno nei casi a rischio eseguire l’immunoprofilassi anti-D. Si tratta di un’iniezione a base di immunoglobuline che impedisce la formazione di anticorpi materni contro i globuli rossi del bambino. L’importante è effettuare questa profilassi entro 72 ore dall’evento considerato a rischio.

Dagli ultimi studi è emerso che, a partire dalla 29° settimana, ci possono essere dei piccolissimi scambi di sangue attraverso la placenta; per maggior sicurezza le nuove linee guida consigliano di eseguire la profilassi anti-D anche a tutte le gravide Rh negative dopo questa epoca gestazionale.

Come prevenzione generale invece si esegue ogni mese il test di Coombs indiretto, che svela l’eventuale presenza nel sangue di anticorpi anti-D. Se il test risulta positivo, significa che la madre sta producendo anticorpi contro i globuli rossi del feto, ma la loro presenza è preoccupante solo se supera certi livelli. Sarà il ginecologo a valutare caso per caso.

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