Il giorno della memoria

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Ultima modifica 20 Aprile 2015

Sono fonti tedesche a stabilire che furono 6.000.000 le vittime ebraiche della ignominia nazista: uomini, donne, vecchi e bambini… nessuno fu risparmiato. Il disegno fu studiato e si sviluppò negli anni e secondo diverse fasi che conobbero una violenza progressiva sino a raggiungere l’assassinio di massa. Tutto iniziò nel 1933 con la privazione dei diritti civili dei cittadini di origine ebrea, seguì la loro sistematica espulsione dai territori tedeschi poi ci fu la creazioni di ghetti circondati da filo spinato, muri e guardie armate nei territori conquistati nell’est Europa. Non avevano la minima possibilità di uscire da quei luoghi dove dovevano vivere miseramente senza, o con pochissimo cibo, subendo i massacri delle Einsatzgruppen incaricate di eliminare ogni oppositore del nazismo nei territori conquistati.
Infine furono rastrellati ovunque e rinchiusi nei campi di concentramento.

Il nazismo fece degli ebrei il proprio nemico, il principale nemico e per attirare il consenso dei cittadini lo pose al centro di una fitta e feroce propaganda antisemita, accusando gli ebrei di ogni sorta di delitto, delitti insiti nel dna giudeo a partire dalle accusa di deicidio, di inquinamento della razza ariana (autoproclamata superiore), e di usura.
Hitler voleva cancellare gli ebrei dalla faccia della terra e, a guerra iniziata, la lotta contro i civili ebrei divenne sempre più violenta sino a raggiungere il parossismo mano a mano che le sconfitte tedesche divennero più frequenti  quasi che l’eliminazione fisica degli ebrei le compensasse.

Non solo gli ebrei finirono nel mirino nazista ma anche i tedeschi che osavano contrastare il nazismo, gli zingari, i testimoni di Geova, i prigionieri di guerra, i partigiani, gli omosessuali, i portatori di handicap, ma mentre ebrei e zingari furono colpiti sistematicamente e solo per il fatto di esistere, gli altri furono colpiti perché avversari reali o perché non erano prototipi dell’ideale uomo tedesco nazista.

La Germania era uscita a pezzi dalla prima guerra mondiale, divisa in mille fazioni e le condizioni di vita dei cittadini erano disastrose, così ebbe buon gioco l’austriaco Adolf Hitler nel fornire  un target da perseguire focalizzando negli ebrei il nemico, predicandone l’annientamento, prendendo le distanze da una razza dichiarata inferiore, ma manifestamente ricca, inculcando sentimenti nazional-patriottici e la convinzione che, con la loro scomparsa, la superiore razza ariana sarebbe ritornata alla preesistente prosperosità. Con Hitler cancelliere, i  tedeschi di origine e di religione ebrea divennero cittadini inferiori per legge, potevano solo frequentare luoghi a loro riservati, panchine solo per ebrei, per esempio, o come l’obbligo di premettere ai loro nomi Israel, se maschi, o Sarah, se femmine.

E venne la notte dei cristalli (chiamata così a causa dell’enorme quantità di vetri rotti rimasta sull’asfalto) nella quale venne iniziata una vera e propria caccia all’ebreo, vennero bruciate centinaia di sinagoghe, distrutte molte delle loro case e delle loro altre proprietà e uccise 90 persone, con la sola colpa di essere ebrei. Ed iniziarono le deportazioni nei campi di concentramento.
Possibile che nessuno sapesse, che nessuno capisse cosa stava succedendo in Germania? Che nessuno prendesse i provvedimenti contro una nazione che stava calpestando il disposto del trattato di Versailles, che si stava riarmando in odio esponenziale, nella quale veniva fomentato l’odio e nella quale si stavano espandendo manie di grandezza? Ma questo è accaduto, è storia, e più volte vennero firmati trattati per salvaguardare una pace fittizia, per salvaguardare se stessi, pensando di non essere nelle mire espansionistiche tedesche, e furono invase Austria, Polonia, Olanda e Belgio e poi la Francia, ma allora la guerra era già scoppiata.

Ma ritorniamo ai campi di concentramento, dove venivano ammassati milioni di ebrei rastrellati ogni dove, qui venivano marchiati e immediatamente condotti nei capannoni dove venivano immessi gas letali, quindi spogliati di tutto, compresi i denti d’oro, venivano ammonticchiati in buche, preventivamente dagli stessi scavate, e coperti di terra, non per pietà verso i morti ed i vivi, ma… Quelli che potevano servire venivano utilizzati nei campi di lavoro, le donne come prostitute e, purtroppo, anche i bimbi, se servivano sino all’esaurimento delle forze, per poi soffocarli con il gas. Ma l’orrore non si è fermato qui. Quelli che venivano ritenuti idonei venivano riservati agli esperimenti.

Il tristemente noto dott. Menghele ed i suoi accoliti sperimentavano interventi chirurgici allucinanti, inserivano, per esempio, in un uomo vivo e senza anestesia, pezzi prelevati da uno o da altri  corpi vivi, sempre senza anestesia, sostituendo organi interni, aggiungendo o sostituendo arti superiori od inferiori e altre atrocità del genere. Forse le altre nazioni che ormai avevano conosciuto la ferocia del nazismo non riuscivano ad immaginare il livello di atrocità dallo stesso raggiunte, ma sapevano delle retate e dei rastrellamenti.

Erano a conoscenza del loro trasporto, tramite treni blindati, nei campi di concentramento e anche se non erano a conoscenza degli orrori ivi commessi come potevano non domandarsi dove fossero quelle persone, perché nessuno spazio, circondato da filo spinato, può dilatarsi all’inverosimile per ospitare milioni di persone. Ma tutto fu chiaro dal 27 gennaio 1945 quando le truppe sovietiche sulla strada di Berlino, dove intendevano, unitamente agli alleati, sferrare l’attacco finale, arrivarono a Oswiecim la città polacca meglio conosciuta con il nome tedesco di Auschwitz, si trovarono di fronte al recinto di filo spinato che racchiudeva il campo che, da allora, fu chiamato di sterminio.

Pochi i sopravvissuti all’interno, larve umane scheletriche, violentate fisicamente e psichicamente, affamati, laceri, ombre degli esseri umani che furono. E videro le camere a gas, e seppero….

‘ La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.’ Così recita l’art. 1 della legge italiana.
Ma il giorno della memoria è una ricorrenza internazionale, perché tutti devono ricordare quello che la follia umana può progettare per sapere, per conoscere e tenerlo ben presente. Ricordare per non farlo ripetere.

Perché non è stata solo la follia di un uomo o di un popolo, perché altri li hanno imitati, ricordiamoci delle foibe e della risiera di San Sabba, di quello che, più recentemente. è accaduto nell’ex Jugoslavia e non tacciamo davanti agli orrori, non giriamo la faccia per non vedere, non diciamo non ci tocca. Oggi, forse, ma domani….

Nonna Lì

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