Il linguaggio dei bimbi

Ultima modifica 18 Gennaio 2016

bambiniHo incontrato un bimbo bellissimo che sorrideva felice guardando il volo dei gabbiani, mano per mano della sua mamma che conosco da tempo, da quando era quasi piccola come è ora suo figlio.
“Ciao – gli ho detto – ti piacciono tanto i gabbiani?”
Lui mi ha guardato come se non capisse e, allora, la mamma gli ha chiarito: “ti piacciono i nanani?”.
Lui con un sorriso ancora più smagliante ha pronunciatoanto”.

Abbiamo parlato un po’ del più e del meno, mi ha detto che il piccolo aveva quattro anni e mezzo e che preferiva tenerlo con se piuttosto che portarlo alla scuola materna, visto che lei lavora solo al pomeriggio, e in casa, e che il papà o la nonna potevano portarlo al mare o al parco secondo la stagione.

Voglio godermelo finché posso, stiamo tanto bene insieme ” e rivolgendosi al piccolo glielo ha ripetuto con un linguaggio improbabile, per me quasi incomprensibile, e il bimbo le ha risposto a tono.
“Perché gli parli così?” le ho chiesto.
“Perchè  è piccolo” mi ha candidamente risposto.

Piccolo si, ma stupido no, e mi sono venute in mente le nonne e le zie o le persone amiche che, rivolgendosi ai piccoli, usavano un linguaggio che veniva definito viziato, imitazione dei primi tentativi dei bimbi di pronunciare le parole.
Si sa che quei tentativi sono spesso balbettii incomprensibili nei quali l’adulto credeva,  a volte con ragione, di trovare le parole suggerite e subito le riprendeva usando la stessa pronuncia.
Ho detto riprendeva perché pensavo che questo succedesse nel passato, che ora quel modo di rapportarsi fosse tramontato, scomparso ed invece…avevo davanti a me la prova che esiste ancora.

I bambini, chi più, chi meno hanno grandissime capacità: basta pensare a quello che imparano per imitazione o per insegnamenti nei primissimi anni della loro vita.
Imparano a mangiare, a camminare, a parlare, ad osservare….a vivere insomma, ma a vivere come, se noi non siamo buoni docenti?

Siamo noi i responsabili del loro sviluppo, dell’ampliamento del loro sapere e del migliore utilizzo delle loro capacità, i piccoli sono stati più volte paragonati a delle spugne, hanno i cervelli che tutto assorbono e sta a noi aiutarli a trattenere il più possibile e al meglio, sta a noi guidarli nelle scoperte quotidiane e spronarli ad imparare di tutto e di più, ma sovente siamo noi a non capire le loro necessità a crederli meno pronti di quanto essi siano, meno capaci, meno bravi, meno intelligenti.

E parlo per esperienza personale.

Anche con la mia piccola non ho mai usato quel linguaggio viziato che, a quei tempi, andava ancora per la maggiore, cercavo è vero di usare un linguaggio il più semplice possibile, applaudivo i suoi sforzi e i suoi tentativi, ma non ho mai ripetuto, avvallandole, le sue parole distorte,ho agito allo stesso modo con mio nipote, ma…mi sono resa conto che non basta.
È vero, bisogna usare parole semplici, usuali, per far loro meglio comprendere ed imparare (si impara molto dalla ripetitività dei gesti come delle parole), ma mi è capitato di usare un termine così detto difficile e lui mi ha subito chiesto il significato. Aveva 3 anni.

La mia risposta lo deve aver soddisfatto  non solo perché ha risposto “ho capito”, ma, e soprattutto perché, tempo dopo, ha inserito quel termine inusuale, vi assicuro a proposito, nel contesto di una sua frase.
E allora ho compreso che se avessi inserito termini meno semplici propri di un linguaggio più colto, comprendendoli li avrebbe utilizzati migliorando ed arricchendo il suo vocabolario, senza sforzi o costrizioni, semplicemente per imitazione.
E avrebbe così imparato a comprendere, a capire meglio e di più.

Così come gli ho cantato, da subito, ninne nanne in lingue diverse dalla nostra, focalizzando poi la sua attenzione su quelle in inglese, lingua che era presente prima al nido e poi alle scuole materne che lui ha frequentato.
Anche se difficilmente lui la utilizzava, nella mia ultima visita e con mio grande stupore e piacere, abbiamo giocato a carte (un gioco non codificato) parlando in inglese, continuando poi a conversare tranquillamente in quella lingua e, vi assicuro, con una buona proprietà.

Aveva, semplicemente deciso che era il momento giusto.

Nonna Lì

 

 

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