Il mondo bambino dov’è?

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Ultima modifica 16 Luglio 2019

Le cinque del pomeriggio.
Sono lì che aspetto in classe mia la fine della lezione di chitarra e passa una bimba delle nostre.
Si ferma perché mi vede e, prima di tutto, abbraccio.
“Maé ma perché sei qui?” Senza virgola, ché non c’è tempo.
“Maé ma questo te lo volevo chiedere da un sacco di tempo: perché un foglio di carta quando cade fa swann swann swann (con un mimo fedelissimo) di qua e di là… e un sasso cade giù dritto?”
“Mi fai rivedere il barattolo con l’olio, l’acqua e l’inchiostro, se è cambiato qualcosa? ”

Sì, abbiamo parlato un buon quarto d’ora e non se ne voleva andare.

Io alle cinque del pomeriggio non ho più domande per il mondo e, invece, lei sì.

In un piccolo inciso, a chi si è impegnato tanto nella riforma della scuola per ridare dignità agli insegnanti, vorrei dire che la dignità che ci promuove ogni anno non l’abbiamo persa mai.
Ce ne arriva una vagonata da momenti come questo, con una bambina che starebbe a sentirti anche un’ora, proprio in quella classe che non ha nulla delle ergonomie promesse da tanto tempo, quando se ne potrebbe andare a casa a giocare sul divano di casa.

Ma lei, una bambina di 7 anni, ci sta bene pure in piedi, seduta in terra, sulle sedie scomode, più del tempo dovuto, dando anche a me e una lezione che raramente dimenticherò.

Il nostro mondo bambino

E l’altro che urla la soluzione del problema saltando in piedi dalla sedia e poi alza le spalle e incassa la testa aspettando il mio “E però non cosìììì che non devi mica radunare le pecorelleeee”… ma lascio stare perché quell’entusiasmo è disarmante e va bene anche col tono da pastore;  l’altro ancora che ti prepara il registro elettronico e ti dice sottovoce “metti il tuo codice, che poi faccio tutto io” con aria furtiva ed esperta, ma comunque sospettosa.

E lei che alla quinta ora del venerdì, durante la meritata mezz’ora di attività libera arriva e “Lui mi ha detto che sono troppo piccola per fare le indagini del caso” “Ma quale caso stellina?” “E non lo so, però dice che sono troppo piccola” “Ti dico un segretissimo: ricordati che avete la stessa età…” “Oh maestra è vero!” E così anche lei può risolvere tutti i casi possibili ora. Lui non era affatto contento, ma gli passerà.

A volte se guardo dalla finestra o cammino per strada, il mondo bambino però non lo vedo.
Alla tv non c’è oppure c’è nei tg tragediomani che quando hanno il notizione non cercano altro: gli 8 minuti sono riempiti .
Non può essere e invece è…Parmenide questa non l’aveva prevista.

Il nostro mondo bambino dov’è?

Nell’iper organizzazione delle attività pomeridiane tutte per loro?

Naaa, se non le scegli attentamente li ritrovi lobotomizzati all’uscita, perché l’essere insegnante non è solo a scuola, ma anche a cavallo, a chitarra, a teatro e a inglese.

Il nostro mondo bambino dove è riconosciuto?

I nostri piccoli ce l’hanno realmente la possibilità di dire il loro punto di vista che a volte è capovolto rispetto al nostro, a volte è rivelatore, a volte è solo loro?

No, ma non parlo di scegliere il colore della macchina nuova o se andare a mangiare sushi o pizza stasera. No.
A volte sì e accade.

E io sono fortunata ad assistere, perché queste realtà si contano sulla punta delle dita e bisogna andarle a cercare.

Una piccola scuola di teatro in cui 8-9 bambini possono gioire di attività, dove il primo giorno  è arrivato quello che, in docentese si chiama “oggetto di transizione”, quello che ti porti dietro per avere un pezzetto di casa con te se devi affrontare una nuova situazione.

Da quel giorno, perché le buone idee si fanno pubblicità da sole, tutti hanno portato qualcosa: un peluche, un pezzo di lego, un fazzoletto sdrucito o un camion.
E il maestro che fa?
Li mette tutti in bella vista su un piccolo tavolo, perché alla fine, con quei piccoli pezzi di tante case ci si racconta una storia.

Ma non la racconta lui, no. La raccontano i bambini.

Forse dobbiamo ricordarci di più quanto è bello ascoltarli e quanto veramente hanno da insegnare pur avendo un sacco di voglia di imparare.
Fortuna qualcuno che lo fa per mestiere ancora c’è.
Non ci accontentiamo e andiamolo a cercare.

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