Ultima modifica 20 Giugno 2019

PadreFiglio L’altro giorno da dietro, al mercato “Maaa, quella che insegna come si fa un collegamento ipertestuale, che manco so che è,  e poi a grammatica non sanno il congiuntivo”. 1,2,3 respiraaa.
Io ho un ricordo nettissimo di mia mamma che, quando frequentavo la scuola elementare, passava almeno mezz’ora al giorno a risentirmi i verbi e  a risentire le tabelline a mia sorella…, anche quando tornava dal lavoro alle 7 di sera. A 20 anni di distanza due figlie, e quindi due generazioni completamente differenti (anni ‘70 – anni ‘90), hanno avuto lo stesso identico paziente sostegno a casa nel fare ciò che si poteva e si doveva fare: consolidare ciò che a scuola veniva insegnato e doveva andare a memoria. Mia sorella ed io eravamo e siamo due persone completamente diverse in tutto e per tutto, ma abbiamo avuto le stesse mani tese e abbiamo fatto percorsi scolastici diversi ma buoni. Non ha mai sostituito la maestra, ha solo aiutato dove sapeva di poterlo fare. “Però, scrivi meglio… dai allungalo un po’ questo tema”
Non c’era mai scritto nel quaderno, e io non ero contenta affatto,  ma quando a scuola si facevano le tabelline, lei risentiva le tabelline da lì all’eternità, perché era giusto.  Non so, forse quella era una saggezza semplice che accompagnava il percorso scolastico di un bambino e che oggi, spesso, manca.
Per par condicio posso dire che l’insegnante che pensa che la scuola debba soltanto istruire, molla pericolosamente una parte fondamentale del cammino scolastico che è quello di formare cittadini attivi e rispettosi della comunità.
Il fatto che la scuola abbia la sua essenza nella formazione e nella crescita culturale della persona e il fatto che la famiglia abbia la responsabilità educativa massima della stessa, non vuol dire che entrambe debbano agire a compartimenti stagni.
E’ immaginabile che a scuola non si possa ogni giorno, per ogni bambino, ripassare, risentire ogni singola conoscenza. Questo lo si fa all’inizio dell’argomento e  nel breve periodo di esercitazione. Poi è necessaria l’iniziativa a casa.  L’interesse e la partecipazione del genitore alla crescita culturale è una forma importante del “prendersi cura” e può diventare una risorsa reale per migliorare i risultati.
Non si tratta di fare scuola a casa (quella si chiama home schooling, per me inconcepibile, ed ha tutt’altra radice) e neanche di un aiuto nei compiti; si tratta di vedere dove il nostro bambino ha qualche esitazione ed esercitarlo in quello che viene insegnato a scuola, per dare più forza ai suoi apprendimenti.
Giovanni Leone, ex Presidente della Repubblica, diceva ” Non basta mandare i figli a scuola, bisogna accompagnarli sulla via degli studi, bisogna costruire giorno per giorno in essi la consapevolezza che a scuola si va non per conquistare un titolo, ma per prepararsi alla vita”.
In questo tempo di vacanze così lungo, si può trovare il modo per potenziare ciò che magari nel corso dell’anno, tra il lavoro, i nervi del traffico, la stanchezza cronica, non si riesce. Troviamo un momento per vedere ciò che i nostri figli non hanno ben consolidato e, con molta semplicità, ripetiamolo insieme. Non parlo di concetti da spiegare, ma di conoscenze su cui si basano calcoli, grammatica e ortografia. Che ne so, mettiamo in palio piccoli premi, lasciamo vedere un cartone un po’ più tardi del solito.  Potrebbe essere una buona idea.
Con mia figlia sto ripassando le legature tra le lettere in corsivo perché sono effettivamente una delle cose più antipatiche della prima e dopo tanti giorni si dimenticano diventando degli arzigogoli improbabili. Pretendo che le sue insegnanti, con 25 compagni, si mettano a fare certe limature? Io a casa ne ho una di bambina, è la mia e cerco di aiutarla, senza invadere il campo. E per loro, magari, sarà più facile leggere un testo scritto.
10 minuti per scrivere una riga di “ba-be-bi-bo-bu, pa-pe-pi-po-pu, va-ecc…” non la traumatizzerà… Bisogna perderci tempo senza essere oppressivi. I bambini vanno a scuola, ma sono i nostri. E se imparano a realizzare un ipertesto e in più sanno bene il congiuntivo (per dire), perché tutti i giorni qualcuno glielo chiede, potremmo avere una formazione e una crescita culturale più completa. Adesso la mando anche alla signora del mercato?

Ylenia Agostini

La redazione del magazine. Nato nel maggio 2013, da marzo 2015, testata registrata al tribunale di Milano. Mamme di idee rigorosamente diverse commentano le notizie dell'Italia e del mondo, non solo mammesche.

2 COMMENTS

  1. Ricordo il papà di una compagna di mio figlio che, in seconda elementare, disse: “Io arrivo a casa la sera dopo le 7, stanco. Non ce la faccio a far leggere mia figlia”. Eintanto pensavo a mio papà che arrivata la sera alle 8, cenava e poi aveva ancora le forze (forse no ma sapeva fingere bene) per aiutare noi 4 figli coi compiti, matematica, fisica, scienze, latino, inglese e poesie a memoria. Il resto lo faceva mia madre!

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