Il principe tigre di Chen Jiang Hong edito Babalibri

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Ultima modifica 8 Maggio 2019

Come promesso vi racconterò uno dei libri scelti da Alessandra lunedì!

Prima di tutto una doverosa parentesi su Shh – Abbiamo un piano!, di Haughton edito Lapis, che è semplicemente meraviglioso! Se non lo avete compratelo subito, molto carina è la versione cartonata, adatto dai 2 anni ma fino ai 4 o anche 5 … fa talmente ridere!

Torniamo alla recensione di oggi.
Ho scelto il più particolare tra tutti:

Il principe tigre di Chen Jiang Hong edito Babalibri

Età di lettura dai 4 anni, ma forse per capirla fino in fondo sono necessari i 5 anni.

BABALIBRI Il principe tigre copertina

L’autore, Chen Jiang Hong, è un pittore e illustratore cinese.
L’ispirazione per questa storia gli arriva proprio da un manufatto in bronzo, esposto a Parigi, che raffigura un ragazzo dentro la bocca di un animale, forse appunto una tigre.
Chen si ricorda di una antica leggenda cinese che narra di un bambino allevato da una tigre, ed ecco che noi oggi godiamo le pagine de Il principe tigre.

La storia è molto cruda, dai sentimenti forti e nella lettura ho visto più volte Tiziano, che di anni ne ha 4, serrare le labbra e trattenere il respiro.

Le immagini sembrano quadri a olio e ci proiettano in un regno senza tempo nella lontana Cina.

Gli ingredienti per piacere a un bambino ci sono tutti: l’imperatore, l’animale feroce, l’amore materno (animale e umano), l’esercito, l’amicizia.

La storia

Una tigre si aggira ferita nella foresta: i cacciatori le hanno ucciso i cuccioli e lei, ferita da una freccia, non ha potuto far niente per salvarli. Furiosa e piena di odio si vendica con i villaggi vicini, uccidendo e seminando il terrore: spera così di aver pace nel cuore, per la perdita dei suoi piccoli.

Naturalmente non è così. Niente può placare quel dolore sordo.

L’imperatore chiede consiglio a un’indovina, la quale suggerisce di portare alla bestia il proprio figlioletto Wen: la tigre non gli avrebbe fatto niente di male, ma avrebbe smesso di uccidere.

Stavolta è un’altra madre a provare dolore: l’imperatrice non può accettare di perdere il figlioletto, ma deve farlo per il bene di tutti.

Wen non ha paura e va a vivere nella foresta, dove la tigre, che inizialmente cerca di ucciderlo, cede al suo istinto materno e inizia a curarlo e proteggerlo come uno dei suoi cuccioli perduti.

BABALIBRI Il principe tigre interno

L’ordine sembra ristabilito.

Wen impara la legge della natura in cui tutto è ingiusto e giusto allo stesso tempo, impara a rispettare tutto ciò che lo circonda seppur non uguale a lui, impara che il potere non serve a niente se non è usato con saggezza.

Se non fosse che…

Anche la madre di Wen si aggira per il palazzo come una tigre infuriata, deve placare anche lei quel dolore sordo della perdita del figlio. Così l’imperatore arma l’esercito e parte alla volta della foresta deciso a uccidere la tigre e riprendersi il figlio.

BABALIBRI Il principe tigre

Ciò che trova, però, non se lo può immaginare: Wen è ormai anche il figlio della tigre e la difende dalle fiamme e dalle armi di chi non può capire.

Solo una cosa può vincere questo odio e questa promessa di violenza.

La forza più grande al mondo: l’amore materno.

L’imperatrice emerge gridando tra le fila dell’esercito e abbraccia il figlio. Wen è naturalmente felice di ritrovare la sua vera madre e a malincuore saluta quella adottiva, ma da allora e per sempre tornerà a trovarla e a sua volta, quando Wen sarà padre le lascerà suo figlio perché insegni anche a lui a essere un vero principe: rispettoso dei suoi simili e dei suoi dissimili.

Quando ho chiesto a Tiziano cosa gli fosse piaciuto di più ha risposto, naturalmente, la guerra e la tigre arrabbiata.
Lo so, è nel pieno della fase maschia “giochiamo alla guerra sempre e comunque”, ma so per certo che la tensione, la rabbia, la paura della tigre e della madre le ha avvertite.

Come in tutte le fiabe si parte da una situazione sgradevole, pericolosa per arrivare al lieto fine, e questo i bambini lo sanno, se lo aspettano e se lo meritano.

Le leggende sono stupende, perché ci lasciano credere che siano vere, che anche se non insegnano necessariamente qualcosa, ci fanno vivere in un mondo fantastico in cui forse mille anni fa, chissà, tutto era possibile, tutto era dipinto con colori a olio, tutto aveva valori perduti.

Credo che sia un bellissimo libro e ringrazio Alessandra per avermelo fatto conoscere perché devo ammettere che ero un po’ scettica.

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