Il registro elettronico. Ma era davvero necessario?

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Ultima modifica 17 Luglio 2013

 

Da settembre, secondo il decreto Monti per la “razionalizzazione della spesa pubblica”, tutti i voti degli alunni dovranno obbligatoriamente essere inseriti in formato elettronico e digitale.

E’ il registro elettronico che non è l’unica novità di tale decreto che prevede una “dematerializzazione delle procedure amministrative in materia di istruzione, università e ricerca” (http://www.repubblica.it/scuola/2013/07/03/news/registri_online-62311105/?rss). Tale piano prevede infatti anche iscrizioni da effettuare in modalità on line, pagelle in formato elettronico, registri on line e comunicazioni agli alunni e alle loro famiglie tramite email.

Ho però l’impressione che come sempre la scuola e l’istruzione viene vista come una voce di spesa di bilancio e si taglia su ciò  che si può ancora tagliare, anche se è davvero rimasto ben poco. Ho cercato su Internet il costo di un registro medio che varia da 0,70 centesimi fino ad un massimo di 3,00 Euro…moltiplicato per tutti i docenti d’Italia è comunque un gruzzoletto. Anche se la tecnologia può aiutare.Non mi dilungherò sui vantaggi e gli svantaggi dell’uso della tecnologia per pagelle e registri  in quanto li vedremo, come al solito, col tempo (e chi volesse approfondire l’argomento la mia collega ne ha parlato ampiamente in un post di qualche settimana fa https://www.lenuovemamme.it/lopinionedellemamme/dematerializzazione-delle-procedure-amministrative-della-scuolaarrivano-gli-ufo/) Personalmente ciò che non mi piace è che si pubblicizzino le riforme sulla sulla scuola come grandi passi avanti e innovazioni quando fondamentalmente alla base l’obiettivo è la riduzione di spesa pubblica. Siamo tornati un po’ al 2008, quando la Gelmini annunciava il maestro unico come indispensabile punto di riferimento per far sì che il bambino non fosse confuso dalle troppe figure di scuola…e così distrusse il team, le ore di compresenza, i laboratori a classi aperte… il bambino di oggi vede comunque tante figure ma i nostri Ministri avevano fatto bene i conti e avevano visto che tagliando quasi un terzo di maestri si risparmiava un bel po’.

Ma torniamo al registro elettronico. Probabilmente ci sarà un altro anno di transizione,ma a partire dall’A.S. 2013 – 2014 tutti i voti, le assenze degli alunni, le medie e la valutazione finale dovrà essere presente in una piattaforma on line visibile anche dai genitori che accederanno con la loro password tramite pc, smartphone, tablet. Per realizzare questo quasi tutte le classi (circa 365 mila in tutta Italia) dovranno essere dotati di un computer su ogni cattedra in modo che l’insegnante possa caricare direttamente i voti al termine della lezione. Chiunque conosce la realtà scolastica italiana sa che questa è pura utopia. Insomma: parliamo di acquistare una quantità spopositata di pc e poi abbiamo scuole che cascano a pezzi, aule in cui si muore di freddo d’estate e si soffoca d’inverno ed edifici che non hanno superato o mai fatto controlli statici e dinamici per i terremoti. Il problema non è comunque questo in quanto i docenti potrebbero lavorare da casa dal loro pc (con un aggravio di carico di lavoro,ma ormai ci siamo abituati…) e la spesa dei computer si può rispamiare. Il problema è capire se il registro elettronico è davvero un vantaggio per gli alunni e per le loro famiglie o meno.

Proverò ad immaginarmi uno scenario che è comunque confermato da alcuni colleghi che il registro elettronico lo usano già da un po’ in via sperimentale. I genitori monitorano i voti dei loro figli durante il quadrimestre: cinque, sei, sette… e va a finire che ai colloqui non si fanno vedere più in quanto la media tutti sono capaci di farla. Oppure si presentano a contestare il voto in pagella in quanto non rispecchia la media dei voti. La scuola e la valutazione come un puro “votificio”. Noi che lavoriamo alla scuola primaria inorridiamo davanti a questo scenario. Se la valutazione in generale in ogni ordine di scuola è un processo educativo e globale, alla primaria lo è ancora di più. Il processo di crescita non può ridursi ad un numero.

La parola dematerializzazione mi fa inoltre pensare ad una distanza. Il docente e il genitore separati dalla Rete e da un pc, in un momento in cui davvero famiglia e scuola dovrebbero tornare ad essere comunità.

Da insegnante,come al solito, mi adeguerò a tutti i tagli, riduzioni e novità che ogni governo quasi annualmente ci propina, come un soldato in prima linea ma… delle volte sarebbe anche il caso di dire no…

Arianna Simonetti

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