Ultima modifica 14 Settembre 2015

 

Jamie and Emily OggUn bell’articolo pubblicato sull’Huffington post a cura di Alicia Bayer mi ha fatto un gran bene all’animo e all’autostima.
Molto probabilmente tutte le mamme si interrogano sulla qualità del loro educare, sul sentirsi idonee a questo compito, sulla loro adeguatezza alla costruzione di un amore eterno nei confronti di un essere che altro da sé, pur percependolo come il proprio prolungamento.
Per una madre diversamente fertile, il dubbio, però, è doppio.
Sì, perché nonostante ogni donna divenuta madre in modo naturale o artificiale si chieda se stia facendo il massimo per il proprio figlio, senza risposta, nel costante dubbio di essere una mamma imperfetta, intrappolata nella prigionia delle domande senza risposta, una madre diversamente fertile ha una fifa blu di commettere errori.
I bimbi nati in provetta sono esattamente come tutti i bambini del mondo, forse l’unica differenza la facciamo noi genitori che continuiamo a pensare a loro come dei miracoli. E forse un po’ lo sono pure. Basti pensare che prima sono stati embrioni, poi sono diventati, magari, un’unica blastocisti, poi sono stati congelati, poi sono vissuti allo scongelamento e poi si sono attaccati a noi con tutte le loro forze, ed ora sono qui. In questi termini, loro sono davvero i nostri miracoli. E averli desiderati così, averli immaginati, inseguiti, rischia di distorcere la realtà, ci espone alla possibilità di viziarli più del dovuto, di fargli, inconsciamente del male, negandogli qualche santo e giusto “no”.
L’articolo, a mio avviso molto bello, ruota intorno alla domanda, eterna come la vita, sull’educazione dei nostri figli, su quali sono le cose che un bimbo di 4 anni dovrebbe sapere o dovrebbe essere in grado di fare al giorno d’oggi. In una società sempre più competitiva, in una società sempre più individualista, dove la tua morte, è la mia vita.
Ecco, l’autrice spiega che secondo lei ogni bimbo ha i suoi tempi, i suoi spazi, le sue inclinazioni, che l’infanzia non dovrebbe essere una gara, ma un momento magico dove l’incanto incontra le sfumature della vita, fatto di cose ridicole e fantasia. E più che altro, fa una lista delle cose che ogni genitore dovrebbe sapere, ma che il più delle volte dimentica. E la riporto, perché la trovo bellissima.
Un bambino di 4 anni dovrebbe sapere:
– Dovrebbe sapere di essere amato completamente e incondizionatamente, in ogni momento.
– Dovrebbe sapere che è al sicuro, e dovrebbe sapere come restare al sicuro in pubblico, in mezzo agli altri e in varie situazioni. Dovrebbe sapere che può fidarsi del suo istinto riguardo alle persone, e che non deve mai fare qualcosa che non gli sembra giusto, a prescindere da chi glielo chiede. Dovrebbe sapere quali sono i suoi diritti personali e sapere che la sua famiglia li sosterrà.
– Dovrebbe saper ridere, fare cose ridicole, essere ingenuo e usare la fantasia. Dovrebbe sapere che non è mai un problema colorare il cielo di arancione e disegnare gatti con sei zampe.
– Dovrebbe sapere quali sono i suoi interessi ed essere incoraggiato a seguirli. Se non gli importa nulla di imparare i numeri, i suoi genitori dovrebbero capire che tra qualche tempo, quasi per caso, li imparerà, e intanto dovrebbero permettergli di dedicarsi a navicelle spaziali, disegni, dinosauri o a giocare nel fango.
– Dovrebbe sapere che il mondo è magico e che lo è anche lui. Dovrebbe sapere di essere meraviglioso, brillante, creativo, amorevole e stupendo. Dovrebbe sapere che trascorrere la giornata all’aperto a creare collane di margherite, torte di fango e case per le fate è encomiabile quanto dedicarsi alla fonetica. Mi correggo: è molto più encomiabile.
Ma ancora più importante è la lista delle cose che i genitori dovrebbero sapere:
– Che ogni bambino impara a camminare, a parlare, a leggere e a far di conto con i propri tempi, e che i suoi tempi non influiranno su quanto sarà bravo a camminare, a parlare, a leggere e a far di conto.
– Che l’unica cosa realmente in grado di produrre buoni risultati accademici e alti punteggi nei test è leggere ai bambini. Non cartelline didattiche, non libri di esercizi, non asili all’avanguardia, non giocattoli interattivi o computer, ma la mamma, o il papà, che ogni giorno o ogni sera (o di giorno e di sera!) si prende del tempo per sedersi a leggere al figlio un libro meraviglioso.
– Che il più intelligente o il più bravo della classe non è necessariamente il più felice. Siamo così presi a tentare di offrire dei “vantaggi” ai nostri figli che stiamo consegnando loro delle vite dominate dallo stress e dal multitasking, come le nostre. Uno dei vantaggi maggiori che possiamo offrire ai nostri figli è un’infanzia semplice e spensierata.
– Che i nostri figli meritano di essere circondati dai libri, dalla natura, da materiali per l’espressione artistica e dalla libertà di esplorarli. Molti di noi potrebbero sbarazzarsi del 90 per cento dei giocattoli dei figli senza che se ne senta la mancanza, ma alcune cose sono importanti: i giocattoli da assemblare, come i Lego o i blocchetti per costruzioni, giocattoli creativi, come tutti i tipi di materiali artistici (di buona qualità), gli strumenti musicali (quelli veri e multiculturali), abiti per travestirsi e libri, libri e ancora libri. (Tra l’altro molte di queste cose si possono comprare a buon prezzo nei negozi di articoli usati). I bambini dovrebbero anche avere la libertà di esplorare queste cose: giocare nel seggiolone con cucchiai di legumi secchi (sotto la supervisione di un adulto, ovviamente), manipolare il pane e fare pasticci, usare i colori e modellare la plastilina al tavolo della cucina mentre prepariamo la cena, anche se imbrattano dappertutto, avere un posto in giardino dove possono scavare liberamente il manto erboso per creare una buca di fango.
– Che i nostri figli hanno bisogno di una maggiore presenza da parte nostra. Siamo diventati così bravi a dire che dobbiamo prenderci cura di noi stessi che alcuni di noi usano quest’idea come scusa per fare in modo che il resto del mondo si prenda cura dei loro figli. Certo, tutti abbiamo bisogno di fare un bel bagno senza che nessuno ci disturbi, di passare del tempo con gli amici, di concederci qualche stacco e avere qualche spiraglio di vita fuori dal ruolo di genitore. Ma viviamo in un’epoca in cui le riviste per genitori raccomandano di provare a dedicare dieci minuti al giorno a ogni figlio e di programmare una giornata della famiglia un sabato al mese. Così non va! I nostri figli hanno meno bisogno di Nintendo, computer, attività doposcuola, lezioni di danza, attività di gruppo e partite di calcio di quanto hanno bisogno di NOI. Hanno bisogno di padri che si siedono ad ascoltare le loro giornate, di madri che si uniscono a loro per svolgere insieme attività manuali, genitori che dedicano del tempo a leggere loro delle storie e a fare gli stupidi insieme a loro. Hanno bisogno che facciamo delle passeggiate con loro nelle sere di primavera, e non importa se i piccoli camminino a quindici metri all’ora. Meritano di aiutarci a preparare la cena, e non importa se ci vorrà il doppio del tempo e il doppio del lavoro. Meritano di sapere che per noi sono una priorità, e che amiamo davvero stare con loro.
Di cosa ha bisogno un bambino di quattro anni?
Di molto meno di quanto pensiamo, e di molto di più.
Così, quando mio figlio di due anni e mezzo ed io, uccidiamo i draghi appollaiati sul letto, facciamo falò, dove cuociamo la minestra per i tre porcellini, parliamo al vento, coloriamo il cielo di rosa o mettiamo i baci per la nonna nella scatola dei baci, sono felice. Quando non mi arrabbio se tolto il pannolino, lui fa la pipì nella stanza, o peggio, quando dimostra di avere una fantasia dirompente che a volte mi preoccupa, un carattere deciso e fermo, quando assembliamo blocchetti, o ci sporchiamo di farina, o ci pitturiamo la faccia come pagliacci, so di non sbagliare.
Forse domani ricorderà la sua mamma buffa, un po’ troppo “creativa”, ma almeno spero che sarà un uomo felice.

Raffaella Clementi

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