Immigrati contro Italiani. Caso Kyenge. Cattiva comunicazione o cattiva gestione?

0
503

Ultima modifica 10 Novembre 2015

imagesMinistro dell’Integrazione e delegata alle Politiche Giovanili, Cècile Kyenge è nata in Congo esattamente un anno dopo il celebre discorso per i diritti civili dei negri di Martin Luther King, 28 agosto 1963, e cresce in una famiglia composta da un padre, quattro mogli e ben 39 tra fratelli e sorelle.

Dopo gli studi in Congo, si trasferisce a Modena dove ottiene una borsa di studio, frequenta l’Università di Medicina mentre si mantiene lavorando come badante e si laurea con specializzazione in Oculistica.

Nel 1994 ottiene la cittadinanza italiana grazie al matrimonio con un ingegnere italiano ed inizia la sua carriera nelle politiche sociali.

Nel 2002 fonda DAWA, associazione interculturale per lo sviluppo dell’integrazione tra Italia e Africa, nel 2010 PRIMO MARZO, per promuovere i diritti dei migranti.

Nel 2004 entra nel Democratici di Sinistra ed inizia la nuova esperienza politica che la porterà al Governo.

Solare, determinata, sorridente e morbida, non ha mai replicato a provocazioni ed insulti razzisti ricevuti di continuo da esponenti politici della Lega, ma negli ultimi tempi è al centro di numerose polemiche, anche queste mai affrontate e/o smentite, e che ne velano la figura.

La prima dichiarazione che ha destato non poco scompiglio è stata la sua richiesta agli italiani proprietari di “seconde case”. La Kyenge ha dichiarato stupore improvviso nel constatare che sono molte le “seconde case” sfitte nei periodi non vacanzieri, avanzando la proposta di affittarle a prezzi calmierati a zingari e immigrati.Gli italiani si sono sentiti “invasi”. Nella maggior parte dei casi, hanno ereditato o guadagnato faticosamente la “seconda casa” e altrettanto di frequente non sono soliti affittarla a chiunque, ma,anche ai connazionali, chiedono garanzie e referenze.Da qui, alcune ricerche hanno portato a scoprire un primo controsenso.Risulterebbe che la famiglia della signora Ministra, in Congo, possieda numerosi terreni non adibiti ad opere di accoglienza o beneficienza, tranne uno in cui sorge un piccolo centro di maternità, raccontano alcuni suoi ex collaboratori che gratuitamente si sono prestati per opere da lei iniziate, in cui vi sono scarsissime condizioni igieniche e macchinari sanitari a dir poco obsoleti.

Inoltre, ciò che si vorrebbe capire è perché la Kyenge non menzioni un distinguo fondamentale tra immigrati e zingari. Sono due situazioni ben diverse. E il suo ruolo pretenderebbe un’analisi onesta e responsabile che nulla ha a che vedere con il buonismo verso il “diverso” o il razzismo in senso stretto.

Gli immigrati sono storicamente popolazioni o parti di esse che si spostano da Paesi dilaniati da guerre senza fine o genocidi o povertà estrema. Gli zingari sono un’etnia nomade da sempre, che sopravvive rubando o chiedendo l’elemosina, non per necessità o mancanza di lavoro, ma per cultura e modus vivendi.

Quindi la domanda sorge spontanea.

Perché si dovrebbe far entrare nelle nostre case questo tipo di persone? Lei lo farebbe?

Proseguendo nell’analisi delle dichiarazioni della Ministra, l’attenzione cade sulla proposta di inserire i migranti nella Pubblica Amministrazione, con un intervento mirato e preciso, che prende il nome di Quote di impiego.

Tali Quote altro non sono che un numero prefissato di posti di lavoro bloccati o meglio destinati solo alle minoranze. Secondo la Kyenge questo sarebbe un atto dovuto che gioverebbe anche al nostro Paese per usufruire di persone che parlino altre lingue, al fine di favorire la cooperazione con gli altri Stati.

Ed ecco quello che appare un secondo controsenso: la Kyenge è consapevole del fatto che la Pubblica Amministrazione italiana non necessita di contatti con gli altri paesi per le funzioni che svolge?

E ancora. La Kyenge è consapevole che è la lingua inglese l’unica lingua ufficiale internazionale e per questo, anche nella Pubblica Amministrazione, sono stati approntati corsi di lingua per i dipendenti?

Le Quote di impiego, che in alcuni Paesi europei sono state applicate, nel periodo economico che gli italiani stanno subendo, sono vissute  come un concetto astratto e improponibile, soprattutto a fronte dei continui esuberi dichiarati sia nel settore pubblico che nel privato.

Parlando di crisi economica, è chiara a tutti la fatica e la pena dichiarata dal Governo per trovare fondi per le attività base di una società civile (l’istruzione, la ricerca, la sanità), ma l’Ufficio Stampa della Ministra informa in questi ultimi giorni del viaggio della Kyenge in qualità di Ministro dell’integrazione, quindi a totale carico del Governo italiano, in Congo.

La visita è stata definita necessaria per poter “verificare le possibilità di lavoro per le nostre imprese”, per poi scoprire, dall’agenda della Ministra, che non vi è alcunché che riconduca all’obiettivo sopra citato, bensì alcune visite in ospedali e cliniche della zona e, come darle torto, ai suoi parenti.

Un altro viaggio simile aveva generato non pochi malumori nel 2006, quando la Kyenge organizzò una spedizione in Congo, al fine di costruire un centro di volontariato nel suo paese natio,Lubumbashi.

Alcuni suoi ex collaboratori nonché volontari, raccontano di aver dovuto affrontare tutte le spese di viaggio, vitto e alloggio, oltre alla cena di beneficienza per la raccolta fondi per il nuovo centro ( si parla di cifre che si aggirano intorno ai 100 euro a testa), in un contesto alquanto anomalo, dove il padre della attuale Ministra si è presentato sfoggiando uno scettro e un vestito di pelle di leopardo, in contrasto con il clima che avrebbe dovuto essere più sobrio e orientato.

Un docente universitario, collega della Kyenge, si dice tutt’ora indignato di aver portato due ostetriche dall’Italia per collaborare nel Centro Maternità Kyenge, che si rivelò poco più che un capannone con una situazione disastrosa ed inverosimile, mentre fuori si svolgeva con una certa sontuosità, la famosa cena di beneficienza.

E purtroppo, fatto ancora più allarmante, fonti vicinissime a lei confermano che di quei fondi raccolti, non si è saputo più nulla.

Mancando la conferma o la smentita da parte della diretta interessata a quanto fino ad ora raccolto, non è possibile comprendere se sia un caso di pessima gestione della comunicazione di quanto fatto o pessima gestione del proprio ruolo istituzionale e non.

Quello che però si evince è, senza dubbio, ciò che calcisticamente viene definito una “entrata a gamba tesa” della sig.ra Kyenge in un Paese già fortemente colpito da una crisi economica e sociale profonda, dove l’integrazione è possibile nel rispetto di tempi, luoghi, credenze e abitudini, prima di tutto di chi ospita.

E per questo ci permettiamo di citare un fatto di cronaca nera che è abbastanza rappresentativo.

Milano è stata colpita da un grave lutto per mano di un ragazzo immigrato che, qualche settimana fa, ha ucciso a sprangate quattro innocenti che passeggiavano per strada.

Ora, senza voler fare della demagogia o del facile populismo, ci chiediamo come mai la Ministra non abbia partecipato ai funerali dei poveri italiani, al fianco di altri politici presenti, che si battono come lei per i diritti degli immigrati.

Era un atto dovuto. Un gesto e un esempio. Perchè gli italiani accolgono e aiutano, in questa dura battaglia per la parità di diritti e doveri, ma anche loro vanno aiutati.

Un politico è soprattutto questo. Una guida verso il giusto, ma in entrambi i sensi. 

Michela Cortesi

 

Rispondi