Incidente o incuria?

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Ultima modifica 20 Aprile 2015

È morto un ragazzo. Un bambino di 12 anni, mentre si allenava nello sport in cui eccelleva.
È precipitato dalla parete su cui si stava arrampicando.
Era un campione, aveva già vinto un titolo italiano ed uno mondiale, ma era un bambino e le sue straordinarie qualità non esimevano i suoi allenatori da un controllo accurato dell’attrezzatura da lui utilizzata, di quegli anelli dove scorrevano le corde che lo assicuravano alla parete, veri e propri salvavita.
Ripeto era solo un bambino, straordinariamente dotato è vero, ma era solo un bambino ed era veramente in grado di controllare gli strumenti da lui utilizzati?
Dobbiamo ricordarci che, a quell’età, non si è considerati pienamente in grado di intendere e volere e si è sotto la tutela genitoriale, sotto la loro responsabilità.
Responsabilità che viene delegata ad altri, quando i bambini sono a d essi affidati, ai maestri, per esempio, o, come in questo caso, agli allenatori.
Questi ultimi hanno controllato l’attrezzatura?
Che, sembra, non essere stata quella abitualmente usata dal bimbo, ma quella di proprietà di un suo compagno che gliela aveva prestata.

Perché?
Perché la sua presentava qualche problema? E quella prestata era diversa?

Aveva, forse, caratteristiche differenti dalla propria? In questo caso qualcuno gli ha  insegnato ad usarla? A verificarne le differenze e ad utilizzarla al meglio?

O è bastato che lui avesse corda e anelli per assicurarsi alla parete?
Una corda e degli anelli qualsiasi, tanto lui era bravo, un campione!
Ed è morto, la corda non è scivolata tra gli anelli e questi si sono staccati dalla parete, e lui è precipitato.
Ora c’è chi parla di vietare quello sport pericoloso ai minori di 16 anni, perché forse a 16 anni non si è ancora troppo giovani per morire?
Perché, forse, a 16 anni si è perfettamente in grado di gestire se stessi e la propria attrezzatura?
E allora vietiamo tutto, perché tutto è pericoloso, perché ci si può far male, molto male anche sui pattini, tuffandosi da un trampolino, cadendo da una bicicletta…….
Non sarebbe meglio se, invece di piangere sulle disgrazie, parlando di incidenti sempre possibili, cerare di evitarli curando e controllando con attenzione maniacale gli strumenti, la salute, i percorsi e quant’altro possibile ed impossibile.
Forse si perde del tempo, forse si ruberebbe spazio agli allenamenti, forse le performances non sarebbero così importanti, forse i titoli sarebbero raggiunti dopo qualche anno, ma, forse, quel bimbo non sarebbe precipitato a causa della attrezzatura salvavita non idonea, non perfettamente in regola.

Basta poco e una vita si spegne.
Quante volte si era arrampicato, quante volte era salito su pareti anche più impervie, aveva sempre vinto, era sempre arrivato in cima, fin’ora.
E l’abitudine era, forse, diventata incuria? Non sua, perché non ne era responsabile, ma di chi non ha, forse, vigilato e non lo ha, forse, protetto come era suo compito.
Quattro vite sono state salate dai suoi organi donati.
Ma la sua, di vita, poteva essere salvata?

Nonna Lì

 

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