Io vi maledico

Ultima modifica 27 Gennaio 2016

Da tempo avevo adocchiato questo libro in libreria che mi chiamava e attirava in ogni modo. Poi ho letto la recensione di un’amica e ho scoperto che parla di rabbia. Non potevo certo farmelo sfuggire, con quanta ne ho accumulata negli ultimi tempi. Ma penso di essere in buona compagnia, come dice Concita De Gregorio nel testo. Vi dico solo che ho sottolineato il libro dall’inizio alla fine, per indicare che sono d’accordo con tutto quello che scrive l’autrice.

Parla di politica, di attualità, di crisi, di lavoro e racconta in ogni capitolo una storia diversa da cui scaturisce una forte rabbia. Sono tutte storie vere, realmente accadute, che ci circondano, le abbiamo sentite al telegiornale, ci siamo indignati, ma almeno io personalmente non le conoscevo così profondamente, come chi le racconta che va alla radice del problema. Tutte queste storie hanno in comune anche un’altra cosa: le persone che le raccontano non si aspettano più che le istituzioni, i tribunali, la pubblica amministrazione, la politica possano fare qualcosa per loro. Non per fomentare l’antipolitica, ma semplicemente perché hanno vissuto sulla loro pelle l’esperienza di un grande fallimento.

Infatti la De Gregorio afferma che “la rabbia nasce dal senso di impotenza, dalla sensazione profonda di non essere ascoltati.” Bruno Tognolini dice che la rabbia giusta si chiama indignazione e ha fatto le rivoluzioni per affermare i diritti di chi subiva un sopruso, come leggiamo nella sua Rima della rabbia giusta:

“Tu dici che la rabbia che ha ragione
E’ rabbia giusta e si chiama indignazione
Guardi il telegiornale
Ti arrabbi contro tutta quella gente
Ma poi cambi canale e non fai niente
Io la mia rabbia giusta
Voglio tenerla in cuore
Io voglio coltivarla come un fiore
Vedere come cresce
Cosa ne esce
Cosa fiorisce quando arriva la stagione
Vedere se diventa indignazione
E se diventa, voglio tenerla tesa
Come un’offesa
Come una brace che resta accesa in fondo
E non cambia canale
Cambia il mondo.” 

La riflessione che mi ha portato a fare questo libro si rivolge alla mia generazione che ha avuto tutto e adesso lo ha perso. Non siamo abituati a lottare per ottenere, perché siamo nati in un momento di ricchezza fittizia e adesso ci dobbiamo ricostruire. Ma prima serve l’indignazione, altrimenti contro cosa scagliamo la nostra rabbia? I nostri nonni e poi i nostri genitori hanno lottato per la libertà, la democrazia, i diritti umani. Noi li abbiamo trovati già qui, alla nostra portata.

Meredith Haaf, è una giovane studiosa tedesca che ha scritto un testo tradotto come “Smettete di piagnucolare” in cui parla proprio del modo in cui siamo cresciuti noi giovani nati fra gli anni ottanta e i duemila, abituati fin da piccoli a esprimerci liberamente, a sfogare i nostri sentimenti, a esibirci. Come avviene sui social network dove ogni banalità va scritta, comunicata e condivisa, perdendo così il valore delle parole, dei gesti e dei momenti. Prima per esprimere un’idea o un sentimento occorreva avere un foglio, una penna, una busta e un francobollo e quindi pensare bene a cosa scrivere, scegliere accuratamente le parole. Adesso la comunicazione è veloce, in tempo reale e la responsabilità individuale è a portata di clic.

Mi sono immedesimata con tristezza in questa analisi accurata della generazione perduta a cui appartengo. Non posso negare che è stato come svegliarsi da un brutto sogno. Siamo cresciuti nel benessere, felici delle conquiste fatta dai nostri genitori, che ci hanno tirati su meglio che potevano, facendoci studiare e comprandoci oggetti e sogni a rate, con le carte di credito. Ma come abbiamo potuto adagiarci sugli allori? Dice un indignado spagnolo: “credevamo che la nostra vita sarebbe stata un lungo fiume tranquillo. Compravamo a credito, senza pensarci su.” Peccato che adesso i conti non tornino più.

Questo libro mi ha preso completamente perché parla di argomenti che toccano tutti noi da vicino, nella vita. Le storie che mi sono rimaste più impresse sono quella di un ragazzo sardo che lavora in miniera, quella dei cinque sindaci donne che lottano contro la mafia e quella degli operai dell’Ilva che hanno visto sterminare intere famiglie dal “minerale” maledetto. Voglio riportare infine un esempio positivo che guarda al futuro con ottimismo e praticità. Sono le parole di Vainer Marchesini, la cui ditta è stata distrutta dal terremoto nel maggio 2012:

“Io non chiedo niente, non mi aspetto niente. Ora ci rimbocchiamo le maniche e ricominciamo. Non posso mica lasciarli senza lavoro, questi ragazzi qua. Se ti si ammala una mucca la curi e la guarisci. Il futuro è questa cosa qui. Fare le cose, produrre, inventare le soluzioni ai problemi. E non arrendersi mai, mai. Che il latte non arriverà se non dalla stalla, mi creda. L’unica cura che conosco è il lavoro. Un’altra non c’è.”

Titolo: Io vi maledico
Autore: Concita De Gregorio
Editore: Einaudi
Data di pubblicazione: 2013
Pagine: 176
Prezzo: 16 €
Voto: 5 stelle su 5

Federicasole

9 COMMENTS

  1. Bellissima recensione Fede!E sopratutto riflessioni che colpiscono al cuore.. tanto sono vere! Bellissimo articolo!
    Non lo avevo ancora letto, ma corro ad ordinarlo.

  2. Grazie Fede!Spero che ti piaccia!A me appassionano i testi che parlano della vita reale e dell’attualità e poi è scritto in modo chiaro e diretto, senza peli sulla lingua. Se lo leggi fammi sapere la tua opinione.

  3. Come dicevo in altro commento su questo libro, conosco l’autrice per aver letto recenzioni, ma non ho ancora avuto occasione di leggere qualche cosa di suo… Grazie per aver voluto condividere i tuoi pensieri ed aver fornito tanti spunti di riflessione…

  4. Oddio Monica, che responsabilità mi riconosci!In effetti sì, anche per me è così, le recensioni di persone che considero affidabili o con i miei stessi gusti mi invogliano molto, spero che ti piaccia, non vorrei caricarlo troppo di aspettative. Fammi sapere la tua opinione se lo leggerai per un confronto!Grazie di esserti fermata qui a leggermi.

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