Italiano come lingua straniera

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Leggo questo articolo da una collega e amica che mi passa la notizia: alcuni docenti in pensione bresciani affiancheranno i docenti di ruolo nella gestione delle classi con forte presenza di alunni extracomunitari. In poche parole insegneranno l’italiano ai bambini che non lo parlano o comunque affiancheranno, per alcune ore, l’insegnante di classe nelle attività.

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Devo dire che,ad una prima lettura,ho pensato che potesse essere una buona notizia.

I bambini extracomunitari a scuola ormai sono una realtà ed in alcune zone anche piuttosto consolidata. Lo stesso articolo afferma che, nella provincia di Brescia, “la presenza dei bambini extracomunitari raggiunge circa il 50% degli alunni. Ci sono alcuni istituti (come, ad esempio,il mio) “ a forte flusso immigratorio”  che ricevono dei fondi per l’attuazione di progetti di sostegno linguistico o per la creazione di figure ad hoc (assistente linguistico o mediatore linguistico) per gli alunni che non parlano italiano. Con i tagli che ogni anno falciano la scuola pubblica questi interventi sono sempre meno ma ancora resistono e spero ci siano ancora per molto. Avere in classe una persona specializzata con competenze nell’insegnamento dell’italiano come lingua L2 è importante,perché insegnare una lingua, per questi bambini, straniera, prevede altre competenze oltre essere semplicemente italofono e non è per tutti.

Appunto.

Nelle scuole di Brescia, invece, il Comune ha dato l’opportunità di fare domanda a “docenti, ingegneri o musicisti in pensione per tornare in cattedra, dove potranno lavorare gratuitamente a fianco degli insegnanti di classe per fornire assistenza agli alunni stranieri (fonte: Giornale di Brescia).”

Anche io, come l’autrice dell’articolo,mi chiedo se sia uno scherzo.
Per quanto un ingegnere o un architetto possa essere stato bravo, anche in cattedra (ma sempre negli istituti superiori), non è di certo automatico che funzioni alla stessa maniera come insegnante di italiano a bambini extracomunitari e per di più alla scuola primaria!

E’ come se bastasse essere madrelingua inglese per insegnare la lingua a chi inglese non lo sa!

Oltre alle competenze metalinguistiche (chi è madrelingua utilizza automaticamente le regole grammaticali senza rendersi conto di farlo perché è un processo naturale che ha appreso praticamente con la nascita) per insegnare, specialmente,alla scuola primaria, è necessario curare un gran bagaglio di strategie didattiche,pedagogiche e psicologiche.

Come al solito si fanno le proposte a costo zero. La scuola purtroppo viene vista spesso e volentieri come una voce di spesa e a fare gli insegnanti, specialmente quelli di scuola primaria, sembra che siano buoni tutti mentre si dimentica che l’insegnante è un professionista specializzato e titolato.

Io da sempre ho una mia personale teoria che potrebbe essere applicata proprio per risolvere, almeno in parte, il problema della lingua per i bambini extracomunitari a scuola.

Il mestiere dell’insegnante è sicuramente un mestiere usurante sia a livello fisico che a livello psicologico. Ci sono maestre in pensione o lì vicino (visto che anche per noi il termine è stato fissato inesorabilmente a 65 anni) ancora con l’entusiasmo di una ragazzina o con il sorriso sulle labbra,ma vi assicuro che sono poche.

Alcune mie colleghe, già a cinquant’anni, hanno difficoltà a correggere i compiti natalizi dei loro alunni perché non conoscono le parole: Wii, Play Station, Nintendo DS che spesso e volentieri appaiono come regali nei temi.

Conosco qualcuna che ha scambiato la Wii per un telefonino (e non scherzo).

Non infierisco perché arriverò anche io a 65 anni con più di 50 anni di differenza tra me e i miei piccoli alunni e non oso pensarci.

E allora…

Invece di ricorrere a personale esterno, magari molto preparato a livello di competenze ma con scarsa esperienza e conoscenza di didattica, perché non utilizzare un insegnante a fine carriera per organizzare a scuola dei corsi di italiano per bambini extracomunitari?
Magari non utilizzando tutto l’orario di servizio, solo una parte o una metà, ma questo garantirebbe una continuità didattica e la competenza di personale specializzato.
In questo modo anche una maestra a fine carriera sarebbe sollevata dalla responsabilità di una classe intera (sempre se lo vuole) e magari ci sarebbe possibilità di ingresso nel mondo del lavoro per qualche giovane.

Senza contare che le ore a disposizione sarebbero molte di più e i bambini ne gioverebbero.

Chiedo troppo? Sarebbe però un bell’augurio di nuovo anno per la scuola pubblica!

Maestra, mamma, donna con mille interessi ed attività ... non necessariamente in quest'ordine! Motto della vita: Ama e fai quel che vuoi ... per tutto il resto c'è tempo

2 COMMENTI

    • Grazie mille Stefania,

      leggerò l’articolo che mi segnali con curiosità. Il tuo blog propone sempre argomenti molto attuali ed interessanti.

      A presto!

      Arianna

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