Italiano come lingua straniera

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Ultima modifica 15 Luglio 2019

 

Leggo questo articolo da una collega e amica che mi passa la notizia: alcuni docenti in pensione bresciani affiancheranno i docenti di ruolo nella gestione delle classi con forte presenza di alunni extracomunitari. In poche parole insegneranno l’italiano ai bambini che non lo parlano o comunque affiancheranno, per alcune ore, l’insegnante di classe nelle attività.

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Devo dire che,ad una prima lettura,ho pensato che potesse essere una buona notizia.

I bambini extracomunitari a scuola ormai sono una realtà ed in alcune zone anche piuttosto consolidata. Lo stesso articolo afferma che, nella provincia di Brescia, “la presenza dei bambini extracomunitari raggiunge circa il 50% degli alunni. Ci sono alcuni istituti (come, ad esempio,il mio) “ a forte flusso immigratorio”  che ricevono dei fondi per l’attuazione di progetti di sostegno linguistico o per la creazione di figure ad hoc (assistente linguistico o mediatore linguistico) per gli alunni che non parlano italiano. Con i tagli che ogni anno falciano la scuola pubblica questi interventi sono sempre meno ma ancora resistono e spero ci siano ancora per molto. Avere in classe una persona specializzata con competenze nell’insegnamento dell’italiano come lingua L2 è importante,perché insegnare una lingua, per questi bambini, straniera, prevede altre competenze oltre essere semplicemente italofono e non è per tutti.

Appunto.

Nelle scuole di Brescia, invece, il Comune ha dato l’opportunità di fare domanda a “docenti, ingegneri o musicisti in pensione per tornare in cattedra, dove potranno lavorare gratuitamente a fianco degli insegnanti di classe per fornire assistenza agli alunni stranieri (fonte: Giornale di Brescia).”

Anche io, come l’autrice dell’articolo,mi chiedo se sia uno scherzo.
Per quanto un ingegnere o un architetto possa essere stato bravo, anche in cattedra (ma sempre negli istituti superiori), non è di certo automatico che funzioni alla stessa maniera come insegnante di italiano a bambini extracomunitari e per di più alla scuola primaria!

E’ come se bastasse essere madrelingua inglese per insegnare la lingua a chi inglese non lo sa!

Oltre alle competenze metalinguistiche (chi è madrelingua utilizza automaticamente le regole grammaticali senza rendersi conto di farlo perché è un processo naturale che ha appreso praticamente con la nascita) per insegnare, specialmente,alla scuola primaria, è necessario curare un gran bagaglio di strategie didattiche,pedagogiche e psicologiche.

Come al solito si fanno le proposte a costo zero. La scuola purtroppo viene vista spesso e volentieri come una voce di spesa e a fare gli insegnanti, specialmente quelli di scuola primaria, sembra che siano buoni tutti mentre si dimentica che l’insegnante è un professionista specializzato e titolato.

Io da sempre ho una mia personale teoria che potrebbe essere applicata proprio per risolvere, almeno in parte, il problema della lingua per i bambini extracomunitari a scuola.

Il mestiere dell’insegnante è sicuramente un mestiere usurante sia a livello fisico che a livello psicologico. Ci sono maestre in pensione o lì vicino (visto che anche per noi il termine è stato fissato inesorabilmente a 65 anni) ancora con l’entusiasmo di una ragazzina o con il sorriso sulle labbra,ma vi assicuro che sono poche.

Alcune mie colleghe, già a cinquant’anni, hanno difficoltà a correggere i compiti natalizi dei loro alunni perché non conoscono le parole: Wii, Play Station, Nintendo DS che spesso e volentieri appaiono come regali nei temi.

Conosco qualcuna che ha scambiato la Wii per un telefonino (e non scherzo).

Non infierisco perché arriverò anche io a 65 anni con più di 50 anni di differenza tra me e i miei piccoli alunni e non oso pensarci.

E allora…

Invece di ricorrere a personale esterno, magari molto preparato a livello di competenze ma con scarsa esperienza e conoscenza di didattica, perché non utilizzare un insegnante a fine carriera per organizzare a scuola dei corsi di italiano per bambini extracomunitari?
Magari non utilizzando tutto l’orario di servizio, solo una parte o una metà, ma questo garantirebbe una continuità didattica e la competenza di personale specializzato.
In questo modo anche una maestra a fine carriera sarebbe sollevata dalla responsabilità di una classe intera (sempre se lo vuole) e magari ci sarebbe possibilità di ingresso nel mondo del lavoro per qualche giovane.

Senza contare che le ore a disposizione sarebbero molte di più e i bambini ne gioverebbero.

Chiedo troppo? Sarebbe però un bell’augurio di nuovo anno per la scuola pubblica!

2 COMMENTS

    • Grazie mille Stefania,

      leggerò l’articolo che mi segnali con curiosità. Il tuo blog propone sempre argomenti molto attuali ed interessanti.

      A presto!

      Arianna

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