Jacqueline Kennedy, la regina degli Stati Uniti d’America

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Ultima modifica 29 Luglio 2013


“Jackie Kennedy diede al popolo americano una cosa che era sempre mancata: la maestà”
E’ il 22 novembre 1963 quando la berlina presidenziale sfila per le strade di Dallas in un bagno di folla che acclama il 35° Presidente degli Stati Uniti, John Fitzgerald Kennedy. Uno sparo, schizzi di sangue sul tailleur Channel rosa della First Lady. Il sogno liberale americano si spezza. La regina rimane senza re. Il clan dei Kennedy perde il suo cavallo di razza.

Le immagini fecero il giro del mondo e continuano a girare ancora adesso, a cinquant’anni di distanza e, tra le tante, quella che spicca e rimane nell’immaginario collettivo è Lei: sua maestà Jackie Kennedy.

Il suo contegno, il coraggio, la grazia, la caparbia, un mix vincente che la eleva nell’Olimpo delle donne del secolo, coloro che hanno cambiato, in qualche modo, gusti, abitudini e comportamenti delle generazioni a seguire.

Jacqueline Lee Bouvier, classe 1929, è figlia dell’alta aristocrazia newyorkese. Primogenita di un broker di borsa di origine francese e della figlia snob ed arrivista di un banchiere, Jackie cresce in una famiglia che vive al di sopra delle sue reali possibilità, dove l’apparenza e l’appartenenza contano più della sostanza, all’ombra di una madre tiranna che le sceglie i potenziali fidanzati in base al conto in banca e di un padre vittima dell’alcolismo che spesso eccede nei maltrattamenti alla moglie.

Frequenta le migliori scuole. Diviene esperta cavallerizza. Coltiva numerosi interessi tra cui la pittura, la fotografia, la pittura e la lettura, ma sarà l’esperienza di studio alla Sorbona di Parigi a sviluppare in lei quel senso del gusto, dello stile e dell’eleganza per cui è ricordata e imitata ancora oggi.

Quando il Washington Times Herald come primo lavoro le affida un reportage fotografico su personaggi noti della capitale statunitense, Jackie comincia ad entrare negli ambienti politici di Washington e lì incontra il futuro marito, allora giovane congressista del Massachusetts, John F. Kennedy.

Fonti accreditate affermano che il fidanzamento fu tutt’altro che semplice. La madre di Jackie osteggiò non poco la relazione tra i due e neanche gli interessati sembravano spinti dal grande amore.

I Kennedy erano etichettati come irlandesi rozzi e rumorosi.

L’intervento risolutivo fu quello del padre del futuro presidente, Joseph Kennedy, un vero patriarca.

Arricchitosi con il contrabbando e le speculazioni di Borsa, definito uno degli uomini più ricchi d’America, Kennedy senior aveva individuato in Jackie un’ottima potenziale First Lady, e , conoscendo il temperamento tutt’altro che serio in materia di sentimenti del figlio, decise che lei fosse “quella giusta” per dare una parvenza pulita e rispettabile al figlio in corsa verso la Casa Bianca.

Complice Arthur Krock, capo del New York Times a Washington, nel 1951 viene organizzato un prestigioso party in cui far incontrare John e Jackie. Dopo quell’incontro i due non si videro più per 9 mesi. Lei era innamorata di un rampollo di Borsa con cui nel frattempo si era fidanzata, ma non aveva fatto i conti con la sua genitrice.

Il potere e il cospicuo patrimonio dei Kennedy uniti alla pressione della madre, che nel frattempo aveva lasciato il primo marito ubriacone e si era sposata con l’erede della Standard Oil, convinsero Jackie a dimenticare il suo grande amore e a sposare, nel settembre del 1953, il futuro Presidente degli Stati Uniti d’America.

Jackie fu invitata due mesi prima delle nozze a casa di John per le presentazioni dell’intero clan. Chiassoso, competitivo, sportivo gruppo di fratelli e sorelle, tre, le quali la bollarono come snob e pretenziosa. 

I Bouvier proposero una cerimonia raffinata e ristretta, mentre il patriarca si impose con la sua mole danarosa offrendosi di contribuire in maniera ingente per un ricevimento che avrebbe dovuto destare l’ammirazione e l’attenzione di tutti: gli invitati furono 2mila!

Per convincere i futuri suoceri, il patriarca atterra a Newport con il jet privato e la moglie Rose, donna cresciuta in modestissime condizioni, madre dei suoi nove figli e compagna paziente di un uomo da sempre infedele.

I più maliziosi sostengono che quel momento per Kennedy senior fu una vittoria, perché aveva smascherato “quei pretenziosi squattrinati” wasp dei Bouvier.

Il feeling fu subito evidente tra suocero e nuora, entrambi ambiziosi, amanti dei soldi e del potere. Si dice che lui la venerasse per la sua cultura e serietà e che, poco prima delle nozze, le confidò i suoi peccati sessuali.

Jackie seguì il marito in tutta la campagna presidenziale. Di lei, molti leader politici internazionali apprezzarono il savoir faire e la perfetta padronanza delle lingue: inglese, francese, italiano e spagnolo.

Non appena insediatasi alla Casa Bianca, si occupò personalmente di ripristinare gli arredi originali e curarne l’allestimento, un evento che fu ripreso dai media americani nel febbraio del 1962 ed è tutt’ora disponibile su you tube nella sua versione originale.

La coppia presidenziale si distinse per l’interesse nell’arte, nella cultura, nella musica che rivoluzionò anche i ricevimenti ufficiali, ai quali furono invitati artisti, celebrità e premi Nobel. Nonostante ciò, la First Lady, che in realtà odiava questo titolo perché le pareva il nome di un cavallo, continuava a mantenere la sua riservatezza e compostezza.

Ha sempre cercato di mantenersi distante dall’occhio indiscreto dei mezzi di comunicazione, preservando la sua privacy e quella dei figli.

Per queste sue grandi doti venne persuasa ad affiancare anche la corsa per la Casa Bianca del bel fratello del marito assassinato, Robert, ma quando nel 1968 anche lui fu ucciso in un attentato, Jackie depose lo scettro e decise di abbandonare l’America e il destino crudele che sembrava perseguitarla.

Dopo soli 4 mesi si sposò con Aristotele Onassis, guadagnandosi il nomignolo glamour e modaiolo di Jackie O.

E questa è un’altra storia.

I capelli cotonati lasciano il posto ad un lungo caschetto liscio, moderno. Niente più tailleur color pastello con berrettini da regina, ma pantaloni taglio maschile e uno stile minimalista inconfondibile. Magrissima, chic, senza eccessi e sbavature, poco trucco. Semplice ma ricercata, le bastava uno sguardo per tenere il mondo distante.

Indimenticabile negli scatti estivi in Italia e in Grecia, con le infradito e i famosi, imitatissimi occhialoni da sole. Una donna che emanava il fascino della determinazione ma alla quale, forse, mancava l’amore vero.

Il matrimonio con Onassis sembrò più un contratto, regolato in tutto e per tutto da un accordo che stabiliva anche quanti giorni dovessero passare insieme, le assicurò un’eredità da capogiro quando lui morì e la vide praticamente sempre in viaggio o a fare shopping.

Gli affetti di Jackie erano i due figli avuti dal Presidente, Caroline e John.

Tenuti da sempre lontani dalle luci dei riflettori, dall’importanza di un cognome ingombrante, riservati e composti tanto quanto la madre, Caroline è il ritratto della famiglia paterna. Bionda, occhi chiari, un’allegra e spontanea ragazzotta americana. John ha ereditato i colori, il fascino e la passione per la moda della madre.

Lei con un solido matrimonio e tre figli, lui dopo molti amori chiacchierati, il più conosciuto quello osteggiato dalla madre con l’attrice Darryl Hannah, si è sposato poco dopo la morte di Jackie con una ragazza non appartenente al jet set e, purtroppo, muore prematuramente nel 1999, in un incidente di aereo che lui stesso pilotava, insieme alla moglie e alla cognata.

L’aereo si è inabissato nel mare di Martha’s Vineyard, dove la grande tribù dei “ragazzi” Kennedy, figli e nipoti, ha passato le sue estati.

Almeno questo dolore, a Jackie, è stato evitato. All’epoca lei era già deceduta per una forma tumorale che se la portò via nel maggio del ’94.

Ora riposa nel cimitero nazionale di Arlington, accanto al primo marito John F. Kennedy, lontana dai riflettori, dai paparazzi, uno fra tutti Ron Galella che la “perseguitò’”, innamorato, per tutta la sua vita. Lontano da chi, con occhi indiscreti, la scrutava, oltre i vestiti, i gioielli, la pelle, le ossa, la carne, per scavare all’interno di questa donna glaciale, per capire se in realtà un proiettile, quel lontano giorno dell’anno 1963, avesse colpito per sempre anche lei.

 

Michela Cortesi

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