Risparmio e famiglie: cosa è cambiato?

Ultima modifica 10 Novembre 2015

Giornata mondiale del risparmioUna famiglia italiana su tre non arriva alla fine del mese con le entrate regolari e deve rompere il salvadanaio per farcela, mentre una su cinque un salvadanaio nemmeno ce l’ha.
Ma qualcosa sta cambiando nella propensione alla spesa degli Italiani: cominciano a risparmiare!
In effetti quando la comunità attraversa una crisi si ridisegnano i bisogni, ed è quello che è successo un po’ in tutte le case.

Dopo gli anni ‘80 e ‘90 vocati all’acquisto a rate di una quantità infinita di cose inutili, atte a soddisfare i più disparati e insensati bisogni, c’ha pensato la crisi a ridisegnare le nostre priorità.

C’è chi indosserà anche quest’anno, per il terzo anno, lo stesso giaccone, chi rifarà la cinghia alla macchina, perché “che fretta c’è di cambiarla”, chi sta ristrutturando la vecchia casa della defunta nonna (pace all’anima sua) e chi è andato in vacanza da quei cugini in Puglia.

Del resto i conti bisogna farli quadrare, in qualche modo. É quello che emerge dalla ricerca curata da Ipsos, per Acri, in occasione dell’89esima Giornata mondiale del risparmio che ricorre oggi, mercoledì 30 ottobre.
Qualcosa si è mosso.
Nel 2013, infatti, dopo 3 anni, cresce, seppur di pochissimo, dal 28 al 29%, la quota di famiglie che sono riuscite a mettere da parte qualche euro, mentre scende di un punto, dal 31 al 30%, quella dei nuclei in saldo negativo.

Questo sarebbe il segnale che le famiglie hanno trovato un assestamento nella crisi, ovviamente con notevoli rinunce. In totale, però, sono aumentate nel 2013 le famiglie che si sentono in crisi di risparmio ora 43% rispetto al 37% del 2011. E quest’assunzione di consapevolezza comporta più prudenza nella spesa.
Anche perchè non ci sono più riserve e imprevisti da 1.000 euro sono un problema per il 20% famiglie. Una famiglia su 5, infatti, ammette che non riuscirebbe a far fronte a una spesa imprevista di 1.000 euro con risorse proprie.
E se la spesa imprevista fosse maggiore, che ne so di 10.000 euro, una famiglia su tre non saprebbe come venirne a capo. Sebbene poi i genitori abbiano imparato a rinunciare, con la crisi è crollata la fiducia dei giovani.
Gli ottimisti rispetto alla propria situazione personale tra i 18 e i 30 anni, infatti, sono scesi in un anno dal 24% al 4%. Questo aspetto è abbastanza o forse il più preoccupante, perché mentre la nostra politica da geriatrico discute da settimane di voto palese o segreto, i giovani, il futuro del Paese, non credono più che valga la pena impegnarsi per un domani migliore perché “tanto non cambia niente”.
E se “l’ottimismo è il profumo della vita”….qui si sente solo puzza, tanta!
Elisa Costanzo

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