La Brigata Rossa anti stupro è in azione

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Ultima modifica 6 Novembre 2015

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Arti marziali per non essere vittime di stupri. A insegnarle in India ci pensano la Brigata Rossa: gruppi di autodifesa nati grazie all’intuizione di una giovane donna. Salvata da un paio di jeans. Per reagire ci vuole consapevolezza, istruzione, coraggio. E anche una mossa d’arti marziali bene assestata. Uomini, tremate: le ragazze vestite di rosso si stanno allenando.

Finora abbiamo tenuto corsi per 16 mila donne» racconta Usha Vishwakarma, fondatrice e direttrice della Red Brigade (Brigata rossa). “L’obiettivo è addestrarne un milione fra India, Sri Lanka, Nepal e altri Paesi dell’area“.

È questione di sopravvivenza. A chi si illudeva che il Subcontinente fosse un’oasi di spiritualità e rispetto, la cronaca degli ultimi anni ha definitivamente aperto gli occhi. Le statistiche ufficiali della violenza sulle donne non aiutano perché collocano l’India nella media, con più o meno due casi all’anno ogni centomila abitanti. Ma le organizzazioni per i diritti umani spiegano che neanche un decimo degli stupri viene denunciato, che la gran parte avviene in famiglia, in remoti villaggi di campagna nelle regioni del Madhya Pradesh, dell’Uttar Pradesh o del Bengala occidentale. O, ancora, nella terra di nessuno degli sterminati slum intorno alla capitale.
L’episodio della violenza di gruppo su un bus a sud di New Delhi, due anni fa, con la morte della giovane studentessa di fisioterapia Jyoti Singh Pandey, è stato rivelatore e ha definitivamente messo in luce la tragedia.

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Qui gli uomini pensano di avere il potere e tutti i diritti” denuncia Usha. “Considerano le donne secondarie, come se fossero oggetti. Hanno il controllo di tutta la gestione familiare“.
E si comportano violentemente di conseguenza. La battaglia di Usha Vishwakarma a Lucknow, nell’Uttar Pradesh, comincia da un’esperienza personale.
Era il 2006, avevo 17 anni e lavoravo come maestra” ci racconta “quando un collega tentò di stuprarmi”. A salvarla furono i jeans stretti che l’uomo non riuscì a sfilarle: un attimo di esitazione e lei fuggì. “Ma per lungo tempo sono rimasta in una specie di coma, è stato un periodo orribile“. A scuola, nessuno prendeva sul serio le sue accuse, il consiglio degli altri insegnanti era di lasciar perdere, di dimenticare. “Finché non ho trovato un’amica disposta a sostenermi, sono uscita da questo stato di choc e ho cominciato a combattere“.

La sua speciale Brigata rossa nasce così, nel 2011, con una tunica di colore acceso, pantaloni scuri e una dozzina di ragazze che mettono in piedi un gruppo di autodifesa. Che ha preso slancio soprattutto dopo la tragedia di Delhi. Ogni 29 del mese, il giorno in cui nel dicembre del 2012 è morta Jyoti, le giovani combattenti di Usha escono in strada con i cartelli “Basta stupri” e “Vogliamo sicurezza“.

La Brigata rossa è ormai un fenomeno conosciuto nel Paese e ben oltre, sulle pagine e nei filmati di stampa e tv internazionali, da Usa Todayal Manila Times fino ad Al Jazeera.
Tutte le militanti “rosse” hanno storie di abusi. “Queste cose in India accadono quotidianamente” spiega al Guardian Laxmi, brigatista sedicenne.

Le lezioni di arti marziali sono il punto di partenza. Ma la squadra della giovane maestra sa che per cambiare davvero la condizione femminile in India serve tanto altro.
Con la Brigata, molte ragazze nella nostra area adesso si sentono più sicure quando escono da casa” dice ancora Usha.  “Molte vittime di stupro si uniscono a noi, imparano l’autodifesa e trovano il coraggio di andare avanti.”

C’è, però, un contesto molto più ampio da modificare. “Da insegnante, ho visto tanti bambini abusati da parenti: venivano tutti da famiglie estremamente povere“.
In questa battaglia, c’è una componente economica rilevante. “Abbiamo bisogno di finanziamenti per le ragazze sopravvissute alle violenze che vogliono vivere con noi, vorremmo fondare un’accademia, estendere i corsi di arti marziali. Sappiamo, poi, che è importante, per vincere questa mentalità patriarcale e maschilista, aiutare le donne a raggiungere un’indipendenza economica”.
Per questo, il sito redbrigade-lucknow.com invita a donare un contributo.

Ma è davvero possibile convincere metà di un Paese così sterminato con un’azione come questa, dal basso, con una banda di ragazze poco più che adolescenti?

Non possiamo trasformare questa mentalità molto velocemente” risponde Usha. “Ma, dopo lo stupro di gruppo a Delhi, la gente sta cominciando a pensare alle donne, a riflettere su quello che succede. Andiamo nelle scuole maschili, per esempio, e spieghiamo ai ragazzi perché bisogna avere rispetto e rifiutare la violenza. Noi lavoriamo per il cambiamento. Crediamo sul serio che sia possibile“.

Il cambiamento è possibile con la Brigata Rossa.

Paola Lovera

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