La Buona Scuola e gli insegnanti di sostegno

Ultima modifica 20 Giugno 2019

Il nostro MIUR ha ricevuto lo scorso 10 febbraio a Vienna un riconoscimento dall’ONU per l’impegno nel versante dell’inclusività per la legge 104 /1992 che tutti conosciamo.
Dal sito del MIUR: “Si tratta del riconoscimento anche dei risultati conseguiti dalla legge “La Buona Scuola”. Grazie alle assunzioni a tempo indeterminato, i docenti di sostegno con contratto a termine sono scesi dal 40% al 34,3% del totale.”image
Piccolo inciso: in realtà il premio è, come detto sopra, per la legge 104 del 1992 e il calo della percentuale rientra nell’imposizione europea all’Italia di assumere personale scolastico in situazione di precariato da 20 anni.

Poi ognuno trae le sue conclusioni.
Il premio è stato dedicato a tutti gli insegnanti, i bambini e i genitori.
E dico anche giustamente, perché le leggi si pubblicano e poi c’è chi le applica.

Vi racconto la mia storia dall’anno 1979: ho avuto per 8 anni nella mia classe (elementare e media) un bambino e poi ragazzo con un grave disturbo dello spettro autistico. Dolcissimo e complicato. Era sempre con noi.

Sì, perché dal 1975, grazie a politici Uomini di scuola al governo, gli alunni con disabilità sono stati inseriti in classi ordinari attraverso una legge all’avanguardia nel sociale e dedicata ai bambini, tutti.  
Allora, forse, questa legge avrebbe meritato il premio, perché si ergeva unica nel panorama scolastico europeo.
Vi riporto un passo della relazione della Commissione Falcucci (che allora motivò in modo esemplare le scelte fatte) :
“Non ci si nascondono le difficoltà di tradurre, in termini di azione scolastica valida per tutti, l’esigenza di fare operare gli alunni in difficoltà con gli altri. Una vita scolastica perfettamente articolata, nella quale le attività integrative e di recupero non abbiano un posto separato dalla normale azione didattica, può essere ancora, per molte situazioni, più una meta ed un criterio di riferimento nel processo di crescita della scuola che non una piena realizzazione, per le difficoltà legate alla preparazione degli insegnanti e alle concrete possibilità organizzative che 1a scuola oggi offre. Si ritiene, tuttavia, indispensabile inserire nella prospettiva di sviluppo della vita scolastica la dimensione dell’integrazione, affinché ad ogni livello di programmazione della scuola a tempo pieno venga adeguatamente affrontato il problema degli alunni in difficoltà.” 

Cioè si parlava di azione scolastica in Parlamento.
Di pratica dell’insegnamento nelle aule di Montecitorio. Un flash. 

Si parlava di dare spessore sociale mai visto alla scuola. 
Si parlava consapevolmente di uno sforzo enorme chiesto agli insegnanti: c’era considerazione di un lavoro.
Il mio compagno molto spesso non aveva l’insegnante di sostegno e stava con noi. Sì, non tutte le insegnanti erano in grado di comunicarci. Ma noi sì. Io ero riuscita ad offrirgli pane e formaggino ogni giorno e lui lo prendeva e mi sorrideva. Un altro riusciva a farlo sedere ogni tanto. Ecco a cosa serviva stare con noi: a vivere con gli altri. Ma per le insegnanti era durissima fare lezione quando non c’era l’insegnante di sostegno.

E dopo 15 anni (1990) è nata la struttura modulare nella scuola elementare… perché era un passo ovvio, vista la nuova complessità della scuola.
Quando i nostalgici parlano dell’insegnante unico, ricordino anche che regnava sovrana l’esclusione nella scuola precedente al ’75.

Poi la famosa 104 del ’92 ha dato una parte di ciò  che mancava: un sostegno concreto anche economico. Ma… Ma.

Ad oggi mancano gli insegnanti di sostegno.

L’unica cosa buona che ci si aspettava dalla “Buona scuola” era dare a tutti i ragazzi in difficoltà il giusto sostegno, che poi, per caduta, aiuta intere classi anche a studiare meglio l’italiano è la matematica.

Ecco, quando il sottosegretario Davide Faraone esprime grande soddisfazione per questo percorso verso l’inclusività, ricordi che gli insegnanti accolgono ogni giorno, dal 1975, gli alunni disabili, con o senza sostegno e che un passo vero verso l’inclusività effettiva sarebbe dare quell’aiuto che in fondo (come l’assunzione dei precari) è un atto dovuto. Speriamo che il desiderio di tutto il mondo scolastico si avveri grazie a questa riforma.

Ylenia Agostini

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