La cella del taglione

Ultima modifica 14 Ottobre 2019

Un condannato per sfruttamento della prostituzione minorile viene risarcito e scarcerato anzitempo. Questa la notizia a grandi lettere che si legge e fa scalpore. Un fatto senza dubbio aberrante. Come di fatto è aberrante che un uomo incriminato per sfruttamento della prostituzione minorile venga imprigionato per soli tre anni.

Sono certa che le persone siano già pronte ad accusare, a scagliare pietre contro il giudice che ha presentato tale scellerata sentenza. Le urla della folla: “Come è possibile?”, “Uno sfruttatore risarcito e rilasciato prima del previsto?”, “Ma siamo impazziti?”… C’è un piccolo fatto. Una virgola fuori posto. Se proprio vogliamo mettere i puntini sulle “i”. Il giudice stava rispettando la legge. Se il carcerato non fosse stato messo in una cella di meno di tre metri quadri non si sarebbe mai posto nessun problema.

cella

Ora, so che mi scatenerò tutti contro, però proviamo a pensare un secondo a quanti sono tre metri quadri. Il passo di un uomo adulto compre circa un metro. Facciamo tre passi, quelli sono tre metri. Figuriamo questi tre metri un secondo. E’ proprio un po’ pochino. Ecco, tre metri quadri sono lo spazio minimo in cui deve stare un detenuto, per legge. E quindi, dato che si tratta di carcerati, già si parla di stanze che non sono proprio delle dimensioni di una reggia. Quindi, sarà anche scandaloso, sarà anche terribile, aberrante quello che il condannato in questione ha fatto, ma lo Stato, la Legge, deve garantire l’integrità della persona, qualsiasi essa sia.

Fare della polemica dicendo “Ma alla fine quelli sono carcerati, già con le tasse diamo loro da mangiare, cosa vogliono ancora?” è assolutamente sterile. Con un ragionamento di questo tipo si potrebbe ritornare alla Legge del taglione senza troppi problemi. E ci sono molte persone che non sarebbero così in disaccordo. Ma viviamo in un paese civile, per fortuna, siamo contrari alle punizioni corporali, siamo contrari alla pena di morte. Ma non ci rendiamo più conto di che cos’è una tortura? A parte la violenza fisica, il dolore, non capiamo che è l’umiliazione quella che piega un uomo, la situazione di impotenza? E allora magari rendiamo anche più lungo il periodo di incarcerazione di questo criminale, ma lasciamogli quello che è suo di diritto e che è giusto che sempre mantenga. La dignità.

Insieme con quella magari riuscirà anche a capire con lucidità quello che ha fatto e magari anche a pentirsi.

Silvia Gamba

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