Ultima modifica 20 Giugno 2019

 

L’altro giorno mancava l’insegnante in classe prima e a me è toccato sostituirla per un’ora. Insegno in quinta …
Ed eccomi davanti i piccoli, le “matricole”, che hanno bisogno di modalità comunicative completamente diverse rispetto ai grandi . La comunicazione in classe si modifica bruscamente passando da una comprensione reciproca data dalla consuetudine della convivenza (nel bene o nel male)  per tornare ad un lavorio continuo di interscambio per costruire il rapporto.

comunicazione non verbale
Il capirsi con lo sguardo, con un gesto o con un tono di voce diverso, infatti, è una chicca della quinta che inizia a nascere pian piano solo dalla terza.
In prima e in seconda acquista un valore prezioso la comunicazione non verbale.
Gesti accoglienti di conoscenza, sguardi scrutatori e sorrisi mirati a risollevare occhietti preoccupati sono appannaggio dell’insegnante, mentre per i bambini si va dal “sto camminando sulle uova” alla provocazione per scoprire dove sono nascosti i “paletti” della “legge della classe”.
I bambini in prima osservano golosamente ogni singolo movimento, ogni espressione, con curiosità, stupore e anche timore, perché non riescono a prevenire nulla del tuo atteggiamento; senti a pelle che è fondamentale comunicare attraverso la coerenza tra  il tono della voce e l’espressione del viso per raggiungere la trasparenza del messaggio, quella che tranquillizza. Il messaggio deve essere chiaro, ma non freddo e deve sempre considerare l’età e l’esperienza del bambino.
Mi fa rabbrividire un “promemoria” di frasi ad effetto per stupire, e fondamentalmente zittire, i bambini, che ho letto pochi giorni fa. “Mamma mi annoio” “No, la tua non è noia, ma pigrizia mentale”… da far cadere le braccia.
Ecco, siamo agli antipodi della comunicazione efficace di Thomas Gordon che tanto ci ha insegnato; egli  ha individuato 12 barriere alla comunicazione efficace e io le tengo a mente volentieri, perché le condivido:
1. Dare ordini, comandare o dirigere
2. Minacciare, mettere in guardia
3. Moralizzare, far prediche
4. Dare consigli
5. Persuadere con la logica
6. Biasimare e giudicare
7. Manifestare compiacimento
8. Ridicolizzare o usare frasi fatte
9. Analizzare diagnosticare o interpretare
10. Consolare o rassicurare
11. Investigare o indagare
12. Minimizzare o ironizzare
La supplenza mi ha dato proprio l’occasione di ricordare un particolare: i piccoli, più che i grandi, si rassicurano quando, banco per banco, passi a guardare il lavoro sui quaderni; in quel momento usi la gomma dicendo “lo rifacciamo meglio dai!” mentre un po’ li abbracci da dietro: l’errore in quel modo diventa meno cattivo, quasi l’occasione di essere coccolati.
La positività di quel gesto la senti nel momento in cui ti fermi e, due banchi più in là, “Maestra pure a me”.
Quanto vuol dire comunicare stando vicino! Passa tutto…più o meno.
C’è una bambina che, fissando la finestra, …  “Vo-glio la ma-amma” “Già, hai ragione, però la mamma sa che a scuola oggi imparerai un saccone di cose, se non le fai poi non puoi mostrarle niente” “Sì, lo so ma io vo-glio la ma-amma”
La prendo in braccio e andiamo a guardare il panorama fuori dalla finestra.
Un piccione si posa sul davanzale e poi scappa. Lei ride e la lacrimuccia appesa le scende all’improvviso. Sinceramente mi si allarga il cuore. E’ passato il momentaccio, così.
Sono stata fin troppo fortunata e ho ringraziato il piccione. (Sarà stato quello che mangia le briciole sotto la mia finestra?)

Mi dovrò ri-abituare a stare vicino.Teacher Helping Schoolkids

In prima e in seconda non si gioca sull’ironia.
In quinta invece essa ronza in classe come un’ape sul miele e ci si gioca insieme, perché ci si conosce.
Sono anni che, invece di dire “diagramma a blocchi” usato nel problema, dico “diagramma di flusso”, ovviamente correggendomi in mezzo secondo. Mi scappa e non so perché.
Ora, in quinta, quando lo dico giusto, si alzano in piedi e col viso serio mi fanno una standing ovation. Mi fanno morire dal ridere.
Ecco, se in prima il rapporto è sempre work in progress attraverso lo stare vicino, in quinta è importante, lentamente, giorno dopo giorno, allontanarsi.
“Ylenia!”  a loro scappa, ma io non mi volto finché non sento “Maestra!”.
Bisogna  che si abituino a non avere  la nostra mano tesa. Dobbiamo (dolorosamente) lasciarli soli a riflettere, calcolare, scrivere, studiare. Dobbiamo dare il senso che qualcosa sta cambiando.
Piano, con calma, ma con fermezza. Non è naturale. Io, per esempio, mi devo mordere la lingua quando li vedo sull’orlo della lacrima.
La scuola secondaria è ad un passo e penso “se hai mal di pancia, se hai litigato con la mamma, se è difficile ma ci puoi arrivare, non ti posso fare le coccole, perché ti farei solo il danno di illuderti che la vita scolastica continui accogliente e protettiva. Non lo sarà.”
Crescere è bello, ma i gradini alti dovranno continuare a salirli da soli.
Se ci penso…
Andiamo avanti. Prepariamoci, il prossimo anno, a stare vicino… per poi, di nuovo, allontanarsi.

Ylenia Agostini

La redazione del magazine. Nato nel maggio 2013, da marzo 2015, testata registrata al tribunale di Milano. Mamme di idee rigorosamente diverse commentano le notizie dell'Italia e del mondo, non solo mammesche.

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