La legge non è uguale per tutti, vero?

Ultima modifica 16 Marzo 2016

1359004-ugualeCerto ci piacerebbe pensare che sia così. Lo è nella nostra mente o nelle nostre utopistiche speranze ma spesso, troppo spesso e sempre di più negli ultimi anni, non incontra la realtà.

E allora diventa normale tutto. Anche il paradossale, anche l’ingiusto, anche l’ignobile.
Diventa normale che un politico condannato in via definitiva sia ancora in parlamento prendere milioni di euro e a massacrare con le tasse un intero paese ormai non più in ginocchio. Ma strisciante.
Diventa normale che chi sbaglia, anche in modo orribile, possa andare in giro libero come un uccello.

E ancora, che una donna possa tentare di rapire un bambino e poi venga lasciata libera.
Libera come non sarebbe più stato il bambino rapito. E ovviamente nemmeno più la sua famiglia. Mai più libera dall’angoscia. Un’angoscia che non posso nemmeno immaginare perché troppo profonda, perché eterna.

La notizia è di quelle che quando la leggi stai male. Ti colpisce come un pugno allo stomaco. Ce ne sono sempre, ogni giorno purtroppo.
E fa male perché ti rendi conto che anche quando grazie a Dio non sei tu in prima persona ad essere coinvolto, il male al cuore lo senti. Riesci a sentirlo. E se in minima parte fa male capisci comunque quanto può far male a chi ha subito il torto.
Perché un bimbo non si tocca. Non importa di che colore, religione o paese, Non si tocca e basta.
Ma si sa, ne ho già parlato qui, non c’è nefandezza di cui la specie umana sia capace, che non riesca a pensare e poi fare.

Questa donna ha tentato di rapire un bimbo di 18 mesi. E’ stata fermata dalle urla dei passanti e il padre del bambini.
E la polizia che ha agito tempestivamente anche perché a pochi passi dall’accaduto. A fatica e con pure ferite da far vedere al pronto soccorso in un secondo momento la donna è stata portata in centrale.
Ha dato fuori di matto. Ha dato generalità false. Ha detto e fatto tutto ciò che poteva per respingere e liberarsi dalla situazione in cui si era andata a cacciare.
E’ stata denunciata. Il bimbo nelle braccia dei genitori. Tutto bene ? Lo sarebbe se la notizia non terminasse con “… Una storia a lieto fine anche se gli agenti sono stati costretti, loro malgrado, a rilasciarla dopo poche ore.”.

E’ ora che cominci a sentire un male dentro. Un male dato dall’ingiustizia, dalla palese ingiustizia subita dal bambino, dalla sua famiglia e dalla società in cui viviamo.
Così maltrattata, violentata dall’iniquità. Dal non saper reagire alla follia umana in modo equo, giusto, coerente.
Dove la legge esiste ma non sempre viene applicata. A volte viene applicata ma non per tutti allo stesso modo. A volte è semplicemente una legge che fa schifo.
Io non sono un avvocato, un giurista né un’esperta. Nulla. Sono una lettrice di brutte notizie, una mamma e donna italiana.
E come qualsiasi altra donna mamma e persona, semplicemente persona, mi indigno nel vedere che esiste una legge, una situazione chiamatela come volete che permette ad una donna palesemente colpevole di aver provato a fare una cosa orribile come strappare un bambino alla sua famiglia di uscire momentaneamente, anche solo per un minuto, libera.
Cosa esiste di più crudele ? Amorale, assurdo, orrendo? Lo porta via. Come se fosse un oggetto, come se non si trattasse di un essere indifeso.  Come se non dovesse invece provare a far di tutto, come ognuno di noi dovrebbe provare a fare, per proteggere e tutelare i bambini.

1217736_36fe983240_mE anche se è pura utopia, lo so, dovremmo poter vivere in un mondo dove di fronte ad un palese azione da condannare non esista legge, procedura, avvocato o cavillo legale che permetta a quella donna di uscire dalla centrale di polizia.
Libera di poter tentare di fuggire, di nascondersi e far perdere le sue tracce o peggio di provare a rifarlo. Provare a rifarlo…Capite ?

E ci tengo a dire un’ultima cosa. Andate a leggere l’articolo per intero. Guardate il titolo. Grande, attira attenzione. Ma non solo la notizia. Io leggo zingara e mi domando perché si mette nel titolo. Non è una notizia rilevante. Non dovrebbe esserlo. Metterlo lì vuol dire solo essere certi di attirare l’attenzione.
Ma non si valuta quanto sia in realtà pericoloso. Perché in realtà alimenta solo l’odio verso una particolare etnia. E non si deve fare.
Non dovrebbe essere tollerato. Perché diffondere l’odio non è il modo di combattere certe cose. Non le si evitano.
Serve solo a spostare l’attenzione
. Invece che totalmente verso il reato, anche verso l’etnia di chi lo commette.
Come se non esistessero italiani che rapiscono bambini.

Capite cosa intendo? Indigniamoci per il reato commesso. Non per  il colore, la religione o la provenienza di chi lo ha commesso. Manteniamo l’attenzione focalizzata dove dobbiamo.

Per me è solo come l’ho chiamata per tutto questo lungo articolo. Una donna. In questo caso una donna orribile.

 

Nathalie Scopelliti

2 COMMENTS

  1. una donna orribile dici? No non una donna, non merita nemmeno di appartenere al nostro genere ed hai perfettamente ragione quando dici che diffondere l’odio per un etnia fa distogliere l’attenzione dal punto focale e, in un certo senso, ne attenua, almento nella pubblica opinione, l’impatto.
    Quell’essere ha commesso un reato gravissimo, quell’essere ha rapito un bimbo, questo è il solo fatto, il solo che ci interessa e non il colore della pelle del reo o la sua religione o che altro. Lei è colpevole, solo lei:

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