Ultima modifica 5 Dicembre 2016

Un‘anziana donna giace in un letto di ospedale.
E’ arrivata alla fine di una lunga vita su cui il destino ha cucito gioie e dolori e su cui lei ha ricamato affetti, rancori, rinunce, sacrifici e qualche perla di soddisfazione.
Ha tenuto duro fino a qualche ora prima, stringendo la mano a quella figlia che non ha mai abbandonato, che non l’ha mai abbandonata. E’ rimasta ben desta con gli occhi puntati fissi verso il corridoio, sperando che l’altro suo figlio entrasse da un momento all’altro, per starle accanto.
Lei sa che il suo piccolo maschietto di 65 anni è in volo per venire da lei, per guardare i suoi occhi stanchi e vedere, ancora una volta, la stessa luce che l’ha chiamato alla vita.  Forse lei non si sarebbe stupita se lo avesse visto entrare, in calzoncini e con un ginocchio sbucciato, saltellando prima di abbracciarla.

Io ero lì e, mentre contavo ogni suo singolo, affannoso respiro, chiedendomi se ce ne sarebbe stato un altro dopo, ho capito che la morte di una mamma non è altro che un parto al contrario!

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E’ un travaglio lungo ore in cui si soffre moltissimo per passare da una dimensione ad un’altra.
Quando partorisce, una donna cambia forma, passando dall’essere donna all’essere mamma e, in quello stesso momento, aiuta il proprio bimbo a passare da una dimensione ad una completamente nuova.

Anche nel momento della morte materna, c’è un passaggio da una dimensione ad un’altra (qualsiasi essa sia) la cui protagonista, però, questa volta, è la madre.
Seduti al capezzale della propria mamma o in Economy Alitalia, i figli affrontano un vero e proprio travaglio, aiutando, in qualche modo, la loro mamma a lasciare la vita.
Anche i figli, con la morte della mamma cambiano forma, in modo meno evidente, passando dall’essere figli all’essere orfani e, diventare orfano, a qualsiasi età accada, comporta uno stravolgimento mentale importante.
L’ultima spinta, in una nascita, è l’ultimo respiro in una morte.

Un respiro che sembra mancare anche ai figli, come se, per un attimo, tornassero in simbiosi con la loro mamma, in una dimensione in cui, l’ossigeno per entrambi, passava da un solo paio di narici.
A un tratto, lei non c’è più o, forse, c’è più di prima, ai figli il fiato torna e ricominciano a respirare, forse davvero per la prima volta in modo indipendente, senza cordone ombelicale.

Con la morte di una mamma, come col parto, dopo il dolore, arriva la quiete.

In entrambi i casi, il dolore del cambiamento sarà da elaborare a lungo prima di poter trovare un equilibrio.
Vivere la nascita o la morte fa sentire vittime di una separazione, netta ed improvvisa, che ha fatto scollinare in una valle sconosciuta.

Una lampadina rossa lampeggia e un suono sordo, costante, penetrante, striscia nel silenzio della stanza.
All’improvviso, finalmente, entra dal corridoio il figlio dell’anziana signora. Non ha calzoncini ed espressione spensierata ma, al contrario, ha tutta l’aria di chi ha preso il primo aereo senza mettere niente in valigia. Qualcuno tenta di fermarlo per le condoglianze ma lui, pur essendo una persona incline alle formalità, passa sopra a tutti e va dritto da lei.
Cerca nei suoi occhi quella luce che gli ha illuminato i primi giorni di vita, tanti anni fa, e, forse, per un attimo, spera ancora che possa ricomparire. Poi le dà un bacio in fronte e le ricompone il volto, perchè la sua mamma deve essere bella anche in un letto di ospedale.
Quel figlio cresciuto e invecchiato, non era lì quando lei ha chiuso gli occhi ma quella luce che essi avevano, prima di spegnersi, non illuminava altro che lui.

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La morte di una mamma è una nuova nascita. Mamma e figlio sono sempre vicini, nonostante possa sembrare il contrario: come nel parto, il figlio nasce e sente la sua mamma anche se lei è incosciente in una sala operatoria, così, nella morte, la mamma se ne va in pace e accompagnata dal figlio, anche se lui non è fisicamente lì con lei.

Vivo in Val di Susa, un posto in cui ancora i vicini si scambiano i biscotti fatti in casa ed i bambini crescono insieme. Due figli, un marito, un diploma di sommelier e una piccola ditta che seleziona e rivende vini di qualità. Da qualche tempo, ho anche realizzato il mio sogno di creare un blog sull'enoturismo.

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