La rivolta è maschile?

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Ultima modifica 20 Aprile 2015

Quasi mai i cambiamenti che sono seguiti ad una rivoluzione sono stati favorevoli alle donne e così, prima di esultare per la deposizione di questo o di quel tiranno, riflettiamo bene e aspettiamo quello che succederà dopo.

La storia ce lo insegna, ma noi siamo capaci di imparare?

Nel recente passato alle dittature reali o di capi popolo più o meno autoproclamati, sono succeduti regimi in cui l’islam, o perlomeno i rappresentanti della comunità che ha assunto il potere, non brillano certo per ‘democrazia’.

Faccio un esempio ormai consegnato alla storia.

La Persia degli sha, era un modello di potere assoluto, eppure l’ultimo di essi aveva modernizzato il paese, affrancando, anche se parzialmente, le donne dal giogo maschile.

Gli ayatollah che lo hanno sostituito hanno cancellato con un colpo di spugna tutta quella ‘modernità’.

E l’Afganistan? Dopo il ritiro delle truppe russe sono saliti al potere i talebani, non mi dite che costoro che tengono tutt’ora in scacco il paese non siano pesantemente misogini.

Ma non è questione di islam.

Anche le rivoluzioni occidentali, sebbene datate anno avuto gli stessi risultati.

Già nel 1776 la Costituzionedel New Jersey riconosceva il diritto di voto a tutti gli abitanti, ma non fu più così quando entrò a far parte degli Stati Uniti che estesero il voto alle donne solo nel 1920.

Come sapete tutti i libri della nostra storia parlano di liberazione dal giogo austriaco per le popolazioni del Lombardo-Veneto, ma siete sicure che le donne siano state avvantaggiate? Nemmeno per sogno!

Il codice civile austriaco riconosceva a tutte le donne personalità giuridica, potevano, quindi agire in sede legale, senza l’avvallo del maschio più vicino in linea parentale.

Cosa che non era prevista nel regno di Sardegna e . quindi dall’Italia, che non la riconobbe che nel  1919, libertà che fu limitata nel ventennio.

Come vedete la democrazia non è sempre sinonimo di maggiori diritti e maggiori libertà, soprattutto per le donne.

Ora l’attenzione è tutta perla Siria.

Non c’è dubbio che Assad sia un dittatore feroce, lo ha dimostrato prima e continua a dimostrarlo con la repressione oltre ogni limite di inumanità verso i suoi contendenti. Non è che questi ultimi abbiano atteggiamenti dissimili, però.

Ma non ci sono altrettanti dubbi che durante il suo regno la convivenza tra le varie etnie e gruppi e gruppuscoli di religioni uguali e diverse altrove in feroce conflitto fosse incredibilmente pacifica.

Che cosa succederà se il gruppo islamico più integralista, insofferente e prevaricatore riuscisse a istallarsi al potere?

Che ne sarà di quelle donne siriane non aduse ad indossare veli, burka o abiti castigatissimi?

Nella vicina Tunisia dove, dopo tutto, c’è stata una quasi pacifica transizione, il nuovo parlamento ha approvato un articolo della Nuova Costituzione che modifica, nella sua essenza, la condizione femminile, la più emancipata dei paesi islamici, assicurando la protezione dello stato ai diritti delle donne, diritti che, secondo le leggi islamiche, sono: dono matrimoniale e mantenimento, associandola all’uomo, ma complementare allo stesso, nel privato e nel pubblico, insomma la donna non avrà più diritti propri.

Ora tocca all’uomo e ai suoi diritti che, sempre secondo l’Islam, sono il ripudio e l’obbedienza delle donne.

E la Tunisia sembrava la più moderata!

Non sempre il popolo è democratico, non sempre la maggioranza è equilibrata.

Prima di metterci dalla parte di un popolo dovremmo attendere un poco, guardare oltre, al ‘dopo’, alle donne, alla loro nuova condizione, saranno effettivamente più libere?

 

Nonna Lì

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