Pensare alla scuola secondaria, da mamma-maestra

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Ultima modifica 20 Giugno 2019

Mia figlia grande ha 8 anni.
Tutto bene, ma si avvicina quel periodo di “metamorfosi” come dice il Prof. Andreoli, che richiede una sensibilità genitoriale particolare… che particolare, poi, credo sia un eufemismo su un piatto di miele.

adolescente-scuola-secondaria

E che ti prepari 2 anni prima?
No. Non è il prepararsi. Ma è la prima volta che mi pongo il problema-scuola, proprio perché l’età è delicata.
Sì, a questo ci penso. Credo di non essere sola.
Penso a quanto tempo buono le viene dedicato ora.
Penso a insegnanti-persone che curano più il suo entusiasmo che la sua competizione.
Penso a insegnanti-persone che ora la guardano in faccia e riconoscono le sue espressioni.
Penso a compagni che le vogliono bene e in cui si riconosce.
E non è un caso: è la concomitanza di impegni tra insegnanti, genitori, educazioni giuste.
Se le cose vanno bene, non è per caso.
Forse è questo che non è chiaro.

Se i ragazzi sono allo sbaraglio è colpa di genitori – scuola – chiesa – stato. Ecco…se le cose vanno invece è solo fortuna?

Eh no. Eh no.
E’ merito di persone che si impegnano nello stesso verso.
Che sarà nel salto alla scuola secondaria… ci penso anche nel riflesso dei miei alunni di quinta che vengono a trovarmi.
Adesso, non è che cerchi la spensieratezza di bambino nei loro occhi. No.
Ma l’attenzione alla persona che cresce e l’accoglienza di un mondo complesso, sì.
E non la vedo in tutti. Anzi, me la raccontano in pochi.

Cerco una scuola in cui ci sia l’attenzione alla persona in crescita.
Non mi interessa nient’altro.

La profondità del mondo adolescente è difficile. E che non lo so?
Sono stata un’adolescente antipatica, chiusa e complicata.
Leggendo gli ultimi articoli sugli attacchi verbali e fisici anche violenti ai professori, mi si pone davanti il picco dell’incapacità genitoriale.
Ma se scendo di intensità, se provo a sentirmi, insieme a mio marito, in quella massa di genitori che ogni giorno si impegnano affinché i figli affrontino la vita e i problemi con le loro gambe, ragionando insieme sugli errori (che si fanno, ché i perfetti stanno in altri mondi) e trovando soluzioni ispirate dall’onestà, allora mi pongo il problema se la scuola sarà in grado di dare attenzione a questo lavoro e di completarlo come dovrebbe, oppure spianerà tutto in una didattica frontale senza rapporto che si ferma a numero-cognome – fai 14 problemi per domani.
I figli sbagliano. I genitori pure.
Ma è importante che la scuola non appiattisca e banalizzi questi errori, generalizzandoli.
E purtroppo i 30 per classe aiutano la scarsità di dialogo.
Un adolescente ha bisogno di motivi forti per imbroccare la strada giusta.
Ha bisogno di sentirsi protagonista e attore di un percorso, proprio per scoprire chi è.
E secondo me il giusto e lo sbagliato si può insegnare  anche a quell’età… e anche a scuola.
Ma il giusto e lo sbagliato passano solo se la scuola diventa un motivo…un motivo e non un lavoro.
Vorrei che mia figlia, alzandosi al mattino stanca morta con gli occhi ancora chiusi a fare colazione, continui a salire in macchina senza mai dire “Non voglio andare a scuola”…come ha fatto fino ad ora.
Spero non sia un’utopia.

Ylenia Agostini

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