La speranza delle mamme

Ultima modifica 20 Gennaio 2017

Quando i telegiornali davano la notizia della scomparsa di Angela Celentano, ero piuttosto giovane, non ero mamma, e non avevo idea di cosa potesse scatenarsi nella mente di una mamma al solo pensiero di perdere (letteralmente perdere) un figlio!

In quei boschi io ci sono stata, quasi dieci anni dopo la sua scomparsa, e con alcune persone ricordammo l’episodio (ormai Monte Faito è solo il luogo tristemente famoso per la scomparsa della piccola Angela).

Qualcuno di noi disse: “Avranno cercato bene anche qui? Avranno cercato bene ovunque?”  … confesso che pensai: “Evidentemente no! Altrimenti l’avrebbero ritrovata!”.

Quando sei estranea ad una vicenda come quella della scomparsa di una figlia, la razionalità ti costringe a vedere le cose in maniera diversa: non pensi, come ogni mamma farebbe, che lei è ancora viva, e si diverta chi sa dove, ignara, incosciente di quanto le sia accaduto, inconsapevole  che al mondo ci sia più di qualcuno disperato a cercarla, notte e giorno, estate e inverno, pioggia e sole, e che la pensi ogni minuto di ogni giorno.

Quando sei estraneo ad una vicenda come quella di Angela, l’unica cosa che puoi e devi fare è ascoltare, rimanere in silenzio, ad ascoltare gli appelli della mamma, della famiglia intera, le parole che ogni giorno, tutti quelli che la cercano, lanciano al mondo, in cerca di aiuto, e sperare, che prima o poi, tu ti sia sbagliata, che quella bambina da quel maledetto bosco ne sia uscita davvero, da quel maledetto monte sia scesa, viva, piangendo magari, si…ma viva! E che viva lo sia, ancora oggi, dopo 16 anni!

Oggi sono mamma, e la mia più grande paura, il mio pensiero frequente, la mia ossessione continua nei luoghi affollati è perdere mia figlia, letteralmente perderla! (Si, è la mia paura più grande, perché ad altre catastrofi della vita, il mio cervello di mamma rifiuta di pensarci!): così anche fare la fila alla cassa di un grande supermercato mi costringe a tenerla legata a me, scendere dall’auto in un’area di servizio si trasforma in una fatica enorme, tenerla d’occhio al parco, uno sfinimento!

Oggi sono mamma, e la mia più grande paura, mi ha bloccato davanti alla notizia di una “verità probabile” sulla scomparsa di Angela. Il mio modo di pensare di fronte ad una vicenda della quale sono estranea è cambiato: la speranza che la bambina del Monte Faito sia felice in Messico, ha prevaricato sulla razionalità che mi costrinse a pensarla senza vita, dispersa tra i boschi. Ma anche questa volta, l’unica cosa che ho potuto e dovuto fare è stato ascoltare, rimanere in silenzio e ascoltare gli appelli della mamma e sperare con lei.

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