La storia della piccola Zoe e della sua anca.

Ultima modifica 11 Novembre 2015

zoe

Le è stata impiantata una protesi all’anca all’età di diciassette mesi e ora Zoe, una bambina di due anni e mezzo, può camminare come tutti i bambini della sua età. L’ intervento realizzato all’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna è il primo caso al mondo eseguito su un paziente non ancora in grado di camminare.

Zoe aveva una forma rara di tumore alle ossa, sviluppatasi nel femore. Con l’intervento dovevamo prima eliminare la parte di femore attaccata dal tumore e poi sostituirla. Ma dovevamo capire come, visto che nella letteratura scientifica non ci sono ad oggi casi di impianto di protesi d’anca in pazienti così piccoli, non ancora in grado di camminare”, spiega Marco Manfrini che ha eseguito l’intervento e coordina il Centro di Riferimento Specialistico Terapie chirurgiche innovative nei sarcomi muscolo-scheletrici dell’età evolutiva della Clinica Ortopedica III a indirizzo Oncologico diretta da Davide Maria Donati.

Oggi Zoe continua ad essere seguita dai medici di Atene, dove vive, e dagli specialisti del Rizzoli di Bologna, che valuteranno nel tempo le sue future necessità per mantenere intatta la capacità di camminare, salvaguardata da questo intervento che segna una tappa di massimo rilievo per l’ortopedia.

 L’intervento, che non ha pari nel campo dell’ortopedia internazionale, è partito un lavoro di squadra che ha visto in prima linea, insieme a Manfrini, altri ricercatori dell’Istituto bolognese. Il Laboratorio di Tecnologia Medica diretto da Aldo Toni ha condotto lo studio di fattibilità sull’impianto ricostruttivo, coordinato dall’ingegner Fulvia Taddei, in collaborazione con la Banca delle Cellule e del Tessuto Muscolo Scheletrico diretta da Pier Maria Fornasari. Al fine di individuare la migliore soluzione per Zoe, – racconta Manfrini – abbiamo progettato, sulla base dell’anatomia della paziente, un modello virtuale della sua anca, prevedendo l’inserimento di un innesto osseo, cioè tessuto osseo proveniente da donatore che consente di asportare solo la parte malata, e di una piccola protesi. Grazie a questo studio preliminare abbiamo constatato fin da subito che la protesi era troppo lunga per una bimba di diciassette mesi e che sarebbe stato necessario tagliarla: l’abbiamo fatto in sala operatoria, e sempre in sala è stato preparato l’innesto osseo, che doveva essere ’modellato’ secondo il progetto di laboratorio”.

Ed ora Zoe cammina.

Paola Lovera

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