La vita scolastica nell’era delle riforme “pedagogiche” e “meritocratiche”

Ultima modifica 20 Giugno 2019


Facciamo un test
:

1. Siamo in una scuola primaria. Finisce il toner della fotocopiatrice e non c’è il ricambio; l’altra,che ha 10 anni,  si inceppa e l’insegnante ha un’ora per fare la verifica di geografia (l’unica in una settimana) per cui i bambini hanno studiato (qualcuno per niente, qualcuno così così, qualcuno molto)

A. Il fatto tocca solo il docente

B. Il fatto tocca solo il collaboratore ATA che deve mettere le mani nella fotocopiatrice che si blocca almeno 3 volte a settimana

C. Il fatto danneggia e soprattutto delude i bambini

2. L’insegnante programma un laboratorio di recupero nelle uniche due ore di compresenza, ma manca un insegnante e le uniche ore per fare supplenza disponibili sono le sue.

A. Il fatto tocca l’insegnante

B. Il fatto danneggia i bambini in difficoltà

C. Il fatto tocca il dirigente

3. L’insegnante di sostegno viene affidato ad un bambino per 11 ore, quando il percorso scolastico settimanale è di 27 ore, lasciando scoperte 16 ore. Cosa succede nelle ore scoperte?

A. Il bambino segue l’attività di classe serenamente lavorando in gruppo

B. Il bambino ha spesso qualche difficoltà, avendo un aiuto intermittente da parte dell’insegnante sola

C. Il bambino fa attività individuale e deve assolutamente essere seguito per non interrompere il flusso dell’attenzione

Risposte esatte: 1-C ; 2-B; 3-A,B,C
Le avevate indovinate?

la difficile vita scolastica

Le prime due sono situazioni di imprevisto (mancanza di toner, assenza di un collega) che, vissute un ufficio amministrativo qualunque non creano più di tanto scompiglio e qualche arrabbiatura. Al massimo si va in un altro ufficio a fare le fotocopie o si fa qualche ora in più.
Nella vita scolastica, l’altro ufficio non c’è e la lezione finisce quando finisce: persa per sempre.
[Piccola parentesi: le fotocopie, che molti pensano siano un modo per non lavorare sia per i bambini che per l’insegnante, hanno invece una loro funzionalità sia rispetto al tamponamento della selvaggia riduzione oraria imposta dalla riforma Gelmini, sia ai fini dell’inclusione scolastica.
Con un’ora di geografia a settimana, ad esempio, le “vecchie dettature tanto amate”, che facevano “volume” nel quaderno, devono essere ridotte sia per motivi di tempo, sia perché risultano un’attività  terrificante per gli alunni in difficoltà.
Una lettura comparata di più testi su un argomento, con un collage in fotocopia, invece, è funzionale all’apprendimento per tutti e più motivante. Ché a scuola si va per responsabilizzarsi e per apprendere, non per soffrire.
A volte, soprattutto per quanto riguarda la matematica, un bambino con difficoltà nella scrittura (testo di un problema o  serie di operazioni da mettere in colonna) ha necessità che il suo impegno sia fresco per risolvere e non incrinato dalla trascrizione in cui trova difficoltà.
Chiusa la parentesi.]

La terza è una situazione gravissima e il numero delle ore di sostegno non è molto spesso adeguato alla necessità. Lo dice la grande quantità di cause in piedi contro gli uffici scolastici regionali.
Le opzioni giuste per l’ultima domanda sono tutte e tre, perché si tenta ogni volta di bilanciare le attività e la vita che nasce intorno ad esse, cercando di ledere il minor numero di bambini possibile.
Si cerca di dare serenità, conoscenza e competenze, soltanto perché tutti i bambini lo meritano, con una pazienza che non può chiamarsi neanche più così. Con l’insegnante di sostegno si crea, infatti, uno schema di lavoro programmato,  flessibile di sostegno alla classe. Ma è ovvio che, se l’insegnante di sostegno manca, viene a mancare la possibilità di declinare l’attività in modo che tutti abbiano il loro momento di attenzione contemporaneamente.
Alla luce di questo minuscolo frammento di vita scolastica, qui raccontato attraverso un retorico test, possiamo riuscire a pensare che le riforme scolastiche degli ultimi anni, puntate solo al riparmio, abbiano colpito gli insegnanti e che continuino a colpire chi ha “3 mesi” di ferie?einaudi
Prima degli insegnanti, nel mirino delle riforme ci sono sempre stati gli studenti, perché tutto ciò che si fa per o contro la vita scolastica, ha loro come destinatari.

Forse non è chiaro ai non docenti che per un insegnante, condividere con i propri studenti il proprio iPad per vedere un video, per consolidare un concetto attraverso esercizi su Apps speciali a pagamento, è un’azione più che naturale. Far lavorare un alunno in difficoltà col proprio PC è un’azione più che naturale. Ricomprare di tasca propria un computer che serve al suo lavoro, per un insegnante è una necessità. Ma l’insegnante non è un libero professionista. E’ un impiegato dello stato.

Vorrei chiedere a un qualsiasi impiegato dell’amministrazione pubblica se abbia mai comprato un PC da far utilizzare a terzi nel proprio posto di lavoro. A noi capita, sempre. Ma lo facciamo perché serve e non credo smetteremo di farlo di fronte ad una nuova riforma, anche se non dovessimo essere “i premiati”.
Ora, possiamo definire la scuola come un “ammortizzatore sociale”? Veramente? Certe affermazioni lanciate attraverso i media, anche se seguite da scuse, danno il la a chi già ha un’opinione negativa sbagliata del nostro lavoro. E aumentiamo l’orario di lavoro? A quale pro? In una società dove quello che dice l’insegnante molto spesso vale come il sette di denari a rubamazzo, si viene costretti a difendere la propria dignità e professionalità da chi dovrebbe invece promuoverla. Così non si dà credito, valore, forza alla categoria docente. Così si smonta una categoria che sta lavorando per dare il più possibile una formazione di qualità ai bambini, nonostante la mancanza di tempo, soldi, serenità, strumenti, insegnanti. 

Ylenia Agostini

 

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