La vittoria di Grillo

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Ultima modifica 20 Aprile 2015

Mano a mano che i giorni passano è sempre più evidente la portata della vittoria di Grillo, perché la vittoria è sua, il movimento di cui si dice megafono non ha ancora fatto la sua vera apparizione, lo conosceremo solo a camere installate, quando i 140 e più parlamentari  stelle saranno visibili.

Ora no, la scena è tutta sua, e Grillo si gode come un matto, e si vede, gode a veder spiazzati gli appartenenti a quella casta da lui così pubblicamente disprezzata, gode a vederli avanzare con la mano tesa ad elemosinare il suo voto, il suo consenso, indispensabile a loro, vitale come l’aria, ma lui, imperterrito, aggiunge sberleffo a sberleffo mandandoli a ….

Ma la sua vittoria viene da lontano è stata costruita, non so quanto consapevolmente nel tempo, da quando il nostro, ancora comico dichiarato, riempiva le piazze sostituendo piano, piano e con maestria il bersaglio dei suoi assolo.

Ha iniziato con la satira politica ed è poi passato, criticando aspramente ma con il suo linguaggio fiorito e urlato, infarcito di termini assolutamente inurbani, ma che facevano presa sul pubblico, a fornire nuovi modi, nuovi modelli per realizzare questo o quello.

Ve lo ricordate la sua campagna per l’automobile eco compatibile? E iniziata prima che desse vita al suo movimento, la gente era, quindi già preparata ad ascoltarlo e sebbene in un primo tempo raccogliesse pochi seguaci, la gente cominciava a capire e condividere le sue campagne.

Bisogna peraltro dire che ha trovato una strada spianata davanti a lui, gliela hanno preparata tutti quei politici, che, racchiusi nelle torri d’avorio che si erano costruite, guardavano gli altri dall’alto fingendo di sentire le loro voci, ma non ascoltandoli veramente, anzi, dicendo una cosa e, subito dopo, contraddicendola,  occupandosi del loro privato, tesi a raggiungere un tenore di vita sempre più lussuoso, ma negandolo spudoratamente, parlando un linguaggio per addetti ai lavori, incomprensibile per la massa da loro ritenuta incapace di comprendere l’alto compito a cui si dedicavano e i conseguenti costi ( in denaro) pagati da coloro che non avevano, e non hanno la possibilità di sfuggire alle maglie del fisco.

Così si spiega il successo che  prima ha avuto Berlusconi ed ora Grillo, personaggi che, in modi diversi, si occupavano di divertimento, usando il linguaggio di tutti i giorni, un linguaggio conosciuto da tutti e , entrambi offrendo ricchi premi e cotillons.

Ma il primo è sceso in campo 20 anni fa, ma, pur annoverando disfatte e mancate promesse ha mantenuto molto del suo appeal, i voti ricevuti lo dimostrano. 

Il secondo, dopo averlo studiato a fondo, ha superato il  maestro, ha usato il linguaggio del comico per attirare, ma parlando seriamente, dicendo cose vere, reali, magari utopiche, a ha raggiunto e conquistato molti, almeno ha acceso le loro speranze.

Il suo tour ha radunato molta gente nelle piazze d’Italia e ad ogni piazza a parlato dei problemi specifici della gente che ascoltava,  e delle sue ricette per risolverli, parole diverse per problemi diversi, immedesimandosi in ognuno di loro, arrabbiandosi come loro, contro le caste che continuano imperterrite per la loro strada incuranti di calpestare persone o le loro cose.

Gli altri cos’hanno offerto? Il nulla.

Si sono solo denigrati l’un l’altro, si sono autoincensati, non potevano vantare nemmeno la più piccola delle riforme impellenti, tentennavono, dicevano e come il solito cambiavano idea il giorno dopo, accusavano altri di populismo e di fare promesse immantenibili e, subito dopo si affrettavano a ribatte promessa a promessa, differenziandosi di poco, ma sempre cercando di affossare quella dell’altro più che a mettere in evidenza la propria, cercando di infarcire le loro liste con nomi nuovi, ma importanti, da capi di questo o di quel partitino, magari eslcuso (per non aver raggiunto l’indispensabile quorum) dall’ultimo parlamento, inamidati professori o personaggi noti per altri meriti.

Grillo, invece, ha scelto, o ha fatto scegliere sul web, persone sconosciute, persone normali tra i quali troviamo il nostro vicino di casa o il vecchio compagno di giochi.

Ma, infine, perché è stato votato e da chi?

È stato votato da che desidera soprattutto mandare a casa i vecchi politicanti, chi è pieno di rabbia contro di loro che accusa, e a ragione, di molti, se non di tutti i suoi problemi, chi ha subito sulla propria pelle l’infamia degli esodati, il rinvio del collocameno in pensione con un reddito ridotto, a volte di moltissimo, chi ha perso e non trova lavoro, chi il lavoro non lo ha mai avuto, chi vede accedere ai posti ben remunerati solo persone che hanno santi in paradiso, chi non vede premiato il merito, chi ormai ha perso ogni speranza….e l’elenco potrebbe continuare a lungo.

E d’altro canto da chi è animato dalla speranza che un massiccio manipolo di novizi, interessati e prevenuti voglia, entrando nelle stanze del potere, portare alla luce e svergognare tutti gli intrighi e gli inciuci nascosti additando al pubblico ludibrio gli interessati ma , e soprattutto, impedendo loro di agire.

Saranno in grado di farlo o obbediranno ai dictat di Grillo oppure saranno gli esecutori ordinati del loro popolo del web?

Prevarranno, tra loro, coloro che, come il sindaco di Parma sta cercando di trarre il meglio per la sua città governandola o chi ha, da sempre partecipato a manifestazioni insubordinate contestando con prepotenza questo e quello, il popolo dei no insomma?

Pretenderanno l’immediata realizzazioni di idee utopiche, almeno al momento, o procederanno passo dopo passo a migliorare le situazioni, ma con i piedi ben appoggiati a terra?

Questa è la scommessa, questi i rischi che hanno voluto correre quelli che lo hanno votato.

Nonna Lì

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