Ultima modifica 10 Luglio 2017

Vi avevamo promesso un nuovo capito della saga MAD-FAD; eccolo qui.
Avevo un sacco di domande con cui tormentare Fabrizio, un sacco di dubbi da sciogliere nella mia anima di mamma adottiva, così ne ho parlato con le varie amiche anche loro mamme adottive e ho ritrovato tante mie curiosità e magari anche qualche ancestrale paura legata a questo percorso.

La prima, e certo più immediata, è la profonda paura che abbiamo rispetto al loro passato.
Il trauma dell’abbandono.

abbandono

Cosa ricordano, come lo pensano, come lo ricordano questo famoso e tanto temuto abbandono.
Prima di scaricare la palla al nostro FAD, ci tengo a dissertare un po’ sull’argomento.
Poco vi giuro, so che siete più interessate alle sue parole che non alle mie… anche io d’altronde, ma mi volevo soffermare su quanto poco mi piaccia la parola “abbandono”.
Abbandono ha, secondo me, una visione non solo negativa del termine ma anche giudicante.
Chi stabilisce i perché ed i per come una madre biologica faccia quello che fa?
Io non posso saperlo, credo neanche gli addetti ai lavori lo sappiano se non in alcuni casi, almeno nelle realtà delle adozioni internazionali. Così preferisco usare il termine “lasciato”.
Se lascio qualcosa non è detto che lo faccia a cuor leggero e, benché non mi illuda che dietro a molti di quei lasciti possa esserci un abbandono, voglio lasciare aperta la possibilità che ci sia altro.
La domanda rivolta a Fabrizio è appunto legata a questo essere stato lasciato.
Va da sé, e non mi stancherò mai di ripeterlo fino ad essere noiosa, che questa è la sua storia, sua ed unica, che non può essere “copiata e incollata” su nessun’altra storia ma che magari a noi mamme qualche dubbio o curiosità può aiutarci a “focalizzarla” meglio, fermo restando che possono esserci altre migliaia di storie completamente diverse e ugualmente “focalizzanti” rispetto ai pensieri vaganti che abbiamo noi mamme e papà sulle emozioni che i nostri ragazzi provano… perché in fondo, caro Fabrizio, quello che la maggior parte di noi vorremmo (e qui rubo l’espressione all’amica e scrittrice Francesca Corti), è poter essere la vostra “lavatrice del cuore”  …perché si sa che quando si indossa la maglia con scritto davanti mamma, dietro c’è l’invisibile scritta di “WONDERWOMAN con desiderio di poteri magici” desiderio nascosto, neanche troppo, che ogni mamma ha nei confronti dei propri figli cioè eliminare qualsiasi possibile di dolore. È impossibile, lo sappiamo tutte, ma che ci vuoi fare mammà è sempre mammà. Quindi caro Fabrizio a te la palla:

Come ti senti nel “qui ed ora” per il fatto di essere stato lasciato?

“Preferisco man mano che cresco di migliorare il mio sentire gli altri, perché diciamocelo, ci penserà già la vecchiaia a mettere tutto il sentire nei soli cavoli miei e vorrei, invece, una vecchiaia più generosa e ribelle che non mi rispedisse dentro a me stesso: ci sono stato fin troppo tempo. Il mondo fuori da noi può essere molto bello.

Posso però parlare di come qui ed ora, sono arrivato a considerare il fatto di essere stato lasciato, di come ho sentito di dover anche lasciare, di potermelo non solo permettere ma anche, di concepirne il valore positivo.

Se figlio ci diventi, come lo sono diventato io, occorre che qualcuno te “lo lasci fare”, che lo permetta per il suo egoismo o per la paura di restare, o perché altri possano decidere che sia meglio che ti “lasci andare”. Così la invischiante parola abbandono, che tante, troppe madri adottive si propongono di curare inutilmente, si ridimensionerebbe anche nella chiave più costruttiva per noi figli.

Lo dico, perché ancor prima di chiedermi come mi sento per essere stato lasciato, vorrei chiarire che quando le relazioni diventano “disperate” c’è il rischio che l’essersi concentrati troppo sull’abbandono, come genitori e figli, sebbene con intenzioni diverse, ci procuri proprio quello. Mi sento capace di “lasciare”, qui e ora ma per farlo senza vendicarmi ho dovuto lavorare molto su di me se si tratta di persone, mentre le cose e i fatti sono capace di lasciare che succedano e dopo decidere se devo davvero occuparmene.

Mi sento fortunato ad essere stato “lasciato crescere” nel grembo di una donna che per quanto mi è dato sapere, è stata la prima a imbucarmi nella festa della vita senza invito.

Ma qualcuno, che forse non poteva amarmi come avrebbe voluto, mi riconobbe, mi diede un nome prima di “lasciarmi”: Fabrizio, come il De André cantante genovese, che credo lei ascoltasse nell’attesa e nel tormento su come sistemare la sua situazione. Il mio nome, una identità.

Oggi, nel qui ed ora mi sento vivo, lasciato allora libero di avere una seconda occasione dalla mia madre biologica e in seguito, di nuovo libero di lasciare la mia madre adottiva, che mi ha cresciuto, una volta compreso che stava chiedendomi la vita, in ragione della sua scelta di non condividere la mia natura di persona omosessuale insieme a quella di figlio. Peccato!

Ma lasciare ed essere lasciati andare non è ciò che contraddistingue il percorso naturale dell’essere figli e genitori?
In teoria, ma nella pratica, sia gli uni che gli altri si invischiano di aspettative l’un l’altro a tal punto che non è più chiaro che ci si debba “lasciare”, e si finisce per non farlo o a farlo nettamente.

Mi è chiaro chi sono diventato, grazie al fatto di essere stato lasciato e per questo insolito modo di conoscermi, coltivo una gratitudine verso l’universo che non potrei che considerare benevolo. Sono figlio, lo sono stato disperato a lungo e oggi sono adulto. Tutto qua.

Chi sarei stato se fossi cresciuto nella bugia di essere amato da una madre naturale costretta a non “lasciarmi”?
O a permanere in una relazione di debito, neanche troppo velata, con chi mi ha cresciuto?

Dopo anni di recriminazioni oggi mi sento qui e ora di aver persino guarito quell’abbandono che non ho provato alla nascita ma nel momento esatto in cui sono davvero nato e cioè, quello in cui ho deciso chi volevo diventare nonostante mi fosse successo di essere stato lasciato, poi abbandonato ed infine, completamente libero di essere il miglior Fabrizio possibile a seconda delle circostanze.

Di verificare tramite l’apertura al mondo di persone meravigliose che ho incontrato dopo le mie madri, che sono una persona ancora folle ma che si sa comportare da sana, che sono amabile e che mi “lascio amare” senza debito.

Ma come potrei riuscirci se non fossi stato lasciato? Ora scusatemi ma devo lasciarvi.

Riminese trapiantata per amore in Umbria da ormai 18 anni. Ex dietista e mamma attempata, di due fantastici figli del cuore che arrivano dal Brasile. Ma il tempo passa e i figli crescono (e non sia mai avere mamma sempre fra i piedi) ho ripreso a studiare e sono diventata Mediatore familiare, civile e commerciale. E a breve...mediatore penale.

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