L’alternativa alla scuola nelle vacanze di Natale

Ultima modifica 5 Aprile 2015

“… E io pago!!!” recitava il grandioso Principe De Curtis. A cosa mi riferisco?! Semplice: alle tasse!

e io pago

In qualità di dipendente, non ho scampo, vedo direttamente dalla mia busta paga il versamento delle varie tasse allo stato/comune eccetera eccetera. Non ho scelta.
E va anche bene così, sia chiaro. Solo che, sarebbe auspicabile avere indietro un servizio, per quei soldi che vengono prontamente prelevati dai nostri stipendi, giusto?
Ok, stamattina mi sono alzata in vena di polemiche, ma anche no.

Parlo della scuola pubblica, del servizio che lo stato ci offre per l’istruzione dei nostri figli. Quello che, in genere, viene più tartassato dai tagli, dalle ristrutturazioni interne, quello a cui vogliono ridurre non solo risorse, ma anche ore di scuola e via discorrendo.

Non ce l’ho con gli insegnanti e tutto il corpo docenti, me ne guarderei bene! Sono dipendenti, lavoratori anche loro, esattamente come tutti, che si guadagnano il proprio (misero) stipendio, con un carico di responsabilità sulle spalle non indifferente e per cui, ora che sono diventata mamma, li stimo e li apprezzo ancor più di prima.

Ce l’ho, in realtà, con tutto il sistema, che fa acqua da tutte le parti, che non viene pensato a misura di famiglia, che non viene incontro alle esigenze concrete e che non ha affatto volontà di farlo.

Mi spiego meglio.

Mettiamo una famiglia “media” (che brutta parola, ma è per rendere l’idea!): i genitori lavorano entrambi, il più delle volte anche a tempo pieno. La scuola chiude per un periodo quasi infinito di tempo a Natale e in estate (non teniamo conto di ponti e ponticelli vari, di scioperi e autogestioni, quelli voglio non considerarli).
Che si dovrebbe fare in questi periodi?

Ecco le attuali alternative:

  1. coinvolgere i nonni: alternativa principe! E se i nonni lavorano anche loro? (attualmente l’età della pensione è a filo con quella della scrittura della lapide, mi pare, o no?!) E se i nonni, se stanno a casa, sono troppo anziani o non possono stare dietro ad uno o più bambini? E se i nonni stanno in un’altra città? O, anche più banalmente, se i nonni non se la sentono di prendersi questo carico per un periodo così prolungato di tempo? E’ leggittimo anche questo, in fondo, o no?!
  2. prendere una baby sitter: altri soldi, oltre a quelli delle tasse, da investire… e non sono pochi. Tra l’altro, si dovrebbe anche mettere in regola, pagarle i contributi… e qui, le tasse, quindi, se la matematica non è un’opinione, si pagano due volte, non una. Una ad annà e una a tornà, come si dice da queste parti!
  3. trovare un centro/parrocchia in cui portare i bambini: e anche qui, mica te lo fanno aggratise. E aripago due volte.
  4. prendere ferie e stare a casa: ma quale lavoratore ha tutti quei giorni disponibili di ferie all’anno, tanti da coprire tutto il periodo di vacanza dalla scuola?! Ditemelo, che mando il curriculum!
  5. Un misto fritto delle 4 precedenti alternative, incastrando orari, impegni, facendo corse e sperando che vada tutto liscio, anche perchè, in una città come Roma, le distanze sono spesso tendenti all’infinito e non sempre il triangolo: casa-lavoro-nonni è piccolo, anzi…

E poi, si parla tanto di politica per le famiglie.

Eppure… eppure si pagano le tasse regolarmente e, in genere, quando si paga, poi, in cambio si dovrebbe ottenere qualcosa: quando vado dal salumiere e trovo chiuso, non è che lascio i soldi sulla porta per il salame che non ho comprato, o sbaglio? Non so se ho reso l’idea.

E quindi?
E quindi lo stato/comune/regione/provincia o chi diavolo è predisposto, dovrebbe essere tenuto a pensare ad una alternativa alla scuola nei periodi di chiusura. Oppure, le tasse, in questi periodi, dovrebbero essere scalate in maniera diversa, in proporzione al servizio pubblico offerto.

Sto vaneggiando, lo so. Ma è che proprio sta cosa non riesco a comprenderla. Comprendetemi, almeno voi!

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