Ultima modifica 20 Giugno 2019

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Ultimo incontro con i genitori per la consegna delle schede andato. E andato anche bene per il 90%.
Siamo soddisfatte per le reazioni positive dei genitori di fronte al percorso piuttosto serrato e per certi versi particolare che abbiamo intrapreso.
Mamme che ci ascoltano nei consigli e ci danno, a loro volta, idee accolte con grande entusiasmo, perché si sente che lo fanno per rendere migliore tutto e non per correggere, sia a casa che a scuola.

Se c’è rispetto dei ruoli in partenza non c’è bisogno né di ribadirli, né di arroccarsi in stupide torri di sapienza.
Mamme e papà che vengono a fare lezioni su argomenti in cui sono eccellenti (geologi, giudici e avvocati). Possiamo dire di avere un ottimo rapporto, sì. Fiducia reciproca, soprattutto, che traspare dall’atteggiamento della quasi totalità dei bambini.
Un idillio? Non direi perché di problemi via via ne abbiamo, ma con il dialogo si cerca di andare oltre e smuovere situazioni di nervosismo o imbarazzo.
E non è vero che i bambini costanti e veloci nell’apprendere siano esenti da momenti di impasse. Bisogna considerare tutti, perché ognuno ha i suoi momenti duri.
Ma, secondo me, la cosa che ci rende fortunate per la quasi totalità dei casi, è il rispetto che questi genitori hanno per il nostro lavoro e per i tempi e le modalità che abbiamo scelto.
A parte rarissimi episodi che purtroppo ci toccano ( ma…alla fine…pazienza), i genitori dei nostri bambini non hanno mai anticipato conoscenze o applicato metodi “miracolosi” per migliorare le performance, cercando sempre di attenersi a ciò che facciamo.
Questo, per il progredire naturale del gruppo classe attraverso la conoscenza senza eccessivi sbilanciamenti, è un grande sostegno.
I bambini sono tutti estremamente curiosi ed è facile entusiasmarsi, da genitore.
Capisco che per qualcuno la catena virtuosa del conoscere possa essere una grande occasione di comunicazione, un canale per riempire vuoti nel rapporto genitore-figlio dati dall’età crescente o dal poco tempo passato insieme.
Questo, però, può diventare un problema se si superano certi limiti “di velocità”. Quando infatti ad una curiosità si risponde con un’ampia spiegazione che oltrepassa la semplice soddisfazione (anticipando, appunto, le conoscenze e mostrando “un filino” di ansia da prestazione), il bambino, che assorbe come una spugna, si trova ad essere esausto di un argomento e, quando se ne parla a scuola perde contatto concreto con il discorso. In questo caso, o si annoia estraniandosi dal contesto, oppure prevarica gli altri con le sue più ampie conoscenze. In entrambi i casi c’è uno sbilanciamento.
Non sto parlando di bambini curiosi, entusiasti, che hanno soddisfatto le loro piccole curiosità, ma di bambini che sono stati “indottrinati” oltremodo. Bisogna trovare un limite che, molto serenamente, si fa passare con la frase “Ma vedrai quante cose saprai di più, parlandone a scuola!”
Io spesso mi trovo,da mamma-insegnante, a rispondere alle domande di mia figlia e non mi spingo oltre una risposta piuttosto vaga…che può bastare, soprattutto se mi chiede di argomenti che stanno affrontando a scuola. Altrimenti le tolgo il gusto di fare domande e stare attenta a scuola.
La tensione che porta alla conoscenza si crea così: curiosità e scoperta; dobbiamo lavorare tutti affinché questo gioco non si fermi.
E, in fondo, possiamo passare il nostro tempo giocando a carte, parlando di altro o fare una passeggiata o guardare un cartone insieme.
Può accadere anche che un bambino non comprenda appieno il compito e a casa un genitore senta l’esigenza di spiegare di nuovo il concetto. Certo, viene naturale. Però si rischia di fare grande confusione nella testa del bambino e quindi è meglio astenersi e convincere il bambino ad andare a scuola senza compito richiedendo una nuova spiegazione.
Per non parlare poi dei genitori che fanno i compiti direttamente al posto dei figli, che denota o impazienza o peggio, ansia da prestazione.  Questa, pur essendo una realtà molto diffusa, per fortuna non ci tocca e non ci è mai successo. Forse anche perché i compiti non sono mai eccessivi e si cerca di mandare a casa i bambini con in testa ciò che devono fare.
Abbiamo nelle classi bambini che hanno nonni ex insegnanti (che a me mettono sempre una certa tremante soggezione) che avrebbero potuto sostituirsi all’insegnante in molte occasioni, ma non lo hanno mai fatto. Sono stati e sono sicuramente attenti a ciò che si fa e a come lo si fa, questo posso immaginarlo. Ma hanno sempre dimostrato una grandissima discrezione…molto apprezzata.
Il gruppo classe ha bisogno di sentirsi bilanciato dall’apporto personale di ciascun bambino, ciascuno diverso dall’altro, e non è la mole di conoscenze ciò di cui ha bisogno, ma di percorrere insieme strade significative per tutti, che lascino segni importanti. Ciò che si impara insieme non ha lo stesso valore di ciò che si apprende da soli.
E come pensiamo con le mie colleghe…la Bocconi è lontana…relax.

Ylenia Agostini 

La redazione del magazine. Nato nel maggio 2013, da marzo 2015, testata registrata al tribunale di Milano. Mamme di idee rigorosamente diverse commentano le notizie dell'Italia e del mondo, non solo mammesche.

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