L’Aquila 4 anni dopo…

Quasi non ci credevo quando l’ho letto ma sono passati già quattro anni da quando la terra abbruzzese tremò per la prima volta. Poi mi sono ricordata che ero incinta del mio secondo figlio e quella notte mi sono svegliata di colpo perchè il mio letto ondeggiava: io e mio marito siamo rimasti svegli tutta la notte (ad essere sinceri lui è crollato dopo dieci minuti!), seduta sul letto, senza sapere cosa fare, perchè non volevo stare fuori casa con il pancione  e un altro bambino piccolo che dormiva accanto a me, ma nello stesso tempo avevo paura…
La mattina ho aperto la TV e ho visto case, edifici, chiese, affetti ..tutti scomparsi! Erano rimaste solo macerie e disperazione.

In ricordo delle vittime oggi alle 11.30 si svolgera’ una Messa presieduta dall’arcivescovo metropolita monsignor Giuseppe Molinari. Infine “Ricostruiamo la legalita’… partendo dall’Aquila”, e’ il tema di una giornata di studi organizzata sempre per sabato dalla sezione abruzzese dell’Anm (Associazione nazionale magistrati) e dall’associazione Libera, con il patrocinio del Comune dell’Aquila. Tra gli invitati al convegno pubblico, in programma a partire dalle 9 nell’Auditorium del Parco del Castello, il Presidente del Senato, Pietro Grasso. Con lui presenti anche don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e di Libera che si batte contro i soprusi di tutte le mafie, il magistrato Giuseppe Pignatone, procuratore della Repubblica di Roma e i giornalisti Gian Antonio Stella e Carlo Bonini.

Ma il quarto anniversario del terremoto, che ha causato la morte di 309 persone diventa anche occasione per protestare. Il sindaco, Massimo Cialente parla di “città condannata a morte”, per la mancanza di fondi.
“Se non arriveranno subito i fondi necessari per consentire entro il 2015 la ricostruzione di una parte del centro storico, l’Italia avrà condannato a morte L’Aquila e credo che gli aquilani non vorranno più far parte dell’Italia. “Farò rimuovere il tricolore e manderò via il prefetto, come dire ci lasciassero perire in pace”.
Ci sono più di 20 mila persone ancora fuori dalle abitazioni, cui si aggiungono quasi 6.700 persone con contributo di autonoma sistemazione. Negli alberghi della regione restano poco più di 140 persone. 56 centri storici sono andati distrutti o semidistrutti fra cui quello dell’Aquila che è fra i più grandi d’Italia.
La situazione, purtroppo,è ancora ingarbugliata…

Rachele Masi

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