L’assistente asociale

Ultima modifica 28 Dicembre 2015

Okkei, siamo tutti d’accordo: pensate che adesso tiro giù il finimondo con questo scritto che va a colpire le assistenti sociali con la recondita speranza che qualcuno condivida il mio umile (?) parere e non mi arrivi qualche bella querela.

Ma la mia non é diffamazione, é una constatazione.

Potrei fare  una critica costruttiva parlando in “avvocatese” o da “avvocaticchio”, ma come diceva il buon Montanelli, mal imitato da Severgnini, anche il lattaio deve capire ciò che dico e cosa penso, conscio che tutti i miei colleghi  che masticano malamente un pò di diritto di famiglia sono sulla mia stessa lunghezza d’onda.

Più volte abbiamo un pò tutti scritto di separazioni e delle conseguenze che essa comporta soprattutto sui bimbi.

In questa rubrica del sito ci sono persone molto più razionali e illuminate di me, ma meno sanguigne, che portano avanti la stessa crociata, cioé che la separazione  non deve essere, come dice l’ottima Stefanelli (non é illuminata, éuna centrale elettrica!), tra un genitore e figlio, ma tra due  persone che a volte, da noi avvocati specialisti della materia, vengono considerati come due cretini che non si meritano la figliolanza ma solo le corna che portano.

Hanno gli avvocati, in questo caso, la stessa sottile soddisfazione e speranza nel vedere il proprio cliente cornuto che ha lo spettatore quando vede il toro incornare il torero alla corrida.

Già le situazioni sono diverse: si parte da una separazione cosciente ed indolore fino ad arrivare al “massimo dello scoperto bancario” che consiste in una separazione giudiziale con relative querele fatte anche per una sco******gia.

Ma si é sicuri che se intervengono certe assistenti sociali, tutto si amplifica tanto che ad un problema che nasce con una scala di valori da 1 a 100 é 1, con loro diventa 1000.

Ora, la mia non é una generalizzazione, ma un semplice calcolo statistico basato sul confronto con altri colleghi, laddove, almeno per ciò che concerne i vari Tribunali per i Minori, il Magistrato Giudicante spesso e volentieri si appiattisce sulla presa di posizione delle assistenti sociali che hanno svolto la loro modesta relazione.

Non sto qui a discutere la loro pseudo preparazione universitaria, ma la loro sensibilità nell’affrontare il problema che hanno sotto mano, laddove il bimbo é solo una pratica più rognosa delle altre da evadere, anche perché l’orario di lavoro termina alle 14.00 mentre il disagio si amplifica sul far della sera e la notte, di incubi, incombe.

Dicono sempre le stesse cose: percorso di sostegno alla genitorialità etc etc con l’amara conclusione che se poi non cavano un ragno dal buco, optano affinché i bimbi vengano tolti ad entrambi i genitori e chiusi in una casa famiglia.

E lì diventano tutti come “il bambino con il pigiama a righe” come l’omonimo devastante  film.

Spesso, infatti,  le assistenti sociali  non hanno quell’equilibrio che porta alla equidistanza dai genitori in funzione della tutela del minore, ma essendo persone, sposano una posizione od un altra solo in base a come trovano la cameretta del bimbo da osservare e se é pulito, vestito bene e va bene a scuola.

Ma lasciano indietro i sentimenti del minore che si ritrova a dover interloquire con una persona estranea che in mezz’ora, dico mezz’ora,  (spesso una ragazza alle prime armi) deve decidere il suo futuro avendo capito tutto.

Beata Lei.

Con il risultato che, allora,  la vicenda diventa esplosiva, le parti sono in******te nere perché non riescono a cercare di dimostrare dove sta il bene, dove l’avvocato, non sensibile(ce ne sono molti invece che ci si ammalano), pensa solo alla riscossione attenzionando il solo cliente in funzione della parcella, non il minore secondo coscienza.

É uno schifo completo a scapito del bimbo.

Su tutto, un senso di frustrazione per chi cerca di svolgere il mandato non secondo legge, ma secondo il diritto all’infanzia serena del minore in barba a quel codice deontologico che prevede la tutela a tutti i costi del  proprio cliente, non sapendo che il cliente morale é il bambino.

Ma chiedere la morale a certi legali é come parlare di adozioni per i gay ad un catto-fascista.

Per cui, se già ci sono legali terribili, figuriamoci  se poi si va in mano ad un’assistente sociale scemo, con un Magistrato  scosso perché trattare tutti i santi giorni di minori  sconquassa l’anima.

Non c’é volta infatti che i pochi legali che hanno a cuore la sorte dei minori, escano dalle stanze dei tribunali con le lacrime in tasca perché  sconfitti nella tutela del minore, dopo aver baccagliato con un assistente sociale che esercita il suo immenso potere senza dovere rendere conto a nessuno perché  infallibili come il Vangelo.

Allora é meglio  relazionarsi a dovere con  loro, dire che sono brave/bravi, che hanno capito tutto, con la recondita speranza che leccandoli, optino per il proprio cliente , salvando il profitto.

Ma su tutto l’amara presa di coscienza che a casa c’é un bimbo che piange perché non amato come dovrebbe e non tutelato a dovere da chi proposto dall’Ordinamento Giuridico Italiano.

Okkei, siamo tutti d’accordo.

Per questo le chiamo assistenti asociali(sono quasi sempre donne), dato che sono malate di egoteismo che le fa vivere al di fuori della società che deve avere nel culto della tutela del  minore  la loro missione.

Purtroppo poi, quelle che sono equilibrate, coscienziose, rette, si ammalano e alla fine desistono, con somma disperazione di avvocati illuminati, mentre il bimbo continua a piangere pensando al suo nero futuro.

Filippo Teglia

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