L’età delle madri

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Le madri non hanno età.

Hanno sì un’età biologica che, in tempi moderni, difficilmente coincide con quella sociale.

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Avendo spostato tutto, troppo, in avanti nel tempo, l’età si è dilatata, si è allungata come qualcosa di terribilmente elastico.

E questo avanzamento in avanti che, porta a realizzarci tardi, fa compiere scelte di vita tardive fa dimenticare che, invece, il nostro corpo risponde a regole ben precise.

Quando ero piccola e giocavo con le Barbie, attribuivo a tutte loro diciotto anni circa. Diciotto anni erano davvero tanti nella mia testa. Se penso a mia madre, se penso alle mie zie o alle amiche di mia madre, per me avevano tutte la stessa età. Mia madre era speciale e lo era perché era mia madre, non importava quanti anni avesse, o quanti ne dimostrasse.

La nonna era anziana, ma cosa volesse dire, in termini di anni la sua anzianità, non lo saprei dire. Ci sono fasi nella vita in cui siamo figlie e poi madri e poi diventeremo madri delle nostre madri, quando avranno bisogno di noi, come vecchie bambine indifese, noi saremo lì, a ripetere per loro gesti antichi e intimi che ci ricorderanno il cullare delle loro braccia.

E’ così, qualcuno lo chiama il cerchio della vita. Quando guardo il viso segnato di mia madre, non vedo le rughe, o i segni del tempo, vedo i suoi occhi, vividi e incisivi, la sua voce è quella di quando ero bambina.

E poi leggo di donne che si permettono di esprimere giudizi sul fatto che alcune altre donne fanno figli tardi, accusandole di egoismo o peggio, di scelte scriteriate. Con una superficialità e una banalità di giudizio, davvero imbarazzanti.

Cosa ci sia dietro la scelta di una donna che decide di procreare in età avanzata, forse, sarebbe meglio chiederlo alle dirette interessate.

Scopriremmo tutte dei percorsi di vita su cui riflettere. Abbiamo perso il senso del tempo, perché non c’è un vero tempo, un tempo giusto o sbagliato per fare figli. C’è un tempo che si dilata e che diventa verticale quando il figlio che vorresti non arriva. C’è un tempo di dolore che, se non si conosce, è difficile anche spiegare. E’ difficile spiegare a chi vede, ad esempio, nella crioconservazione degli ovociti, uno strumento avaro per procrastinare una gravidanza in favore di una carriera, senza vederci molto di più. E’ difficile spiegare che, quando l’età anagrafica e quella percepita non vanno più a tempo, quando il mondo fuori te stessa restituisce un modello di donna giovane e impeccabile, pensare di diventare madre in tarda età, non è poi così innaturale.

Vedo cinquantenni vestite come le figlie adolescenti, strizzate dentro vestiti che starebbero meglio, forse, a donne più giovani. Con lunghi capelli decolorati e corpi tonici, smentiti da mani, colli e braccia che, inevitabilmente mostrano l’inesorabilità del tempo.

Corse affannate conto l’avanzare di questo nemico e contraddizioni in termini: se facciamo tanto per restare giovani dentro e fuori, perché inveire contro il desiderio di diventare madre, quando magari la vita non ne ha dato l’opportunità prima?

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Certo, direte voi, è giusto mettere un limite, è giusto pensare al futuro dei bambini con madri mature, pensare a quando, nel pieno del loro vigore, avranno madri, forse vecchie. E’ giusto. Ma diventa ingiusto, solo nel momento in cui, questo passo si fa utilizzando strumenti messi a disposizione dalla scienza o ricorrendo all’adozione che, ha delle leggi ferree in materia di differenza di età tra il figlio e il genitore.

Perché, poi, tutto, diventa ammissibile, normale, tollerabile, accettabile, passabile, quando si fa per vie naturali. E’ normalissimo il “dietro liceo, davanti museo”, ma gridiamo allo scandalo se una donna “antenne” mette al mondo il suo primo figlio, e forse nel suo cuore aspira anche al secondo.

Che poi, magari, ha all’attivo, dieci anni di tentativi falliti che nessuno conosce e che lei tace, perché il dolore, invecchia anche l’anima.

“Son tutte belle le mamme del mondo, quando un bambino si stringono al cuor. È tanto bello quel volto di donna che veglia un bimbo e riposo non ha; sembra l’immagine d’una Madonna, sembra l’immagine della bontà”.

Le madri non hanno età. E mai ne avranno, perché in alcune, il desiderio è più forte della vita e delle sue leggi.

Raffaella Clementi

2 COMMENTI

  1. Le donne che affrontano la fecondazione assistita, e che diventano mamme in tarda età, sono tutte diverse, così come lo sono le mamme di ogni altra età. Difficile parlarne in generale senza rischiare di perdere un pò di quella diversità e di rendere un pò nebuloso il fenomeno.
    Eppure il fenomeno esiste ed è una cosa relativamente nuova, molte studiano fino a 25 anni, poi dopo devono trovare lavoro, mettere da parte i soldi, se si sposano devono mettere su casa, che sia comprata o in affitto non importa, si tratta comunque di eventi che oggi richiedono tempo. Quindi iniziare a pensare ad un figlio fra i trenta e i trentacinque è la norma, più che l’eccezione.
    Detto questo, io non posso parlare per altri, ma personalmente mi piacerebbe che passasse l’idea che, qualunque sia la decisione, anzi le decisioni, che ho preso nella mia battaglia contro l’infertilità, sono sempre state ponderate. Non è facile accettare di dover chiedere aiuto alla medicina, accettare che c’è qualcosa che non va, e non è facile decidere di fare uno, due, tre cicli…Ho sempre ammirato coloro che non facevano la PMA per motivi morali e religiosi. Tanto di cappello. Però mi sembrava stupido non avvalermi dei progressi della medicina. Se ho una malattia sì, ma se ho un problema di fertilità no? Perchì?
    In fondo ognuna di noi pensa di aver “solo bisogno di un aiutino”… Poi quando ci sei dentro è difficile anche fermarsi. Quanti tentativi farò? Quando mi fermerò? Quando sarà “troppo”? Dopo tanti anni di tentativi cominci a non guardare più in là del prossimo ciclo, che speri sia l’ultimo, sicuramente sarà l’ultimo. Se guardi troppo in là rischi di perdere la lucidità e la forza di andare avanti. Anche io ho, in anni non sospetti, giudicato le quarantenni che si sottoponevano a molteplici cicli di fecondazione artificiale… Salvo poi che mi è toccato essere una di loro, e capire profondamente perchè. Sì perchè anche l’adozione è un’opzione, ma accettare che il nostro corpo non funziona, che proprio a noi è toccato di non procreare, ruolo per il quale dovremmo essere “dotate” naturalmente, non è facile. L’adozione è un’altra cosa, e arriva quando è tempo, quando quella accettazione è maturata.
    E le donne che vogliono diventare mamme non si arrendono facilmente. Non senza aver lottato, non senza aver provato a vincere il fato malevolo. Se poi tocca arrendersi, bene ok. Ma nei nostri termini e con i nostri tempi, non con quelli dei benpensanti e di coloro che non sanno cosa voglia dire sudarsi la maternità.
    Grazie per aver parlato di questo tema, mi piacerebbe vederlo approfondito e vedere altri articoli di donne che hanno avuto figli con la PMA, le loro storie e le loro riflessioni sul mondo delle donne.

    • Mai commento fu più centrato, Carmen. Ti ci devi trovare in prima persona nelle cose, per comprenderle davvero da dentro. Hai ragione, quando, affermi che le donne che procreano in tarda età sono tutte diverse, sia che lo facciano ricorrendo alla pma, sia che lo facciano in maniera naturale. Indubbiamente, però, una serie di ostacoli di ordine “sociale”, spingono a provare a formare una famiglia, sempre più tardi, con il relativo peso degli anni che, per la donna, comporta una difficoltà biologica. Credo che, solo chi ha intrapreso il salto nel buio della fecondazione in vitro, possa davevro comprenderne la portata. Quando fermarsi, fino a quando provare, quali deroghe accettare, è solo un problema di coppia, all’interno della quale, nessuno dovrebbe mai entrare. Come te, penso che, quando una persona ha un problema, sia giusto tentare di risolverlo con l’aiuto della tecnologia e della medicina. La decisione, sempre e comunque, spetta alla coppia, con tempi e modi diversi per ognuno e nessuno, consigliere, parenti amici o chiesa, dovrebbe intromettersi in una scelta vitale come quella di mettere al mondo un figlio, indipendentemente da come lo si faccia.
      Un abbraccio

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