MAD, mamme adottive disperate, a teatro.

1
353

Quando si parla di adozioni complicate spesso non si immagina quanta sofferenza ci sia dietro a quel particolare momento di una storia adottiva.
Sofferenza dei ragazzi, sofferenza dei genitori, due facce di una stessa medaglia che, quasi sempre, chi non l’ha attraversata o la sta vivendo non riesce a cogliere.

Un periodo di disperazione per tutto un nucleo familiare; ogni suo componente, sia esso genitore, figlio, fratello e sorella viene travolto. Non è facile portare fuori dal nucleo familiare queste pesanti situazioni; c’è sempre una sorta di pudore, vergogna e senso di colpa da una parte e la certezza, perché purtroppo di certezza si tratta, di non essere non solo compresi ma solitamente additati come i colpevoli.

mamme_adottive_disperate

Questo succede soprattutto ai genitori.

Vi ho già raccontato spesso di cosa succede e come viene vissuto dalle famiglie, sempre ovviamente con lo sguardo da genitore perché questo è il mio punto di vista, vi ho fatto conoscere anche chi, come voce fuori dal coro, ha avuto il coraggio di raccontarsi in un momento così doloroso affinché altri genitori, che magari stavano vivendo una situazione simile, non si sentissero soli ed unici in questo periodo di forte sofferenza e che sapessero che purtroppo situazioni di difficoltà, anche forte, sono più frequenti di quello che fino a qualche tempo fa si sapesse.
Sto parlando di quel gruppo di mamme coraggiose, le MAD mamme adottive disperate e del libro che è stato pubblicato dove vengono riportati fatti, situazioni, sfoghi e supporti di queste mamme sì in crisi ma piene di coraggio e di voglia di cambiare la direzione che la loro vita ha preso e di aiutare i figli accompagnandoli verso una vita più lieve e serena.

Da questo libro è nato uno spettacolo teatrale  che si intitola come il libro MAD mamme adottive disperate ed è andato in scena la settimana passata al teatroTertulliano-Avirex di Milano.

Ero così curiosa di sapere come l’autore Tobia Rossi e la regista Patricia Conti fossero riusciti a trasformare in una commedia brillante e leggera un testo pieno di tanta drammaticità che sono partita per Milano e sono andata a vederlo.

mamme_adottive_disperate

Ebbene, incredibile ma vero, il risultato è stato proprio raggiunto, la pièce teatrale è stata veramente piena di emozioni contrastanti e fortissime per me ma godibilissima nonostante l’argomento fosse serio ed impegnativo.
E c’è pure scappata qualche risata strappata dalle bravissime attrici Dominique Evoli, Paola Giacometti e Margò Voloche che l’hanno interpretata alla perfezione.
Ovviamente non sono stata l’unica che spinta dalla curiosità ha raggiunto Milano per vedere lo spettacolo e si è creata così l’occasione di incontrare e conoscere tante altre mamme adottive e l’instancabile Mariagrazia La Rosa che del libro è la curatrice.

La gioia e l’emozione di incontrare tante mamme è stata tanta per tutte coloro che erano presenti e, meglio di tutte ha descritto quest’incontro Paola che mi ha permesso di condividere con voi le sue parole con le quali ha ben spigato quanto importante e coinvolgente sia vedersi e condividere esperienze e vite:

“Ieri sera teatro.
Eravamo un bel gruppo, tante amiche che arrivavano da tutt’Italia.
Unite dagli stessi sogni iniziali, dagli stessi desideri e dalle stesse fatiche.
Ci siamo viste, riconosciute, abbracciate come se ci fossimo conosciute da sempre.
E’ stato incredibile… un’emozione difficile da esprimere.

Lo spettacolo racconta l’adozione.
Ma non quella romantica, non quella gestibile.

Racconta di adozioni sofferenti, parla del dolore di mamme che vedono i figli soffrire, che si distruggono a causa della loro stessa sofferenza. Madri che hanno provato di tutto ma che non mollano, perché l’amore per i propri figli è più forte di tutto: più forte della paura, più forte dell’isolamento sociale in cui si finisce per trovarsi, più forte di ogni difficoltà.

Il tema è affrontato con ironia, è terribile e leggero, divertente e amaro nello stesso tempo. E con la colonna sonora di “you can’t always get what you want” vengono riportati tutti quei luoghi comuni sull’adozione e sulla genitorialità, che spesso ci tocca sopportare.

Le attrici, fenomenali, riescono a restituirci delle madri adottive vere, reali, nonostante non abbiano mai conosciuto simili realtà. Sono riuscite ad entrare nell’animo di chi soffre e a raccontare con un’empatia e una profondità impressionante la disperazione di queste mamme. E tutto questo grazie alla mia amica Mariagrazia, curatrice del libro da cui è stato tratto lo spettacolo. Chapeau”

Ora sogno, e quando sogno voglio sognare in grande, che questo spettacolo venga portato in giro in tutta Italia perché il linguaggio teatrale riesce a far comprendere cose che a volte, con altri linguaggi, non è facile capire a tutti.
Invece questo spettacolo è in grado di far arrivare il messaggio su come siano difficili da affrontare situazioni simili anche a chi non è coinvolto direttamente e che quindi, probabilmente, non riesce a coglierne in toto la drammaticità. Percorsi drammatici che alla fine poi non sono legati solo al mondo adottivo ma che possono essere presenti in ogni percorso genitori/figli. E sogno che venga presto data voce anche all’altra parte di questi drammi che quella dei figli perché non dobbiamo mai dimenticare che sono loro che vivono il dramma in prima persona esattamente al pari di noi genitori…ma chissà che il mio sogno presto non si tramuti in realtà.

Riminese trapiantata per amore in Umbria da ormai 18 anni. Ex dietista e mamma attempata, di due fantastici figli del cuore che arrivano dal Brasile. Ma il tempo passa e i figli crescono (e non sia mai avere mamma sempre fra i piedi) ho ripreso a studiare e sono diventata Mediatore familiare, civile e commerciale. E a breve...mediatore penale.

UN COMMENTO

  1. Grazie Elisabetta per questa bella recensione! E grazie a Paola: entrambe avete colto fino in fondo lo spirito di queste Mamme e i messaggi che lo spettacolo vuole trasmettere, con il linguaggio delle emozioni che arriva dritto al cuore, e da li’ alla ragione, molto piu’ di tante parole.
    Anch’io sogno di poter rappresentare insieme la prospettiva del figlio e quella delle mamme. Recentemente ho assistito anche al monologo di Emmanuel Galli “Hankook, radici spezzate”, in cui parla la voce del figlio, che ugualmente mi ha trasmesso emozioni molto forti. Sarebbe bellissimo realizzare una iniziativa congiunta che rappresenti le due prospettive, e che attraverso il potentissimo linguaggio del teatro offra spunti di riflessione e di confronto ai genitori ed ai figli.

Rispondi