MAD: mamme adottive disperate

Ultima modifica 17 Febbraio 2017

Ancora un episodio di cronaca nera che coinvolge una famiglia… una famiglia adottiva per l’esattezza.

I fatti sono ormai noti a tutti.
Un 16enne di Lavagna, durante una perquisizione domiciliare della Guardia Di Finanza scaturita dal fatto che qualche giorno prima era stato sorpreso dinanzi al liceo con una piccola quantità di droga ed eseguita per capire se il quantitativo in possesso del giovane potesse essere superiore a quello che aveva nei giorni precedenti nascosto all’interno dei propri abiti, si è lanciato dal balcone di casa suicidandosi. 

Nessuno dei presenti immaginava che il ragazzo potesse compiere a un gesto simile avvenuto davvero nel giro di pochi istanti. Durante i funerali la mamma in un accorato appello parla ai ragazzi presenti ai funerali e ringrazia la Guardia Di Finanza che era intervenuta su sua richieste. Sì, su sua richiesta.

E su questo si è come sempre scatenato il balletto dei programmi televisivi pieni di psicologi, pseudo esperti ed opinionisti di ogni genere.

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Barricate elevate a favore della scelta della mamma e pioggia di critiche di chi non la pensa come lei.
Ma cosa c’è da pensare in questo caso?
Cosa una madre deve stare a pensare quando vede un figlio in mano alla droga?
Niente altro che: “io devo fare qualcosa!”
Non c’è spazio a nessun altro pensiero, c’è solo spazio per l’azione.

E questa mamma coraggiosa è passata all’azione dopo averne provate di tutte prima di compiere un atto così estremo.

Non oso comunque immaginare come stia adesso questa mamma.
Immagino il suo dramma e penso che io mi sentirei dilaniata dai sensi di colpa per aver denunciato ed aver innescato involontariamente la reazione del figlio e la convinzione che se non lo avessi fatto, e si fosse verificato il peggio, avrei rovinato la vita di mio figlio senza intervenire per magari arrivare allo stesso risultato, la morte del ragazzo, ma accompagnata da un percorso terribile per tutti…cosa scegliere?

È come essere su una torre con due persone che ami e dover decidere chi sacrificare per poter sopravvivere.
È sempre devastante scegliere, è in ogni caso terribile vivere certe situazioni.
Sto leggendo “Mad: mamme adottive disperate”, libro curato da Mariagrazia La Rosa, una mamma adottiva che ha raccolto le storie di alcune mamme che situazioni come questa, ed anche peggio, le hanno vissute sulla loro pelle.

mad

Lo faccio lentamente a piccole dosi.
Pagina dopo pagina il cuore rallenta, il respiro si accorcia, l’anima si fa pesante e devo interrompere per digerire le parole che, nero su bianco, svelano quanto dura a volte sia la realtà di certe situazioni adottive.

Lo sconcerto prende spazio nel mio cuore… domande e paure si accavallano nella mia mente.
Capiterà anche a noi qualcosa del genere?
Quando è il momento in cui tutto si incasina in maniera tale da non poter più gestire nulla?
C’è modo per prevenire?
Quali sono i segnali? Cosa farei? Ed ecco che tutto si materializza nella storia accaduta in questi giorni a Lavagna.

Provo smarrimento e mi assalgono mille dubbi. Cosa farei nella realtà io?

Io credo che sarei una madre che farebbe di tutto in un caso simile, sarei una madre che denuncia tutto e tutti anche il proprio figlio. Mi batterei fino all’ultimo, romperei le scatole a chiunque servizi sociali, servizi territoriali, psicologi, psichiatri e alla fine pure la polizia pur di fermarlo prima dell’inevitabile peggio. Il poi aspetterei a gestirlo qualora diventasse un ora. Per adesso nulla è nel mio presente ma vi riporto l’analisi fatta da una di queste mamme, in anonimato ma con il suo consenso, per farvi capire cosa pensa di tutte la critiche piovute addosso ad Antonella Riccardi, la madre del ragazzo, da chi invece se lo sta vivendo “qui ed ora”.

Parlano in tv di questa dolorosissima storia che tutti abbiamo seguito.
Parlano di strategie, disagio, soluzioni, quanta gente si riempie la bocca.
Parlano e nessuno sa che cosa significa vedere un figlio perdersi.
Parlano, e quanti alimentano giudizi, mentre ci vorrebbe solo rispetto e sostegno.

La droga è un mostro infernale, tutta la droga, non esistono droghe leggere: tutte stordiscono dalla realtà e danno dipendenza, tutte conducono allo stesso infernale ingranaggio economico.

Perché questo è, un traffico internazionale guidato sempre e soltanto dagli stramaledetti soldi.
Persone fragili come i nostri figli, con famiglie alle spalle disposte a qualsiasi cosa per loro, sono la preda ideale.
E allora alzi la mano.
Alzi la mano chi ha visto suo figlio “catturato” dal mostro.
Chi lo ha visto tornare con gli occhi rossi e le pupille dilatate, esaltato ed affamato.
Chi l’ha visto depresso e inerte perdere giorni di scuola fino ad abbandonare.
Alzi la mano chi si è sentito chiamare per andare a prenderlo in questura, fermato con l’hashish in tasca, fermato per spaccio, per procurarsi gli stramaledetti soldi. Sapendo che spacciare è come uccidere, perché’ vuol dire risucchiare altri nelle spire del mostro.
Alzi la mano chi l’ha visto nel video della sicurezza rubare biciclette per procurarsi gli stramaledetti soldi.
Alzi la mano chi l’ha visto mettersi un passamontagna e rapinare il negozio vicino casa, per procurarsi gli stramaledetti soldi.
Alzi la mano chi ha dovuto chiudere tutte le porte a chiave e nascondere le chiavi di casa e della macchina. Alzi la mano chi ha perso i ricordi di famiglia, venduti per pochi euro ad un negozio che acquista oro senza fare controlli adeguati.
Alzi la mano chi l’ha visto diventare aggressivo per i debiti, e spaccare ogni giorno vetri, oggetti, mobili, quadri, lampadari, porte e armadi.
Alzi la mano chi ha pagato debiti importanti per proteggere l’incolumità di suo figlio.
Alzi la mano chi ha avuto paura in casa propria, paura del proprio figlio… chi è stato aggredito, ferito, minacciato per ottenere gli stramaledetti soldi. Ogni giorno di più. E domani, perché’ non entrare in una banca con un mitra, visto che questo è il modo per ottenere gli stramaledetti soldi?

Alzi la mano chi non pensa che quando succede questo BISOGNA FERMARLI.
Denunciarli è spesso l’unico modo per riuscire ad intervenire, ed è l’atto d’amore più grande.

Dite questo, a chi parla di quella mamma senza sapere… non sappiamo che cosa succedeva in quella casa.
Forse si può riuscire a fare qualcosa prima di arrivare a questi comportamenti, forse no, di sicuro niente si può fare finche’ rimangono nel segreto delle case. E’ un dramma che riguarda tante famiglie di adolescenti, non solo adottive, ma i ragazzi adottati per la loro fragilità sono ancora più esposti.
E’ ora che se ne parli per avere aiuto prima che non serva più. E’ ora che se ne parli, senza giudizio e senza vergogna.
Con grande rispetto per chi ha il coraggio di alzare la mano e chiedere aiuto. –

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3 COMMENTS

  1. noi siamo in una situazione diversa ma ugualmente drammatica con nostro figlio adottivo,
    abbiamo e stiamo tuttora prendendo decisioni che per noi sono distruttive.
    auguri a tutte queste famiglie in situazioni disperate

  2. Grazie Elisabetta per questo bellissimo articolo, che invita alla riflessione, a comprendere e a non giudicare. E’ necessario creare una rete di sostegno, nel mondo adottivo ma anche al di fuori, perche’ tutte le voci trovino ascolto!

  3. Caro Marco, che dirti? Forza, spero che le scelte dolorose aiutino a superare le fasi critiche. Un abbraccio

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