Malaria: una morte evitabile?

Ultima modifica 10 Settembre 2013

 

800px-Anopheles_albimanus_mosquito Italia, Ventunesimo secolo.

È morto un bimbo di sei anni, molto probabilmente di malaria.È accaduto venerdì scorso all’ospedale Maggiore di Novara, dove era ricoverato per quella che inizialmente era sembrata una banale influenza. Aveva smesso di respirare.

La malaria è ancora una delle più frequenti cause di morte al mondo, ma nel terzo mondo, non da noi, dove c’è un’educazione sanitaria molto elevata e dove le terapie (e i vaccini) sono alla portata di tutti.

E invece il bimbo ha fatto la fine di Fausto Coppi, che per una diagnosi sbagliata morì della stessa malattia cinquant’anni fa.
Cinquant’anni fa, appunto.

Oggi si sa che se si parte per l’Africa centrale (nel caso del bimbo, per la Guinea Equatoriale) sarebbe opportuno fare la profilassi antimalarica.

L’ho fatta anch’io, quando sono andata in viaggio di nozze a Zanzibar, anche se non era la stagione delle piogge. Non si sa mai.
Nel caso del bimbo piemontese, soltanto l’autopsia potrà fare chiarezza. Per il bambino era i terzo viaggio in Africa.

Altre due volte era andato a trovare la nonna e il nonno, che si erano trasferiti più di 20 anni fa in quel continente per motivi di lavoro.

Per come la vedo io, noi genitori abbiamo il dovere di proteggere i nostri bambini, ove sia possibile, soprattutto quando li mettiamo in situazioni di rischio.

Le disgrazie accadono, anche a chi meno se lo aspetta.

 

Sara Evangelisti

 

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