Mamma e insegnante: cosa accade quando coesistono

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E’ un sabato mattina, a ridosso delle ferie, e rifletto sul ruolo sociale della mamma e dell’insegnante rispetto alla scuola e su cosa succede quando coesistono, come nel mio caso.
Ricordo anni fa, quando ero in attesa della prima figlia, i miei alunni che dicevano “Maé, tua figlia non avrà problemi con la matematica, nascerà già con le tabelline in testa”: io sorridevo mentre loro identificavano le due figure e faceva tenerezza il fatto che la vedessero così.
Ma essere mamma ed essere insegnante, pur coesistendo nella stessa persona, sono due mondi profondamente vicini e assolutamente differenti di vivere accanto ad un bambino e crescerlo.

mamma e figlia

Sarà scontato pensarlo, ovviamente, per chi ricopre uno solo di questi ruoli, ma chi li sente entrambi ha un bel po’ da riflettere su come affrontare i conflitti quotidiani.
Sì, perché le strategie che tanto riescono a scuola non hanno successo a casa, semplicemente perché chi parla non è la maestra.
Non è sempre facile accettarlo. Si formano delle categorie mentali che bisogna giorno dopo giorno tenere separate nonostante venga naturale attingere dall’una e dall’altra indistintamente, in alcune occasioni.
I figli non li mandi seduti con il conto alla rovescia, mentre a scuola viene quasi alla perfezione.
Battute a parte, l’essere mamma non è sostenuto affatto
dall’essere insegnante, se non per il fatto che ti fa presente, ogni giorno, quanto il  ruolo di genitore sia  importante, così tanto da regalare all’insegnante dei propri figli un lavoro scolastico più fluido e incisivo.

Mentre penso, a questo proposito mi vengono in mente le “nostre” mamme speciali, che io considero un esempio.
Sono le mamme che rendono più significativo e “facile”  il lavoro scolastico, perché i loro bambini sono sereni, collaborativi, impegnati, presenti.
Mamme per cui veramente la scuola è la parte più importante della vita di un figlio, che partecipano dietro le quinte senza giudicare e senza mai mollare, nonostante abbiano un mare di cose da fare come tutte.
Sono quelle che ci sono sempre, anche se chiedi uno spillo.
Perché su Fb pubblichiamo tutti con disprezzo quanto poco si investa nella scuola in Italia, rispetto ad altri paesi come la Finlandia, o Cuba, tanto per andare da un continente all’altro, ed è vero, per carità. Ma dobbiamo poi vedere anche quanto ci investiamo noi e quanta parte ha la scuola dei nostri figli nella vita della famiglia.
Vorrei essere una mamma come loro e ci provo…ma non so mica se ci riesco così bene.Da insegnante “mi sgrido” quando perdo un avviso, quando la mattina corro a comperare il quaderno a righe terminato.
Ho imparato da loro che partecipare agli eventi scolastici è un impegno che va mantenuto, costruito con pazienza e inserito in quelle che sono le priorità della famiglia.
Quando penso a loro, non penso solo ai voti.
Parlo di un cammino concreto, fatto di impegno sostenuto; di un allenamento alla vita, dove le soddisfazioni vengono solo se ci investi.

Un bambino o una bambina impegnati, che ci sono sempre, che … si sente che la scuola è la loro palestra di vita: un bambino o una bambina a cui chiedi di aiutare in qualche modo un compagno in difficoltà, che ti rispondono  “Maestra non ti preoccupare, ci penso io” e poi lo fanno concretamente, trovando ogni giorno un modo tutto loro,  in autonomia, possono soltanto avere alle spalle una grande mamma, ma grande.

Ylenia Agostini

La redazione del magazine. Nato nel maggio 2013, da marzo 2015, testata registrata al tribunale di Milano. Mamme di idee rigorosamente diverse commentano le notizie dell'Italia e del mondo, non solo mammesche.

7 COMMENTI

  1. Ylenia, hai perfettamente ragione! Anche io sono mamma e prof e, mentre da una parte mi aiuta perchè forse capisco meglio alcuni meccanismi della scuola e dei prof. dall’altra sono molto più condizionata in alcuni atteggiamenti verso gli insegnanti dei miei figli, perché immagino e prevedo i loro ragionamenti.
    Io come mamma cerco sempre di aiutare le maestre e di dare la mia disponibilità ma senza criticare il loro operato, perché alla fine loro passano molto tempo con i nostri figli e li vedono sotto un’altra ottica.
    E come prof. noto la differenza tra quei ragazzi che hanno una famiglia alle spalle, che sta loro vicino senza però intervenire troppo e chi invece ha dei genitori assenti o troppo oppressivi…

    • Già, Rachele. Io sono sempre più portata, da genitore, a fare il mio senza intervenire nei metodi, nelle scelte, perché sono scelte fatte per quella classe. Quindi mi tengo alla larga dalle chiacchiere e dagli appunti fatti. Così si facilita il lavoro. Certo che essere mamme attente a tutto è impegnativo. Però entrati nell’ordine di idee che la scuola viene prima, poi organizzi considerandola sempre. Tutto parte da quanto conta la scuola.

  2. Ciao Ylenia,
    io sono insegnante e a breve sarò anche una mamma. Apprezzo molto la tua riflessione. Discendo da una famiglia di maestre (mia zia e mia nonna) e proprio grazie a loro ho sempre amato molto la scuola. Spero tanto di passare anche al mio piccoletto l’importanza di questo suo lavoro quotidiano.
    Grazie per il bell’articolo.

    • Grazie a te, Celenia. Tanti auguri per entrambi i “lavori”. A me l’essere mamma ha un po’ cambiato l’occhio per guardare i miei alunni. A volte sono anche troppo attenta e prudente. Ma va bene così. Si cresce e si cambia grazie all’esperienza.
      Grazie a te per averlo letto.

  3. Gentili maestre,
    troppe, troppe volte molte mamme, molte maestre, se la cantano e se la suonano. Si auto-celebrano! A volte c’è un bambino che dice: “MaestrO, non ti preoccupare, ci penso io!” e poi lo fanno concretamente, trovando ogni giorno un modo tutto loro, in autonomia, di dare una mano. A volte, sempre più spesso, dietro a quel bambino NON c’è assolutamente una mamma, ma grandi NONNI o un grande padre. Nelle vostre riflessioni non avete minimamente pensato che nel processo di crescita di un figlio degli umani deve esserci il ruolo fondamentale del padre. Il maestrO Alfonso, Papà di tre figli ..

    • Gentile Alfonso, cerco di non fare mai di un’erba un fascio. Parlavo delle mamme di alcuni miei alunni che mi colpiscono, perché sono loro il punto fermo del percorso scolastico dei loro figli. Io sono mamma e le mie figlie hanno un papà meraviglioso. Non capisco dove sia l’auto-celebrazione. E’ solo una riflessione essendo io maestra…non Maestro, per ovvi motivi, e anche mamma e non papà. Io racconto le mie esperienze e parlo al femminile per ciò che mi riguarda; se leggi altri pezzi, quando parlo della professione insegnante, quasi sempre cerco di evitare l’apostrofo, in onore di quei bravissimi maestri che ci sono nella scuola e con cui ogni giorno, nei gruppi di insegnanti dei social, mi confronto con molto entusiasmo. Comunque questa è una rubrica multi-autore. Chissà, se le andasse di scrivere dal punto di vista di un papà insegnante, credo che la redazione, (e anche io), ne sarebbe molto felice. Sarebbe come completare una riflessione. nella Home page c’è il riferimento

  4. E’ vero, non abbiamo parlato dell’aspetto “maschile” dell’educazione, ma soltanto -per quanto mi riguarda- perchè mi sono concentrata sulla realtà che mi circonda. Purtroppo (e sottolineo purtroppo) non ho mai avuto un collega uomo. Credo fermamente che nella scuola primaria invece ce ne sarebbe un gran bisogno e bilancerebbe in positivo l’educazione dei nostri piccolini. Non mi soffermo sull’enorme importanza che ha il padre nel crescere un bambino. Non mi sembra di aver tessuto le mie lodi e non volevo in nessun modo suggerire che mamme e maestre possono tutto da sole, mi sento tutto tranne un supereroe!!

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