Mamma… che palle andare a catechismo!

Ultima modifica 27 Gennaio 2020

Quante volte ho sentito e quante la sentirò questa frase.

Fino alla comunione tutto tranquillo, un impegno che viene assolto volentieri, un momento di ritrovo comunitario che viene vissuto con gioia e pressione, un passaggio per diventare grandi.
Il giorno del sacramento tante donnine e ometti impomatati, tutti vestiti di bianco che sfilano in processione… Che emozione.

adolescenza-oratorio

Poi dopo qualche anno le cose incominciano a cambiare; i momenti di aggregazione diventano piu frequenti, sono più autonomi e non hanno più bisogno dell’appuntamento del catechismo per trovarsi all’oratorio.

Quindi iniziano le prime proteste: che noia, che barba, si fanno sempre le stesse cose, faccio già religione a scuola… insomma una serie di lamentele che arrivano fino alla cresima.

Gli impegni che la parrocchia programma sono sia per il cresimando che per la famiglia e consistono in riunioni e ritiri, la scelta del padrino e a volte ti viene da chiederti “ma se non interessa a lui..

È giusto che i glielo imponga ?

Arrivato ai 13/14 anni forse non è abbastanza maturo per scegliere e la patria potestà si impone ma…
Non è neppure così piccolo da non capire cosa significhi.

A volte non mi sembra giusto imporre la mia scelta di una religione però, non ti chiedo di pregare tot volte al giorno, rivolto verso un punto cardinale, ma solo di andare ad una funzione una volta a settimana e per massimo un’oretta.

Ma forse è proprio quello il punto .. Io ti chiedo!
Dovrebbe invece essere una sua scelta, la sua volontà, una sua esigenza che lo fa scegliere di farlo. Si dice che avere fede sia una fortuna, il che sarebbe da dimostrare.

Il timore è che sia un’abitudine, un rito da fare per azzittire la parentela datata e non una scelta ponderata quindi, prima di scegliere o di assecondare prassi sociali, sarebbe meglio riflettere perché fare quello che fanno tutti solo per farlo, non è un buon insegnamento.

1 COMMENT

  1. Leggo a distanza di tempo da quando è stato scritto. Sostanzialmente ne condivido il pensiero per quanto riguarda l’idea di libertà di scelta, penso che però questo non basti. Libertà è responsabilità innanzitutto per noi in prima persona. La fede non è solo andare a messa una volta a settimana è(o dovrebbe essere) uno stile di vita un modo di vivere le relazioni e un impegno nel lavoro, nella famiglia… che sottende una dolcezza del cuore, un’accoglienza del vicino, un desiderio di pace… forse noi adulti, detti credenti nn siamo praticanti,perché nn dimostriamo con vita la fede a cui diciamo di appartenere…e i nostri figli ci chiedono cosa devono praticare, poi se la vita di un cristiano è uguale a quella di un ateo?
    E poi sto imparando che noi genitori in ogni ambito educativo ci aspettiamo risultati immediati e visibili….la pazienza che crediamo di avere, è considerata senza il fattore tempo e senza il fattore” gratis”. Se faccio un regalo a un amico( che nn è mio figlio) lo scelgo e lo preparo con cura, ad hoc e confido che sia gradito e ne venga fatto buon uso… eppure non abbiamo la stessa fiducia e speranza per i nostri figli.
    Grazie per il preziosi spunti di riflessione.

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