Mamme al confine: amiche prima o dopo?

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Ultima modifica 16 Marzo 2016

Io sono una mamma al confine. Quello fra mamma-amica e mamma-mamma.

Eh si. A qualche modello ci si dovrà pure ispirare per capire che tipo di mamma vogliamo essere, no? Io ne ho uno facile facile. Mia mamma. Vorrei davvero riuscire ad essere come lei, ad avere quel rapporto speciale anche con mio figlio esattamente come lo avevamo io e mia sorella.

mamma

Io e mia sorella di simile abbiamo solo il rosso dei capelli, per il resto, siamo diversissime sotto moltissimi aspetti. Ma lei sapeva come parlare a tutte e due. Lei sapeva come dare amore e come “distribuirlo” in modo adeguato. Lei sapeva essere severa, ma mai eccessiva. Si preoccupava, ma mai in modo asfissiante. Ci ha sempre dato fiducia e noi non abbiamo mai fatto niente di gravissimo. Qualche grattacapo da normali adolescenti, ma niente per farle ingrigire prima i capelli.

Lei si occupava di tutto per noi. Scuola, compiti, sport. E il divertimento. Anche quando sono diventata  grande, mia madre è sempre stata accanto a me. Mi ha accompagnato a cercare case, mobili, a fare regali e tanto altro. Tutto direi…

E sapeva giocare. Aveva l’animo del gioco. Non tutti ce l’hanno.

Un inverno di quelli con tanta neve, in un parco sotto casa mia, ci siamo fermate a guardare come fosse bella la distesa immacolata della neve. Poi senza dire niente, ci siamo buttate. Come due bambine a tirarci palle di neve. Noi adoravamo la neve… Forse le uniche in tutta Milano a sperare che nevichi… e chi se ne importa se poi pulita dura poco, se ci sono disagi. Per qualche ora di magia a noi andava bene anche il disagio.

Al parco con il nostro cane Labrador. Inizia a scurirsi il cielo e in un attimo piove a dirotto. Un vero nubifragio. Tutti scappano, un fuggi fuggi generale. Io, lei e il cane siamo rimaste sole. A farlo giocare  sotto l’acqua, pazzo di gioia. Ma quanto è bello anche quando piove stare sotto e prenderla tutta? Inebriarsi del sapore dell’erba bagnata e della pioggia sulla pelle. Ci avete mai provato? Forse con un amico… ma lo avete mai fatto con vostra madre ?

Lei era la mia migliore amica. Certo, c’erano cose che non le dicevo. Uscivo con le mie amiche, mi confidavo anche con loro. Ma lei era il mio punto fermo. La mia certezza. L’ancora nel mare burrascoso e le vele con il vento in poppa…

Forse per alcune non è giusto mischiare le cose. E una mamma, dovrebbe rimanere solo una mamma e non un’amica.

Ma io già ora che mio figlio ha quasi sei anni, nella neve mi ci butto, mi è capitato di trovarci sotto l’acqua e di riderne saltando nelle pozzanghere. Credo fortemente nel gioco, specie da bambini. Perché ci si lascia andare, si scoprono molte cose del proprio carattere, nel gioco.

Come e quanto reggiamo la frustrazione della perdita o della competitività. Come reagiamo alla sconfitta o come viviamo le vittorie. Cosa ci fa paura o cosa invece ci diverte. A cosa diamo importanza. Come ci relazioniamo con gli altri.

Quando mio figlio era piccolo ho passato ore e ore con lui seduta per terra a giocare. Cercando di insegnargli qualcosa in ogni gioco, anche a perdere. Non ho mai sopportato quelli che fanno vincere sempre il piccolo altrimenti piange. Verissimo, piange, ma poi si supera. E si capisce anche che non si può sempre vincere. E che per farlo bisogna impegnarsi.

Lo faccio anche ora, un po’ tutti i giorni. Anche se crescendo diventa fondamentale il gioco con altri bimbi. Ma niente mi tiene per troppo tempo lontana dal pavimento della sala o della sua cameretta.

Io sono una mamma amica. E ne sono orgogliosa. Spero che quando sul pavimento della sua camera non ci saranno più animaletti e macchinine ma pile di vestiti, io rimarrò sempre la benvenuta per lui. E che ci sarà sempre  posto per un sorriso, una parola di aiuto o una confidenza… anche fra i vestiti!

Nathalie Scopelliti

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