Mamme nella crisi, figli derubati del futuro

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Ultima modifica 6 Novembre 2015

 

Save the Children pubblica in questi giorni il risultato di una indagine che aveva preso l’avvio l’anno scorso, circa l’impatto della crisi economica sul modo di crescere un figlio in Italia, di essere “mamme nella crisi”.

La situazione è peggiorata negli ultimi dodici mesi, tanto che l’iniziativa di quest’anno è stata significativamente  battezzata “Allarme infanzia”, e prevede non solo “guerrilla e stunt in 16 città italiane, un gruppo di testimonial”, ma anche un pacchetto di proposte al Governo relative a misure urgenti, non ulteriormente procrastinabili, dirette a restituire un futuro ai nostri figli.

Il dossier “L’Isola che non sarà” e la nuova ricerca su “Le paure per il futuro dei ragazzi e genitori italiani” attestano dati drammaticamente realistici: il 25% degli adolescenti italiani pensa che il proprio futuro sarà più difficile rispetto a quello dei propri genitori e 1 ragazzo su 4 (il 23%) pensa o spera di andare all’estero per assicurarsi un’opportunità; l’80% dichiara di aver fatto delle rinunce causa crisi.

Aumentano le disuguaglianze per l’accesso all’università: il 30% dei genitori non ce la fa a pagare la retta dei figli. Per il 41% di madri e padri gli aiuti economici diretti alle famiglia dovrebbero essere la più urgente misura anti-crisi del governo.

I claim della campagna, curata per Save the Children da Grey, sono particolarmente diretti ed efficaci, e si moltiplicheranno sui muri delle nostre città, nei banchi informativi allestiti dai volontari, sul web: “Mi hanno rubato la terza media”, “Mi hanno rubato la mensa a scuola”.

Ed è tutto vero, misurato su parametri oggettivi commisurati ai 12 indicatori Eurostat, che restituiscono un’immagine desolante: l’Italia è in una condizione deprimente, secondo le parole diValerio Neri, Direttore Generale Save the Children Italia: “Considerando i diversi indicatori, il nostro paese si posiziona per 7 volte oltre il ventesimo posto in classifica. Un posizionamento molto negativo che Save the Children ha tradotto in una mappa sintetica in cui l’Italia appare di dimensioni molto ridotte rispetto alle attuali, a indicare la perdita di futuro per i bambini e adolescenti, rispetto ai quali stanno peggio solo i minori di Bulgaria e Grecia”.

I numeri, a volte aridi, sono questa volta impietosamente critici: l’Italia è al 18esimo posto nell’ Europa dei 27 per spesa per l’infanzia e famiglia, pari all’1,1% del Pil; la mancanza di risorse indispensabili per una vita dignitosa è drammatica.

Furto di cibo, vestiti, vacanze, sport, libri, mensa e rette scolastiche e universitarie”: quasi il 29% di bambini sotto i 6 anni, pari a 950.000 circa, vive ai limiti della povertà tanto che il nostro paese è al 21esimo posto in Europa per rischio povertà ed esclusione sociale fra i minori 0-6 anni, e il 23,7% vive in stato di deprivazione materiale.

Furto d’istruzione”: Italia 22esima per giovani con basso livello d’istruzione – il 28,7% tra i 25 e i 34 anni (1 su 4), per dispersione scolastica, pari al 18,2% di under 25; (1 su 5); siamo all’ultimo posto per tasso di laureati, il 20% dei giovani fra 30 e 34 anni, pari a 760.000.

Furto di lavoro”: i giovani disoccupati sono il 38, 4% degli under 25, il quarto peggior risultato a livello europeo mentre i NEET (giovani che non lavorano e non sono in formazione) sono 3 milioni e 200.000 e posizionano il nostro paese al 25esimo posto sui 27 dell’Unione Europea.

Povertà economica significa rinunciare all’aspirazione di mandare un figlio a scuola oltre la fine di quella dell’obbligo e a maggior ragione oltre il diploma di maturità, la laurea diventa un miraggio per il 31% dei genitori, che non possono pagare l’università ai loro figli, senza ricorrere a prestiti o ad un lavoretto occasionale per mantenersi agli studi, sempre che sia possibile trovarlo.

Significa anche rinunciare alle vacanze, ad andare al cinema, a comprare libri, ma anche vestiti, scarpe, a iscrivere un figlio ad attività sportive e ricreativee perfino alle gite scolastiche.

La prima e più urgente misura che i genitori richiedono al Governo è l’introduzione di una “carta acquisti” per le famiglie in difficoltà, che avrebbe anche effetti benefici sulla ripresa dell’economica, in controtendenza con la politica di austerity sposata dal precedente esecutivo.

Tra le proposte anche la mensa e il trasporto scolastico gratuiti, la garanzia di accesso agli asili nido, per le famiglie in condizione di povertà e per quelle a basso reddito, l’apertura prolungata delle scuole con attività educative e ludico-ricreative pomeridiane.

Perché la via per il “ritorno al futuro” passa attraverso l’investimento sulla scuola, sulla famiglia, sul capitale umano, sulle nuove generazioni, a partire dalla prima infanzia: non è solo l’istinto di protezione di una mamma a parlare, ma anche la consapevolezza dell’urgenza di formare di una coscienza collettiva che imponga come essenziale, e non ulteriormente procrastinabile, il dibattito parlamentare sulle 40 proposte presentate al Parlamento, il “ParlaMemo”: una sorta di memorandum, a cadenza mensile, consegnato a deputati e senatori perché rammentino di mettere al centro di ogni iniziativa l’interesse dei bambini, dalle situazioni di emergenza alle nuove tecnologie, dalla violenza in famiglia alle discriminazioni verso gli immigrati, dai figli delle detenute alla tratta di bambini, dalla promozione delle attività culturali al giudice unico per la famiglia.

I nostri bambini non votano, ma hanno la memoria lunga, e un giorno giudicheranno i politici che noi adulti abbiamo eletto: non lasciamo che si dimentichino del loro futuro.

Non è fastascienza, né utopia, anzi è possibile anche e soprattutto in tempi di crisi adottare misure di spesa pubblica incisive: lo dimostra il fatto che, sebbene il Giappone abbia un rapporto deficit/PIL enormemente maggiore del nostro, all’inizio di quest’anno ha approvato un piano di espansione della spesa pubblica pari a 85 miliardi di euro.

Per restare nella cultura orientale, vale la pena ricordare l’ideogramma cinese che descrive il concetto di crisi si compone di due parti: l’una significa rischio, anche di fallimento, l’altro significa opportunità.

Stefania Stefanelli

 

 

 

 

 

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