Manca cibo nel pianeta. Che fare?

Ultima modifica 9 Novembre 2015

sandrakareva

La storia che voglio raccontare ha come protagonista Sandra Kavira, 32 anni, agronoma dell’Africa centrale e si riassume in poche parole: un autentico miracolo con l’aiuto dell’uomo.

La donna ha convinto le contadine dei villaggi ai piedi del Ruwenzori a usare i fertilizzanti rifiutati in altre parti del continente. E’ stato un prodigio: i suoli esauriti da millenni di sfruttamento hanno risposto con generosità. Un ettaro di risaia, che produceva cibo per 10 persone, ha prodotto riso per 55. E Sandra è diventata il simbolo dell’Africa che produce cibo a sufficienza.

I volontari belgi di Vredes filande (Isole di pace) si propongono di individuare le regioni africane la cui povertà dei terreni possa essere sconfitta per mezzo di fertilizzanti, al fine di donare i concimi necessari ad accrescere i raccolti. Il primo tentativo, fatto in Congo, venne respinto dagli stessi contadini che minacciarono di incendiare i campi prima del raccolto.

Sandra, da poco diventata mamma, è la consulente più ascoltata di una Lega di Donne Coltivatrici. In Africa l’agricoltura è in mano alle donne: sono loro che usano la zappa e hanno acquisito potere nelle decisioni su cosa si debba zappare, su cosa seminare, se concimare, se irrigare. Sandra conduce la sua campagna per la diffusione della fertilizzazione e le donne la ascoltano.

Le contadine di Kyatenga seminano il riso e attendono le piogge che arrivano regolari. Sandra segue le colture giorno dopo giorno: a ogni pioggia distribuisce una piccola quantità di fertilizzanti.

Al quarto anno il raccolto si tramuta in prodigio: la media produttiva di tutte le famiglie tocca le 6 tonnellate per ettaro. Nei campi più fertili, o dove gli agricoltori sono stati più abili, si raggiungono anche le 8 tonnellate. Così molte famiglie si assicurano il riso per le proprie esigenze alimentari e in più possono vendere l’eccedenza al mercato.

Se il metodo consigliato da Sandra e messo in pratica con risultati “miracolosi” dalle contadine di Kvatenga si diffondesse, l’Africa non dovrebbe più soffrire per la mancanza di cibo.

Paola Lovera

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