Eravamo bambini quando He-Man alzava la Spada del Potere e urlava “I have the power!”. Oggi siamo genitori, abbiamo forse ancora qualche giocattolo nascosto in cantina e davanti al nuovo Masters of the Universe abbiamo avuto un pensiero preciso: questo film dobbiamo vederlo.
Ecco, fortunatamente noi lo abbiamo visto sul divano di casa e non al cinema! Da genitori cresciuti con He-Man e compagnia bella, era praticamente impossibile resistere. Così ci siamo messi comodi, abbiamo premuto play e siamo partiti per Eternia.
Masters of the Universe: ricomincia tutto da capo
La storia riparte dalle origini.
Adam è un ragazzino di Eternia che, quando il suo pianeta viene conquistato da Skeletor, viene spedito sulla Terra. Passano quindici anni e quel bambino è diventato un ragazzo biondo e muscoloso, ma con un problema non proprio piccolo: non si è mai rassegnato alla perdita del suo mondo.
Vive da emarginato, colleziona appuntamenti disastrosi, lavora in impieghi aziendali tutt’altro che esaltanti e continua a raccontare a chiunque sia disposto ad ascoltarlo di aver vissuto su un pianeta con eroi, maghe, tigri parlanti e personaggi sovrumani. Naturalmente nessuno gli crede finché non ritrova la spada del potere e li, comincia l’avventura.
Torna a Eternia, ritrova il suo vecchio maestro Man-At-Arms, incontra nuovamente Teela e scopre che Skeletor ha trasformato il suo pianeta in un luogo dove gli abitanti sono ridotti in schiavitù. Insomma: il destino chiama e Adam deve rispondere.
Il viaggio dell’eroe, praticamente con il libretto delle istruzioni
Il problema del film è che, una volta messa da parte la nostalgia, non c’è poi molto che non abbiamo già visto. Adam è il protagonista che non sa ancora di essere un eroe. Viene allontanato dal suo mondo, cresce sentendosi diverso, ritrova l’oggetto magico, scopre che non basta possederlo, cerca un mentore, trova degli alleati, affronta il cattivo e alla fine comprende che il vero potere non arriva dalla spada, ma dalla consapevolezza di chi è.
È il classico viaggio dell’eroe.
Talmente classico che, a un certo punto, viene quasi voglia di suggerire le battute ai personaggi.
E sia chiaro: si lascia guardare, e il problema è questo rimane nel limbo di dire non è così brutto ma neanche così bello da dire che gran bel film.
È un film che funziona, ha combattimenti, intrattiene, effetti speciali, musica ma soprattutto ha la nostalgia. Ma raramente sorprende.
Indubbiamente il miglior risultato è Skeletor

Ecco se dovessi dire qual è stata la parte più bella del film, direi senza dubbio le parti in cui Skeletor c’era. E non perché i muscoli di Jared Leto si fanno guardare ma proprio perché riesce a renderlo provocante, irriverente e divertentissimo allo stesso tempo.
Che ami le parti dei villain e che gli vengano bene è evidente a questo punto.
Skeletron è cattivo, punto, non c’è bisogno di una lunga spiegazione psicologica, di un trauma infantile, di un passato doloroso che ci faccia empatizzare con lui. È semplicemente Skeletor e funziona proprio perché il film non prova a renderlo qualcosa di diverso.
Ma soprattutto funziona l’ironia. Quella vena sopra le righe, un po’ assurda e volutamente imbarazzante che apparteneva anche al personaggio del cartoon.
È lui che ci ha strappato più di una risata.
Nicholas Galitzine è un He-Man molto umano
Al centro della storia troviamo Nicholas Galitzine, nei panni di Adam/He-Man. Non è necessariamente l’He-Man granitico che abbiamo stampato nella memoria. E forse è proprio questa la scelta più interessante del film perché Adam rimane impacciato e insicuro anche quando diventa He-Man.
Non c’è una trasformazione magica che lo rende improvvisamente un uomo perfetto, invincibile e senza dubbi, la sua fragilità rimane.
E, in fondo, è proprio questa la sua forza. Il messaggio sulla mascolinità tossica e sulla violenza è presente, anche se il film non costruisce intorno a questo tema una vera e propria riflessione.

Masters of the Universe vuole soprattutto essere una lettera d’amore a chi è cresciuto negli anni ’80.
Per chi conosceva a memoria i nomi dei personaggi, per chi aveva i pupazzi e per chi aspettava impaziente l’arrivo delle puntate del cartone.
Ed è normale che giochi sulla nostalgia perché quei bambini di allora, sono probabilmente i genitori di adesso e faremo qualsiasi cosa per condividere con loro la nostra infanzia.
Peccato però che la nostalgia, da sola, non basti a fare un grande film.
Gli effetti speciali ci sono
Su questo non possiamo dire nulla. Il budget si vede e anche la CGI. Le scenografie, i combattimenti e la costruzione di Eternia non sono male.
Ma proprio qui arriva la domanda: basta?
Per noi, no. Perché sotto l’enorme macchina visiva rimane una storia molto prevedibile.Tutto è apparecchiato per funzionare: gli easter egg, i ritorni, i personaggi, i possibili sequel, i riferimenti per i fan.
È come se il film ci dicesse continuamente: “Guardate, ricordate questo? E questo? E quest’altro?”
E noi ricordiamo ma vorremmo anche essere sorprese per questo la scelta migliore è stata il divano di casa.
Concludendo il film è godibile, rumoroso, colorato, ironico e fracassone ma anche molto prevedibile.
#SPAVENTOMETRO 2
Abbiamo dato due perchè in alcuni momenti, il volto di Skeletor può essere un pò spaventoso per i più piccoli, comunque ne consiglio la visione se avete figli dai 7 anni in sù.

Masters of the Universe
Dati tecnici:
Masters of the Universe
di Travis Knights
2026, Mattel Studio
durata 2 h e 20 min
Fantasy – avventura




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