Mi stupisco di me stessa…

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cambiamentiAnni passati dentro una scuola, dentro una classe…a scuola non c’è una grande possibilità di crescita professionale nel senso in cui si intende nelle altre professioni: segretario, caposettore, direttore ecc…stipendi più alti (grasse risate…).

Maestra sono e maestra sarò…suona come una triste minaccia…e invece diventa di anno in anno una bella campana tintinnante: cresco (non in altezza purtroppo), imparo, cambio idee e metodologie e mi diverte e mi appaga farlo, ogni anno di più.

Più vado avanti, più divento curiosa, più mi metto alla prova.

Ma osare nuove strade è una possibilità che mi concedo solo da 3-4 anni, perché bisogna avere rispetto dei bambini. Finché non ho conosciuto e toccato con mano l’infinità di variabili a cui la scuola e gli alunni soprattutto ti sottopongono (e credo ancora di non aver trovato l’ultima), finché non ho sentito di avere a sufficienza il polso della situazione fin dal primo giorno, mi sono affidata all’esperienza di insegnanti navigate. No, non che copiassi quaderni già fatti o modi di fare (tristissimo), però mi affidavo alla loro esperienza e ai loro “segreti”… mi è servito.

Il lavoro di gruppo, ad esempio, per me è stato sempre un cruccio…sì, perché c’ho fortemente creduto e non ho mai avuto, negli anni passati, il coraggio di metterlo in pratica fino in fondo, come si dovrebbe.

L’ho fatto qualche volta insieme alla mia collega (molto più coraggiosa di me) ma da sola l’ho sperimentato poche volte, perché il lavoro di gruppo non è solo spostare i banchi…

Il lavoro di gruppo è un modo di insegnare e di imparare con fiducia estrema nelle possibilità dei bambini.

Accidenti quante cose ho letto su questa metodologia stupenda che ha conquistato i più grandi protagonisti della pedagogia mondiale: il cooperative learning o apprendimento cooperativo.

In Italia è arrivato grazie a Federico Confalonieri all’inizio dell’Ottocento, dopo essere partito in Inghilterra da Bell, ma lo ritroviamo in Svizzera con Piaget, negli Stati Uniti con Dewey e poi i fratelli Jhonson, in Inghilterra, Israele…per tornare in Italia con Mario Comoglio.

Ma chi mi ha colpito studiando pedagogia anni…e anni…e anni…fa, è stato Vigostky secondo il quale i bambini (e non solo) possono apprendere esclusivamente se si confrontano con gli altri. L’apprendimento è un fatto sociale.

Forse solo oggi, ma intendo proprio oggi 11 settembre, ho capito che è vero.

Per l’ennesima volta la mia collega mi ha detto: “Mettiamo i banchi a quattro o tre?” e io per la prima volta le ho detto un sì rilassato e convinto.

Rimarranno così i banchi e non si sposteranno solo per qualche sparuto lavoro (ultimamente questo aggettivo mi va via come il pane)…

Oggi, vedendoli lavorare su una semplice scheda di matematica, iniziata individualmente hanno subito iniziato a confrontarsi, alzarsi, ma solo per spiegare ai propri “dirimpettai” di gruppo.

Anni passati sarei saltata in piedi e avrei detto “Dovetefarladasoliiiiiiiiiii! Doveteragionaredasoliii!”

Quest’anno ho semplicemente e tranquillamente iniziato a passeggiare tra i banchi, mentre parlavano neanche a voce alta, ed è uscita fuori una mezzora che non mi aspettavo: nessuno era escluso dal lavoro e tutti erano presi dal capire e spiegare. Certo, è durato poco…ma è stato bello. Mi stupisco di me stessa.

Ma forse è un po’ quello che si chiede ai genitori: lasciar fare, lasciar agire e stare a guardare.

Non sto parlando di spontaneità no no. Lo spontaneismo a scuola è una cosa che proprio non considero. Però la libertà (ma veramente libertà) di raggiungere un obiettivo sperimentando modi e strade diverse (ma veramente diverse) questo ci può stare. E quest’anno ci sta tutto.

I bambini avevano il doppio della motivazione e non avevano l’agitazione mossa dal fatto che il lavoro di gruppo fosse solo un momento settimanale di un paio d’ore.

–          Vi piace questa disposizione?

–          Sisisisisissssssi, tanto!

–          Bene, perché i banchi resteranno così tutto l’anno.

–          Evvvai, siiii……….applausiiiii

–          Forse farete un po’ fatica a copiare dalla lavagna…

–          Non tanto maé, ci giriamo poco, ce la facciamo!

–          Sì ma poi chi non ci vede con gli occhiali lo mettiamo sul posto un po’ comodo

–          Poi ci alziamo un attimo, come dici tu

–          Vi piace allora. Bimbi non si chiacchiera del più e del meno. Siete così per confrontarvi su ogni cosa e con persone diverse sui lavori che faremo. Ogni mese cambieremo i posti come sempre.

–          Però è bello!

–          Le verifiche come al solito le faremo distanziati….BOOM

–          Ah, mi pareva…

–          Anche a me…era troppo bello…eh….mmmm…maé e se ti promettiamo che non ci guardiamo? BOOM 2

 Ylenia Agostini

 

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