Molto forte, incredibilmente vicino. Meravigliosamente un capolavoro.

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moltoforte

Ultima modifica 28 Giugno 2019

Ieri sera ho visto Molto forte incredibilmente vicino, tratto dall’omonimo romanzo di Jonathan Safran Foer (il romanzo non l’ho ancora letto, ma state certi che lo farò a brevissimo), sul divano, sotto la copertina a scongiurare il freddo che inizia a filtrare dalle finestre.

In primo luogo, qualcuno dia un oscar ad Oskar.

Il protagonista interpretato da un giovanissimo ed eccellente Thomas Horn lascia incantati. Soprattutto quando si scopre che questo è il suo primo film. Altro che attori navigati, pluridecorati e strapagati. Questo fanciullo ha la forza di un ciclone e la raffinatezza di una piuma, insieme all’espressività di un sognatore e alla grazia di un violinista.

La vicenda è “tosta”; Oskar ha perso il suo papà nell’attentato alle Torri Gemelle, l’11 settembre.

Dopo un anno trova una chiave, dentro ad un vaso, contenuta in una bustina che reca una sola scritta. Black.

Via alla ricerca di quel qualcosa che quella chiave aprirà; via alla ricerca di suo padre, perché non sia perduto per sempre. Quel padre che alzava le spalle e di cui si sentiva figlio ma non figlio bambino, di quel papà che gli insegnava a non smettere mai di cercare.

Sulla strada della ricerca incontra un anziano inquilino di sua nonna, interpretato da un magistrale Max Von Sidow, che nel suo non parlare a causa di un trauma vissuto durante l’infanzia esprime molto più di tante parole udite nel fracasso.

La mamma, apparentemente meno complice di quel padre ormai sepolto nell’aria, che si scopre essere accanto alle scoperte del figlio,in una marcia protettiva nel suo divenire e definirsi.

Il dolore. Quello urlato spezzato e contorto. Quello di chi perde ciò che a mondo ha di più di caro, senza possibilità.

Non vi dico cosa apre quella chiave, guardate questo film, se amate il buon cinema, i sentimenti autentici, se non avete timore di scoprirvi a piangere su quel divano, se vi piace Tom Hanks, se non amate Sandra Bullock perché qui è di una tenerezza candida, se volete capire cosa sente un bambino che ha bisogno del suono di un tamburello per sentirsi tranquillo.

Bello. Ed incredibilmente vicino.

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