Morire giovani

Ultima modifica 20 Aprile 2015

Il treno si ferma in una stazione sotterranea a Roma e, sul muro una scritta: Die young (morire giovani) come scerta de vita.

Morire giovani? Sarebbe una scelta di vita? O di morte?

Ma chi lo ha scritto era un giovane?

Intendo dire un giovane nell’anima, non solo di anni.

Penso di no, perché un giovane spera, progetta, ha illusioni, la morte è il contrario di questo.

Chi non crede a una vita dello spirito, ed evidentemente, chi ha scritto quelle parole non vi crede, non si attende nulla. La morte è un buco nero, la fine di tutto, non è una scelta è una sconfitta.

È non essere mai vissuto, perché non vive chi lascia scorrere il suo tempo senza sogni e progetti, senza pensare a un domani, senza condividere speranze e illusioni, prima con mamma e papà, poi con amici, infine con un compagno o una compagna.

Chi non riesce a gustare il sapore della vita, perché non vive, vegeta.

Perché si limita a trascorrere giorno dopo giorno cercando, e non trovando, sistemi per rompere la noia se non divertimenti sguaiati ed effimeri, che non lasciano nulla, neanche il ricordo di una gioia, la voglia di rivivere l’esperienza.

Vedendo il passare del tempo senza interessarsi veramente a nulla, perché vivono nel nulla, si lasciano trascinare dal gruppo e pensano con terrore agli anni che verranno, agli impegni che dovranno assumersi, a quando dovranno pensare a guadagnarsi la sopravvivenza.

Pensare? Troppo difficile e faticoso.

E se non si può continuare a vivere senza fare niente, a che serve vivere?

Meglio morire giovani.

Questo pensa, credo, chi ha scritto quella frase.

Pensa di aver goduto e vissuto intensamente i suoi pochi anni e non vede vita oltre la sua età.

Ignora di non aver vissuto veramente, perché non ha coltivato la parte migliore di lui, la sua mente, il suo cuore, la sua anima.

Non ha coltivato la sua gioia, il godere di quello che si ha, sapete penso che prima di tutto si debba insegnare ai propri figli, fin da piccoli, ad essere felici.

Felici per un fiore spuntato all’improvviso, del mare in burrasca, di un alba o di un meraviglioso tramonto, di un giocattolo ritrovato, felici di esserci.

Poi, un po’ più grandi, ma non troppo, insegnare la consapevolezza di se stessi, delle proprie possibilità offrire, senza parere, stimoli diversi, suscitarne maggiormente la curiosità, l’abitudine a realizzarsi attraverso l’impegno.

La vita non è semplice, quasi mai i “sogni” si realizzano, ma è possibile accettare serenamente altre vie, cercarne le peculiarità, scoprirne le bellezze.

Sapete, a volte, il destino regala una seconda possibilità, facendoti realizzare il tuo sogno, magari già avanti negli anni, ma sapete non meno gratificante e appagante, quel sogno accantonato perché pareva impossibile, ma rimasto nell’anima.

Spes, ultima dea, dicevano i latini, e avevano ragione. Se la speranza muore, muore la vita.

Quel giovane-amorfo che ha lasciato il suo messaggio su uno squallido muro di una stazione sotterranea non conosceva la vita, né la speranza, per lui morire giovane, prima di conoscere affanni, è il massimo, non vede futuro, non conosce il futuro, né speranze, né illusioni: niente.

E sceglie, per non vivere, il nulla.

 

Nonna Lì

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