Niente compiti a casa, mia figlia deve vivere

Ultima modifica 20 Giugno 2019

Quando penso alla scuola le reazioni immediate sono due.
Una mentale ovvero il rimpianto dei tempi della materna dove tutto era solo gioco e divertimento.
Sia per il piccolo sia per me.
E l’altra è stare con le mani nei capelli. Si perché ora che siamo alla elementari mi rendo conto perché altre mamme girano con la stessa posizione delle mani da anni.

La situazione della scuola italiana?
Un disastro su tutta la linea.

E la cosa peggiore è rendersi conto che nonostante ne siano passati di annetti da quando alle elementari ci andavo io non è che sia cambiato gran che: infrastrutture spesso fatiscenti o quasi, programmi a dir poco arcaici e situazione assurda per gli insegnanti.

compiti_a_casa

Come in ogni categoria lavorativa nel mucchio dei devoti alla sofferenza che sono gli insegnati ( non si spiega altrimenti il coraggio che li spinge a varcare la porta della classe ogni giorno ) ci sono sicuramente gli svogliati, gli impreparati a livello didattico e quelli che non si sa davvero che cavolo facciano ogni giorno in classe eccetto far perdere tempo a tutti. Alla stessa stregua di medici che non hanno un minimo di empatia col paziente, politici che occupano impropriamente poltrone al governo come fossero a casa loro e via di seguito…

Ma nel strofinare convulsamente le mani fra i capelli di fronte a tanto sfacelo una cosa salta all’occhio come radicale differenza: il come studenti e soprattutto genitori non riconoscano il ruolo dell’insegnante.

Lo so che tocco forte il tasto della banalità ma lo faccio lo stesso.
Una volta a scuola l’insegnate era un semi dio.
Uno a cui davi del lei e ti alzavi in piedi quando entrava in classe.
E tu come studente lo rispettavi e temevi ( beh almeno quando scorreva il dito sull’elenco dei nomi e pregavi in tutte le lingue non ti chiamasse…).

E lo rispettavi a prescindere.
Non sempre perché se lo meritasse.
Ma perché se osavi son farlo a casa erano guai seri.
Anzi serissimi.

Oggi? Tutto il contrario.
Oggi gli studenti non li rispettano, non li temono.
Tornano a casa piagnucolando e invece di un bel “e allora? Ha ragione il professore” trovano la carezzina sulla testa e la macchina pronta per ritornare a scuola a sgridare l’ignobile insegnate che si è permesso di dare una nota o un brutto voto al figlioletto bello che non ha mai aperto un libro e in classe si accende le sigarette.
E allora? Che c’entra? E’ il professore che non lo capisce mi pare ovvio…

Il nuovo e ultimo caso limite?

La lettera di questa mammina premurosa che scrive una bella giustificazione alla figlia spiegando che non ha potuto fare i compiti perché “abbiamo di meglio da fare noi “.

Sono la prima che quando controlla il diario del figlio spera non ci siano troppi compiti durante la settimana visto che escono alle quattro e mezza tutti i giorni e ovviamente hanno almeno un’attività sportiva, qualcuno il catechismo, e quindi tempo ne rimane davvero poco.
Ma soprattutto energie. E dopo nove ore al giorno chiusi a scuola sappiamo bene che sarebbe giusto potessero vivere altro una volta usciti.

Possiamo discutere fra adulti come migliorare questa situazione ma fino a che non succede non è non facendo fare i compiti che insegniamo qualcosa di buono. Anzi.

Quello che lasciamo sono danni e belli pesanti.
Il non rispetto delle regole, il non rispetto del ruolo dell’insegnate, il non rispetto verso i compagni di classe che vivono la stessa situazione ma in qualche modo i compiti li hanno fatti.

La parola è sempre quella e vale sempre: rispetto.

Oggi ne viene insegnato troppo poco e le famiglie sono le prime a non farlo adeguatamente.
Ma su quella parola si insegna molto, tutto.

Il valore dell’impegno, della fatica e del risultato ottenuto.
Ci siamo passati tutti e siamo ben sopravvissuti.

Si potrebbe fare di meglio? Non ne dubito.
Ma fino a che non succede teniamo fuori i figli da polemiche sterili e dannose e seguiamo le regole.

Perché se la mamma in questione ha trovato tempo per scrivere il suo pensiero ai professori spero trovi anche il tempo per fermarsi a riflettere, per attivarsi e lottare per cambiare la scuola.

Non contro i professori, ma stando loro accanto.

Ricordandoci che molti ci mettono ancora passione, impegno, fede.
Che ci tengono davvero ai nostri figli nonostante siano presi in giro, nono stante manchino mezzi, fondi e una seria politica di riforma.
Nonostante siano sbeffeggiati quotidianamente dalle istituzioni e dalle famiglie.

Il nostro dovere è schierarci al loro fianco e lottare insieme a loro per cambiare le cose.
Sono certa che loro non aspettano altro che sentire qualcuno che li appoggia davvero.
Solo così possiamo cambiare davvero e ancora di più insegnare qualcosa di molto importante ai nostri figli.

Non è mai cambiato nulla al mondo in tutta la storia dell’umanità mollando o con la polemica.
Ma lottando uniti.

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