Non è necessario assomigliare a Nonna Abelarda

Ultima modifica 3 Luglio 2017

Ve le ricordate le nonne di una volta?
Vecchie già a cinquant’anni.
Niente trucco, i capelli bianchi raccolti in uno chignon, abiti rigorosamente scuri.
Abiti?
Vestagliette informi senza nessuna concessione alla moda, il massimo della frivolezza erano i tessuti a piccoli fiorellini dai colori spenti, poche erano quelle che azzardavano i microscopici pois!

nonne

Eccezioni, rare… come le mosche bianche, si permettevano tailleur, ahimè sempre scuri, rallegrati, si fa per dire, da tetri foulard o da qualche piccolo gioiello. Alcune osavano riflessi blu alle chiome!!

Negli ‘anta’ si entrava, per la maggioranza, in una zona grigia, una zona senza desideri, senza interessi che non fossero quelli della casa, del cibo e della cura della famiglia. Il famoso tran-tran senza passioni, una vita piatta.

Piano, piano le cose sono cambiate e ora gli ‘anta’ non segnano più la fine della vita, ma uno dei traguardi volanti.

Però est modus in rebus, spinte dalla ‘libertà’ molte raggiungono eccessi incredibili rendendosi ridicole e assomigliando, comunque, a delle nonne Abelarde!

Io amo il trucco discreto, per intenderci quell’acqua e sapone che si fa sempre più fatica ad ottenere e anche gli abiti devono essere adatti: eleganti o pratici, a seconda delle occasioni, sempre con un tocco di vanità e, perché no, di civetteria. I profumi freschi, aggrumati in estate e leggeri e al sentor di cipria in inverno.

Ognuno ha il proprio gusto ed il proprio stile.

Condivido con le mie amiche, quasi tutte nonne, signore degli ‘anta’, l’idea che, soprattutto alla nostra età, sia indispensabile essere curate, non certo ossessionate tanto da ricorrere al chirurgo plastico con risultati.

Accettarsi e proporsi al meglio: a qualsiasi età si può piacere e piacersi, ricordando che la luce dell’intelligenza brilla negli occhi anche a cent’anni e più…

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