Ultima modifica 4 Marzo 2020

Il gossip non mi interessa, ma, purtroppo, anche i telegiornali e i quotidiani più seri ne diffondono la notizia, così ho saputo del crack della coppia Bruni-Sarkozy.

Torno a ripetere, FATTI  LORO, e non ne parlerei più di tanto se non costituissero un esempio dei più deleteri.

Bruni-Sarkozy

L’ex première dame de France aveva sopportato a fatica, parole sue, la monogamia cui era costretta per la visibilità del suo ruolo.
Ruolo che per il resto la appagava pienamente.
Ma un matrimonio del genere, nato immediatamente dopo che la prima moglie di Sarkò lo aveva lasciato, e immediatamente dopo che quest’ultimo aveva cercato, disperatamente, il riavvicinamento, aveva una base?
Più o meno solida, ma una base?
NO, non c’è il minimo dubbio.

Lui appagava lei per il ruolo rivestito, lei appagava lui per la sua eterea bellezza, per la sua classe, ma null’altro.

Una volta ‘deposto’, Sarkò non può più assicurare nulla a Carlà così lei desidera ritornare alla sua vita di un tempo, ai suoi amori di un giorno o poco più. Alla sua vita da bohèmienne, alla sua musica, lui ha perso il suo interesse, ma. Hanno una figlia!!!

Vedete, qualche tempo fa, nello spolverare gli scaffali della mia biblioteca ho ritrovato un libro il cui contenuto non ricordavo. Non era un libro importante, anzi, era un ‘giallo’ qualunque di un autore quasi sconosciuto. L’ho riletto e, al fondo ho trovato 2 lettere al direttore che mi avevano fatto riflettere, ancor più ho riflettuto dopo aver sentito la notizia sopra riportata.

Si trattava di due esempi di schiavitù da matrimonio tra le più dure ed esemplari.

Una signora scriveva il terrore, per se e per il figlio, perché suo marito, condannato per quattro omicidi, accaduti in tempi diversi, avendo scontato la sua pena (34 anni), sarebbe uscito di lì a poco. Lei paventava il ripetersi delle violenze già subite in passato.
Il problema che si sarebbe verificato ancora di mancanza di denaro a causa delle abitudini del marito, nullafacente, che aveva usato il denaro guadagnato dalla moglie per bere, ubriacandosi all’estremo e giocando il poco che restava.

Adesso non si trattava solo di lei, ma della bambina.
Nessuno era in grado o voleva aiutarla, perché lui era suo marito, nel bene e nel male, e nulla, nulla poteva legalmente essere fatto. La legge non tutelava le mogli.

Il secondo caso era ancora più emblematico.

Con la connivenza dei genitori di lui, era stata portata avanti una commedia ignobile. L’uomo era omosessuale. Aveva cercato un paravento, una moglie ufficiale che gli servisse da scudo!

Aveva iniziato un corteggiamento serrato. Era un bell’uomo, ricco e colto, lei era figlia di un pescatore, una famiglia numerosa che stentava a sbarcare il lunario.
La ragazza era compiaciuta, allettata e finì per innamorarsi e, quando i genitori di lui, la accolsero come una figlia, pensò di trovarsi in paradiso.

Fu una cerimonia da favola. Ma non altrettanto favoloso il viaggio di nozze né i mesi che seguirono, perché fu subito chiaro che al marito lei non interessava. Come donna.
Fu chiaro che lui aveva già soddisfacenti rapporti con il suo segretario che lo seguiva ovunque, con la massima discrezione s’intende, tanto da non dare assolutamente adito a  pettegolezzo alcuno.

Gli amici e i conoscenti di lui, perché vivendo nella città lontana lei non vedeva altri, lo esaltavano per il suo attaccamento al lavoro, per il suo dinamismo, per la molteplicità dei suoi interessi, e del suo, comunque, dedicarsi a lei portandola sempre con se.
Lei si era rivolta ai genitori di lui che l’avevano sbeffeggiata, minacciandola di chissà quali rappresaglie verso di lei e la sua famiglia, se avesse accennato, anche velatamente, alla ‘condizione’ del marito.

Ne aveva parlato con più sacerdoti.
Alcuni l’avevano esortata a ‘portare la croce’ come Gesù, uno solo le aveva parlato di annullamento, della SACRA ROTA, ma le aveva altresì detto che occorreva molto tempo e molto denaro.

Aveva tentato di allontanarsi, ma l’avevano ripresa i carabinieri, come una criminale.
Era stata riaccompagnata dal marito, che in apparenza l’aveva riaccolta tra le lacrime, pregando di non lasciarlo più.

E lei, senza denaro, senza possibilità di lavorare, senza speranza invitava a sottoscrivere la richiesta di referendum per il divorzio civile che aveva suscitato grossi dibattiti.

Il referendum fu indetto e il divorzio approvato con una legge.

 Io ho votato si, e ne sono sempre convinta.

Ma. Vorrei che il divorzio fosse veramente l’estrema ratio.
Mi piacerebbe che non ci si separasse con leggerezza, che si ‘vivesse’ più seriamente, che non ci si giustificasse con la frase “ l’amore, si sa, finisce”. Vorrei che non si prendessero lucciole per lanterne, perché il matrimonio o la convivenza sono solo l’inizio di un cammino, nulla è dato per certo. Vivere insieme non è sempre semplice, perché ognuno è diverso dall’altro e non è facile smussare gli angoli. Amare le ‘cose’ dell’altro, farle proprie e non con rassegnazione, scendendo a compromessi, ma con entusiasmo e allegria.

E, soprattutto, vorrei che si pensasse meno egoisticamente a se stessi, ma al compagno-a e principalmente ai figli che, checchè ne dicano i genitori interessati, subiscono le ricadute e ne vivono più intensamente di tutti le difficoltà.

Sono una giovane ragazza dai capelli bianchi, un vulcano di curiosità con una voglia irrefrenabile di sorseggiare la vita, una fantasiosa e interessante signora piena di voglia di fare, dire, raccontare, condividere.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here