Non ne fate un martire

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Ultima modifica 20 Aprile 2015

Perché non lo è, non è uno stinco di santo, ma nemmeno, forse, il più perfido dei malfattori, almeno sino a prova contraria. Sto parlando di Berlusconi, si, dell’uomo che dal 1994, sua discesa in campo, è stato, nel bene e nel male, ai vertici della nostra politica.

Non ha sempre governato lui, come i suoi avversari politici tendono a dimenticare troppo spesso, ma si può, a ragione, affermare che ne ha dominato la scena.
Lui si è messo troppo in mostra, e. come spesso accade, la sua sbandierata ricchezza, le sue mille proprietà hanno suscitato invidie sempre maggiori e perplessità nelle sfere giuridico finanziarie che hanno voluto verificarne la legalità.

In maniere eccessiva, forse, financo ossessiva alla ricerca di…qualcosa di sbagliato che, come ben sanno tutti quelli che, da sempre, hanno subito ispezioni e verifiche delle finanza, quel qualcosa è facilissimo da trovare attesa la farraginosità e la moltitudine di leggi e leggine, di regolamenti applicativi ed esplicativi ( che molte volte tali non sono) che inondano la materia.

A questo si deve onestamente aggiungere il rancore che la sua popolarità e il seguito di fans che il personaggio in poco tempo ha raggiunto e che perdura nel tempo.

La sconfitta dell’ orgogliosa macchina da guerra, così ampia e, fino al giorno prima, incredibile, ha trasformato gli avversari in nemici, che da subito hanno cercato, con ogni mezzo, illecito che fosse, di minarne la credibilità dalle fondamenta, senza peraltro riuscire a smuovere o modificare i sentimenti dei suoi seguaci, come i milioni di voti raccolti nelle varie campagne dimostrano, lo hanno dato più volte per morto, ma lui, araba fenice, è sempre risorto dalle sue spoglie.

Non che lui non ci abbia messo nulla di suo, anzi, ha prestato spesso il fianco a critiche, denigrazioni e maldicenze che, se fossero state meno di parte o più mirate avrebbero, forse, ottenuto qualche effetto non solo tra le parti a lui avverse.

Nel mondo fino ad allora, almeno pubblicamente, ingessato della politica ha portato la sua guasconeria, la sua  giocosità e la sua reale insofferenza a restare tra le righe, comportamenti pubblici così disinibiti e vivaci non si erano mai visti tra i politici che si ritenevano di razza, a loro si confaceva la serietà anzi la seriosità, e così il nostro è stato ritenuto un corpo estraneo, uno sbruffone arricchito che pretendeva un posto tra gli eletti e così è diventato il nemico pubblico n°1, una persona con cui non intrecciare relazioni, venire a patti , con la quale non si può avere un sano confronto e tutti i suoi provvedimenti, le sue iniziative dovevano essere bollate come profondamente sbagliate e nefaste per l’Italia, senza neppure verificarne il contenuto.

E così è successo anche tra i magistrati, che si sono opposti con forza ad ogni tentativo di modifica delle norme sulla giustizia, senza ragionarci un po’ su, perché venivano da quella persona, e hanno moltiplicato le indagini, trovato argomenti più o meno validi, imbandito processi su processi dai quali, fino a poco tempo fa, era uscito indenne, ma ora sembra che i nodi vengano al pettine che p.m e giudici siano dalla  stessa parte, una prima condanna e, ora una requisitoria e una richiesta di condanna eclatante.

Non si conoscerà, se non presumibilmente il 24 giugno prossimo, la sentenza, ma la requisitoria è stata ferocissima.

Dalla stessa si evince chiaramente l’avversione del p.m. per l’imputato, la sua spiccata antipatia che sconfina nell’odio più esacerbato che mina, forse, il suo equilibrio, che, forse, le fa perdere lucidità, nell’ansia di affossare, una volta per tutte, l’uomo che, per lei, è un gradissimo colpevole, più volte graziato dalla stortura delle leggi più che dalla incapacità degli inquirenti di trovare prove sicure e decisive per ottenerne la condanna.

Nella sua feroce, durissima requisitoria ha protestato la certezza delle prove, ha dichiarato la mendacità dei testimoni, non ho sentito parole che si riferissimo alla poliziotta che sarebbe stata oggetto di concussione che la stessa ha decisamente negato, ma ha richiesto per questo reato, che il cavaliere avrebbe commesso, anni di carcere.

Se la requisitoria e la clamorosa richiesta di condanna ha infuocato ancora di più gli animi dei più facinorosi degli avversari e ha trovato tiepidi distinguo tra quelli più tranquilli, ha infiammato i seguaci che proclamano a gran voce la loro insofferenza ed la loro sempre più stretta vicinanza al loro capo.

Che, tra i più esagitati tra loro, è sempre più vittima della prepotenza prevaricatoria del terzo potere, che non risponde a nessuno, se non a se stesso, del proprio operato e sta scivolando sempre più ne trasformare Berlusconi da vittima a martire.

Per favore non fate che possano anche lontanamente avere una qualche ragione.

Nonna Lì

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